Giovedì 1 settembre 2016

Ci siamo ritrovati, un centinaio di persone, unitamente ai Vescovi Belluno-Feltre e di Trento ed una rappresentanza della diocesi di Bolzano-Bressanone e Como. Presenti anche rappresentanti della Chiesa Ortodossa d'Italia e di Malta.

Distribuito ai partecipanti un libretto con canti e letture che si sono susseguite nelle varie tappe.

Una giornata straordinaria per credenti e non, visto che il "Creato" è di tutti.

Partenza da località Costa d'Antola. Il Vescovo di Belluno-Feltre con don Paolino e sullo sfondo don Diego...
...una corriera partita da Belluno ha portato i partecipanti provenienti dalle diocesi di Trento-Bolzano-Bressanone-Como- e rappresentanti Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia e di Malta...

...la croce portata dai rappresentanti delle varie diocesi che si sono alternati nelle varie tappe del percorso. Il benvenuto da parte della Sindaca di S.Stefano Buzzo, dell'Assessore rappresentante il Comune di S.Pietro Ileana De Bernardin e dei vari rappresentanti della "Chiesa" e dell'organizzazione....

...borgo Costa d'Antola...
...verso il borgo "pra dal Bëlf"...
...la prima tappa: "La creazione uscita dalle mani di Dio" letta dal rappresentante della diocesi di Como...
...Val Carnia- isole degli alberi monumentali. Seconda tappa: "L'uomo non si accorda al progetto della creazione" letta dal rappresentante della diocesi di Bolzano.Bressanone...
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...borgo Costa Zucco. Terza tappa: "Richiesta di perdono" letta dai rappresentanti Sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia e di Malta...
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...Pra...?.. Quarta tappa: "La Parola del Vangelo, luce per la vita" letta dal Vescovo di Trento...
...prossimità di borgo Pra Marino. Quinta tappa: "Preghiera di intercessione" letta dal Vescovo di Belluno-Feltre...
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...alla chiesetta "Madonna delle Nevi"...
Nella chiesetta si legge il MESSAGGIO PER LA GIORNATA DEL CREATO 2016 - Inno al Creato nel Giubileo della Misericordia...
...interventi di: don Paolino vicario foraneo del Comelico e don Diego arcidiacono del Cadore...
...firma del "MESSAGGIO" da parte dei rappresentanti delle diocesi e della chiesa Ortodossa...
...a conclusione l'intervento del presidente onorario nazionale del CAI  De Martin.

 

MESSAGGIO PER LA GIORNATA DEL CREATO 2016

Inno al Creato nel Giubileo della misericordia

Le chiese di Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone, Como e Trento, qui riu­nite per la celebrazione della 11 esima Giornata nazionale per la custodia del Creato, nell'anno giubilare speciale dedicato alla Misericordia, invitano tutti i fedeli, ma in particolare chi ha responsabilità maggiori per le sorti di questo pianeta, a riflettere sui valori di questo patrimonio sempre più minacciato da eccessivo sfruttamento o da incuria e ad ascoltare il grido della terra che investe tutti i popoli e tutte le fedi: «Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c'è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto («Laudato si'», 2).

Anche le chiese cristiane consorelle, infatti, e in particolare le comunità or­todosse ed evangeliche qui rappresentate, si uniscono a noi per contem­plare la bellezza e pregare affinché venga custodita la nostra comune casa naturale e culturale» da ogni minaccia, affinché «non solo le generazioni attuali ma anche quelle future possano godere dei beni naturali, donati a noi dal Creatore» (Messaggio patriarca Bartolomeo 2016).

Siamo qui oggi in questo meraviglioso scenario della vai Visdende, che pe­netra con foreste e pianori prativi verso la catena centrale delle Alpi carni- che con le cime dolomitiche, patrimonio mondiale dell'umanità, che si sta­gliano di fronte. Luogo altamente simbolico in cui san Giovanni Paolo II, che frequentò questi luoghi, celebrò l'il luglio 1993 a Santo Stefano, parlando proprio della custodia del Creato. Già in precedenza un parroco del Come- lieo, don Mario Pasa, definì questa valle «Tempio di Dio, inno al Creatore». Qui possiamo davvero contemplare la bellezza e rendere lode per questo dono raccogliendo l'invito dei nostri Pastori.

La Misericordia del Signore riguarda tutti gli esseri viventi (Sir 18,12), gene­rati dall'amore di Dio, in tutta la loro straordinaria varietà, oggi a rischio a seguito di comportamenti e stili di vita che privilegiano il profitto immedia­to e privato a fronte della custodia dei beni comuni. Queste meraviglie del Creato sono trattate spesso come «i poveri più abbandonati e maltrattati». Dobbiamo, anzitutto, chiedere perdono, con un atteggiamento di since­ra conversione e umiltà. Custodire il creato non significa sfruttarlo fino a compromettere la vita dei più poveri e delle future generazioni. Lo stesso patriarca Bartolomeo ricorda che «Le radici della crisi ecologica sono spiri­tuali ed etiche, insite nel cuore di ogni uomo», e «il desiderio della continua crescita del benessere e il consumismo sfrenato conducono inevitabilmen­te all'utilizzo sproporzionato e all'esaurimento delle risorse naturali».

Potrebbe apparire paradossale richiamare, in questo scenario di elevato va­lore naturalistico e ambientale, nella suggestiva cornice di monti e foreste che ci circondano, i gravi fenomeni di inquinamento che interessano le no­stre città, i territori più urbanizzati e degradati, le periferie del mondo che soffre maggiormente la disparità dei beni a disposizione. Ma non dimenti­chiamo come le cosiddette «catastrofi naturali» abbiano già colpito questa terra con eventi spesso provocati dalla fame di denaro (tra tutti il 9 ottobre 1963, tragedia del Vajont, nonché ripetute frane e alluvioni). Un monito per non cullarsi nella erronea valutazione che il pianeta possa da solo rimargi­nare tutte le ferite.

