don Angelo ARNOLDO
(.....dalla pubblicazione a cura della Regola di Costalissoio in occasione del 50° anniversario dalla scomparsa)
(didascalie Guido Buzzo)

                

don Angelo Arnoldo

nato a Goima di Zoldo - BL

morto a Belluno nel 1948

sepolto nel cimitero di Costalissoio

L'aquila è l'animale che ha la visione superiore, capace di conciliare le più disparate tendenze.
L'aquila è la più pura forza spirituale.
Don Angelo: come un'aquila.


E l'aquila è a Costalissoio e da li vigila sulle tombe dei suoi Caduti. Ne ha raccolti 831 italiani, 109 austriaci, 1 boemo e un ascaro, complessivamente 942.

Il profilo umano: - bonaria gaiezza - mansueta e sorridente pratica del suo ministero, nell'amore sempre professato per le creature e per le cose - semplicità di stile francescano - dovunque è passato, ha lasciato dietro di se un incancellabile ricordo di bontà.

( a lato la lapide posta sul monumento ai Caduti di Costalissoio)

in occasione del 50° anniversario dalla scomparsa hanno scritto di Lui:


Guido Buzzo: ALCUNI CENNI BIOGRAFICI: nacque a Goima di Zoldo. Passò l'infanzia a Venezia, essendosi trasferito nella città lagunare con la famiglia. Venne ordinato Sacerdote a Belluno. Fu cooperatore a Limana, mansionario a Costalissoio, con servizio anche a Costalta. Cappellano Militare volontario durante la guerra 1915-18. Nella sua veste visitò i soldati in trincea, li assistette nelle baracche sulle rocce, o sotto una tenda, o sotto una pianta, o in qualche fienile, o nelle casere, o nelle scuole dove venivano trasportati i feriti e i moribondi. Nel dopoguerra raccolse migliaia di salme di Caduti sulle aspre coste dei Longerin, del Cavallino, del Quaternà, dell'Aiarnola, del Chivion, del Sesis e del Peralba, e, a sua cura, vennero sistemate nel Cimitero Militare di S.Stefano da lui ideato, sollecitato e diretto. Creò l'Opera Nazionale della raccolta delle salme e della sistemazione nei Cimiteri di Guerra, poi fatta propria dal governo. Fu a Milano nell'anno dell'invasione mentre infuriava l'epidemia della "spagnola" ed era divenuto per la Città il padre Felice di manzoniana memoria. Con il Sindaco di Milano, Greppi, promosse un comitato di Signore Dame della "spagnola" per l'assistenza degli ammalati e la raccolta dei mezzi necessari. All'indomani della liberazione, don Angelo ritornò a Costalissoio. Fu poi coaditore e cappellano dell'ospedale di Belluno, cursore e archivista in Curia. Morì nel 1948 e volle essere sepolto a Costalissoio. Nel cimitero Militare è ricordato con una targa bronzea. E' VIVO IL RICORDO: I vecchi Alpini interpellati oggi su don Angelo Arnoldo, hanno tutti risposto esprimendo ammirazione, sorridendo con il rispondere con immediatezza, ricordando particolari ancora vivi in loro, convergendo tutti in questo profilo molto umano. Don Angelo era il punto di riferimento dei Comeliani a Belluno, con recapito al Bar "Cadore" della signora Maria. Per qualsiasi bisogno, pratiche varie, interessamenti, don Angelo era sempre vivo e presente in determinate ore al Bar "Cadore". Offriva da bere a tutti i suoi "alpinazzi". Se rimaneva senza soldi, faceva ugualmente il gesto di offrire e poi diceva ai ragazzi: "pagate voi". In segno di saluto baciava tutti i suoi "alpinazzi" o "biondazzi" del Comelico. Fumava sigari e quando si presentava nelle caserme, al 7°, all'Artiglieria, era molto onorato e interveniva in favore dei suoi Alpini per risolvere i problemi di varia natura. Rientrato in Comelico diresse il recupero delle salme  dei Caduti e personalmente raggiungeva le zone del teatro di guerra, sempre con lo zaino in spalla, raccogliendo i resti dei Caduti, sparsi sui terreni e tra le rocce, che trovava lungo il suo cammino. Era sempre in movimento e passava nei vari paesi del Comelico senza problemi per il pranzo, perché era invitato dappertutto, onorati di averlo ospite. In casa sua a Costalissoio aveva sempre la dispensa vuota e quando riceveva le primizie, che a quei tempi venivano riservate ai sacerdoti: patate, formaggio, burro ecc.... queste entravano per la porta ed uscivano per la finestra, cioè venivano offerte ai bisognosi. 
La Regola di Costalissoio: ...oggi, l'intera comunità ancora lo ricorda e conserva di Lui un rispettoso ricordo, per ciò che Egli, con esemplare e zelante impegno fece come Sacerdote, come Cappellano Militare Volontario del 7° Reggimento Alpini, per aver dato degna sepoltura alle molte salme dei Caduti in guerra sul fronte del Comelico operando senza distinzione di nazionalità, per quanto egli si prodigò  per la realizzazione del Cimitero Monumentale di S.Stefano e per tante altre opere umanitarie umilmente prodigate durante il Suo intenso operato......
La comunità Montana Comelico-Sappada:  ....figura benemerita ricordata ancora oggi per la meritoria e pietosa opera svolta durante e dopo la prima guerra mondiale. Sugli aspri versanti montani del Longerin, del Cavallino, del Quaternà, del Peralba, raccolse centinaia di salme di caduti....che a sua cura vennero sepolti nel cimitero militare di S.Stefano....
Comune di S.Steano di Cadore: .....emblematica rimane la realizzazione del Cimitero Militare Monumentale "s.Ten. Adriano Lobetti Bodoni" di S.Stefano di Cadore, fortemente voluto da don Angelo. Così venne descritta la sua opera di raccolta dei resti dei caduti della I guerra mondiale in Comelico: "Lui che, dopo averli ritrovati e riesumati, componeva i resti gloriosi, li baciava come reliquie di Martiri e ne curava il trasporto in terra benedetta con tutti gli onori dovuti".
Il Vescovo di Belluno-Feltre: Il passare degli anni può offuscare i ricordi, renderli meno nitidi, ma non può far diminuire la gratitudine; anzi con il passare del tempo, man mano che si scopre la grandezza e l'importanza che alcuni avvenimenti hanno avuto per la nostra vita, la gratitudine diventa maggiore. ... dire "Grazie" ad un Sacerdote che durante la prima guerra mondiale, ha messo la sua vita a disposizione  dei fratelli per aiutarli... .   ... un grazie, allora, dovuto a don Angelo per quanto ha fatto come Sacerdote nella Chiesa di Dio nonostante i limiti e le difficoltà personali incontrate.
Associazione Naz. Alpini-il Presidente: ... Il ricordare le attività di fede che don Arnoldo svolse per gli Alpini nello svolgimento del Suo ministero, appare, in qualche modo, limitativo e quasi una indebita intromissione in un coacervo di attività dello spirito che hanno trovato spazio ed applicazione in tutti i campi ove la carità cristiana si possa assimilare alla solidarietà che anche ora gli Alpini esprimono. ....
Croce nera Oberösterreich-Linz: Don Angelo Arnoldo si è sempre impegnato a risolvere i problemi dei Cimiteri di guerra. Ha cercato in particolare di ottenere una dignitosa sepoltura per le spoglie mortali dei Caduti della prima guerra mondiale. Il suo impegno umanitario esemplare rimarrà sempre nel nostro ricordo.