Se l'eccessivo sfruttamento produce dissesti a vantaggio di pochi e a danno delle comunità, non va dimenticato che anche l'abbandono delle terre di montagna provoca danni non solo paesaggistici ed emotivi. Un invito alla consapevolezza dei meravigliosi equilibri che un'adeguata cura del territo­rio, generata dal rispetto e dalla sensibilità verso le prossime generazioni, ha garantito finora alle popolazioni residenti e anche a coloro che frequen­tano questi territori per un sano periodo di ricreazione, anche spirituale. La cura di prati e pascoli è diventata, per questo territorio, come per altre terre di montagna, una vera emergenza e priorità, da affrontare cercan­do di conciliare, senza compromessi al ribasso, i valori naturalistici, cioè il capitale, con le comprensibili esigenze di garantire a chi opera e lavora in montagna un dignitoso livello di vita, senza peraltro lasciarsi travolgere da iniziative di carattere speculativo e consumistico che hanno la propria origi­ne in interessi esterni: «abbiamo una «sorta di supersviluppo dissipatore e consumistico che contrasta in modo inaccettabile con perduranti situazioni di miseria disumanizzante» («Laudato si'», 109) mentre non si mettono a punto con sufficiente celerità istituzioni economiche e programmi sociali che permettano ai più poveri di accedere in modo regolare alle risorse di base. Lo sviluppo, per essere davvero sostenibile, deve tener conto del fu­turo e partire dalla custodia dei valori e dei beni comuni.

Nel messaggio del patriarca Bartolomeo si legge ancora «L'odierno rapi­do progresso tecnologico e le possibilità e le facilitazioni, che esso offre all'uomo contemporaneo, non deve depistarci a non considerare seria­mente, prima di ciascuna impresa tecnologica, gli aggravi che essa provoca nell'ambiente naturale e nella società e di seguito anche le conseguenze sfavorevoli connesse, che possono essere, -e si stanno rivelando tali- assai pericolose e catastrofiche per il creato e la vita degli esseri viventi sulla terra.

Ciascuno di noi, qualsiasi comunità, le istituzioni che hanno maggiori re­sponsabilità, in particolare nelle decisioni che riguardano il governo del territorio, non può pensare che i cambiamenti climatici o gli eventi estremi siano ineluttabili, ma si deve impegnare, con un personale stile di vita, a ridurre gli sprechi, ad assumere comportamenti consoni e rispettosi, anche a evitare nuove infrastrutturazioni ove non necessarie al bene comune. In tale contesto, l'educazione e la formazione meritano impegno e costanza di iniziativa.

Necessita un investimento culturale che ci aiuti a comprendere meglio le leggi che governano la natura, la fitta rete di relazioni, che sono circolari e complesse, mai lineari. Ci servirebbe per superare quella «cultura dello scarto» sulla quale insiste spesso papa Francesco. Lo scenario che oggi qui contempliamo è un ideale «laboratorio» per affrontare questi temi, che non vanno relegati all'attenzione di pochi «esperti», ma che devono diventare linfa vitale e quotidiana per assicurare quei cambiamenti nei modelli di vita che tanto sono auspicati nell'enciclica «Laudato si'» e che devono incidere sulle scelte economiche e non restare meri auspici sulla carta.

Tornando alla Misericordia, dovremmo sentirci accomunati a quella «bel­la d'erbe famiglia e di animali», come ricordata dal Foscolo, in una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto sacro, amorevole e umile: «Questo induce alla convinzione che, essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell'universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge a un rispetto sacro, amorevole e umile» (Laudato si',89). Siamo troppo abituati a valutare gli altri esseri viventi come a nostro esclusivo servizio. Della maggioranza di essi non ne comprendiamo l'utilità, mentre essi hanno comunque un loro «valore intrinseco» (n.140). Delle circa 300mila specie di piante superiori presenti nel pianeta che a solo di una piccola parte conosciamo le proprietà e i principi attivi, spesso fondamentali e non solo per le proprietà terapeutiche.

Nel suo messaggio, Bartolomeo ricorda che «Ambiente e cultura sono uniti e di uguale valore e interscambiabili. Il mondo che abbraccia l'umanità è stato creato da una sola parola imperativa: «E sia» (cfr. Gen.1,3,6,14). La cultura è stata creata dall'uomo munito di una mente razionale, cosicché anche il rispetto verso di essa è ovvio e doveroso, in quanto naturalmente l'uomo è ed è onorato come il coronamento della creazione divina».

Conoscere il mondo della natura che ci circonda è solo il primo passo per avviare la necessaria «conversione ecologica», da tradurre in buone pratiche quotidiane che includono anche le relazioni con il prossimo e l'armonia con altri organismi viventi. Di qualsiasi razza e religione, dovremmo impegnarci per una cura responsabile della nostra «casa comune», consapevoli che i processi globali in atto, non sono una sorpresa o una scoperta nuova, ma rientrano nell'ordine naturale della vita su questa terra. Di qui il nostro dialogo, sempre più necessario e aperto, verso tutte le persone di qualsiasi etnia e fede religiosa, non credenti inclusi, per una «custodia efficace di sorella terra».

I Vescovi (o delegati) delle diocesi di Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone, Como e Trento

Il Vicario generale della sacra arcidiocesi ortodossa d'Italia e di Malta