Così scrisse don Angelo in un documento del novembre 1945 quando risiedeva a Belluno: " Nominato, con Bolla Vescovile, Mansionario della Frazione-Regola di Costalissoio, vi feci ingresso nell'ottobre 1902, ed ebbi dalla buona popolazione di questo alpestre paese, ottima accoglienza. Come sacerdote ho fatto del mio meglio per adempiere alla missione spirituale in degno modo".

  

 

Cenni biografici di don Angelo Arnoldo copiati da una pubblicazione del 1949

MAGNIFICO COMUNE DI SANTO STEFANO DI CADORE

COMITATO   ONORANZE  ALLA   MEMORIA   DI
                  
DON     ANGELO    C AV.    A R N O L. D O

CAPPELLANO   MILITARE   DEL 7°  REGGIMENTO ALPINI

promosse  dalle Associazioni   Nazionali   Famiglie  Caduti,   Mutilati  ed  Invalidi,

Combattenti,    Reduci   ed   Alpini   in   Congedo,

sotto  gli  auspici  del  Comune  e delle  Regole.

CENNI   BIOGRAFICI

del    Reverendo

Don ANGELO Cav. ARNOLDO

SACERDOTE  DI   DIO  E  DELLA  PATRIA

editi per l'inaugurazione del  Monumento alla Sua memoria nel Cimitero Militare di Santo Stefano di Cadore.

6   NOVEMBRE   1949

EDIZIONI     'PANFILO    CASTALDI»     -     FELTRE

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Il Cimitero militare di S. Stefano... ...al centro, la lapide che ricorda don Angelo Arnoldo.

 

CENNI   BIOGRAFICI

del Reverendo

Don Angelo Cav. Arnoldo

SACERDOTE   DI   DIO   E   DELLA   PATRIA

editi per l'inaugurazione del Monumento alla Sua memoria nel Cimitero Militare di Santo Stefano di Cadore.

6   NOVEMBRE  1949


Questa monografia non ha la pretesa di presentare il Cav. Don Angelo Arnoldo a chi non l'ha conosciuto; vuole sempli­cemente farlo rivivere, per un attimo almeno, nella mente e nel cuore di chi, per averlo avvicinato in vita in qualsiasi modo, è rimasto indubbiamente illuminato e riscaldato dalla fiamma che ardeva in lui, la fiamma della bontà. Sorvolando sul lato faceto della sua vita che 1’aveva reso una figura popolarissima in ogni ceto di persone e gli aveva aperto la via per l'apostolato sacerdotale in ogni cuore, lo seguiremo con la scheletrica obiettività del cro­nista nelle varie tappe della sua semplicissima carriera.

GIOVINEZZA

Nacque a Goima, frazione del Comune di Zoldo Alto, il 6 dicembre 1872. Ancor fanciullo si trasferì con la famiglia a Venezia, ove passò quegli anni sereni e frequentò le Scuole ele­mentari inferiori e superiori. Di buona indole e incline verso la Chiesa, fu caro ai Sacerdoti della sua Parrocchia - S. Giovanni in Bragora - e da essi fu curato spiritualmente e indirizzato verso il Sacerdozio. Infatti, manifestatasi, pur in ritardo, ma in modo chiaro ed evidente la sua vocazione ecclesiastica, espletate le pra­tiche richieste presso il Vescovo di Belluno,  Mons.  Bolognesi,  a diciannove anni entrò nel Seminario Vescovile di Feltre, il 3 no­vembre 1891. Ivi percorse regolarmente il ginnasio - liceo, stimato dai condiscepoli e benvoluto dai Superiori, particolarmente dal Rettore Can. Mons. Giovanni De Biasi, valente latinista, per il suo carattere amabile, la sua indole dolce e la sua passione pel decoro del culto, delle Chiese e degli altari.

In precedenza alle solennità cittadine, era lui, il chierico Arnoldo, che dirigeva con gusto da artista gli ornati del tempio e disponeva ogni cosa per le funzioni anche le più complicate. « Sior  Anzolo »   non  poteva  mancare.

Nel luglio 1898 ottenne la licenza liceale e nel successivo novembre, da Feltre passò a Belluno nel Seminario Gregoriano per gli studi teologici che percorse, se non brillantemente, certo in modo più che mediocre, grazie sopratutto alla buona volontà che sempre lo sorresse in tutte le sue cose. A Belluno fu caro al nuovo Vescovo, il veneziano Mons. Francesco Cherubin, successore del defunto Bolognesi, il quale fece il suo ingresso in città a S. Martino nel 1900.

SACERDOTE

Compiuti i quattro corsi teologici, fu ordinato Sacerdote il 20 gennaio 1901 nella Chiesa di S. Pietro. Fece la sua prima tappa nel campo della vita pastorale a Limana presso Belluno in qualità di cooperatore al tempo in cui venivano innalzati quella magnifica Chiesa e quel più modesto campanile che egli era solito considerare un po' opera sua. Vi rimase però solo un anno, poiché il 20 ottobre 1902 venne trasferito come Mansionario a Costalissoio di Comelico, da alcuni anni senza prete, e vi fu accolto con grandi manifestazioni di compiacenza. A motivo della scarsità di clero, nel        1906 la Curia Vescovile lo destinava provvisoriamente a Tignès, in aiuto al vecchio e infermo Arciprete Toffoli di Pieve d'Alpago e dopo pochi mesi ritornava nuovamente alla Mansioneria di Costalissoio, ormai «sua »  definitivamente.

Vi rimase per anni trentuno, sempre benvoluto dalla popo­lazione; si prodigò in tutti i modi per il bene dei fedeli affidati alle sue cure pastorali; si distinse per la cura affettuosa ai malati e per il suo zelo verso la Chiesa che egli volle sempre più bella, decorosa e riccamente provvista. Le celebrazioni delle feste patronali assurgevano ad uno splendore mai visto per partecipazione di clero, per grandiosità di liturgia, per addobbi alla Chiesa che in quelle circostanze acquistava un primato di bellezza fra tutte quelle del Comelico. E non mancava"" un lieto simposio, all'occorrenza pre­parato proprio da lui, il quale sapeva, nell'agape fraterna, rinsaldare e far rinsaldare i vincoli della carità, nella più schietta e sana allegria. Non trascurava i suoi doveri verso la Chiesa Matrice, dove era valido aiuto al Pievano e non si rifiutava di accorrere quando era invitato dai confratelli delle altre Parrocchie per qualunque bisogna.

LA   GUERRA   EUROPEA

Scoppiata la guerra 1915-18 fra la Germania e la Francia, guerra che poi nel maggio 1915 travolse anche la nostra patria, Don Angelo sentì ribollirsi il caldo entusiasmo patriottico che lo elettrizzò tutto e non gli lasciò più riposo. Domeniche e feste era sempre a Costalissoio, ma negli altri giorni era, soldato coi soldati, al fronte del Comelico. Incomincia ora la sua peculiare missione cui era destinato dalla Provvidenza divina; e l'inconfondibile fisionomia del Sacerdote di Dio e della Patria andrà fissandosi ogni giorno più sul suo volto, mentre in cuore gli arderà, senza spegnersi, come un sacro fuoco, l'ideale dell'immolazione per i propri fratelli commilitoni combattenti e caduti, vivi e defunti. Bene accetto alle autorità militari, si ebbe carta bianca per l'apostolato tra i soldati, ossia piena licenza di portarsi anche in prima linea, come animatore dei combattenti e per celebrarvi la S. Messa, amministrarvi i Sa­cramenti, supplendo i Cappellani militari, scarsi di numero e perciò insufficienti ai bisogni della truppa. « Pre' Angelo » era popola­rissimo fra le truppe combattenti e nelle retrovie. Tutti lo ricono­scevano a distanza, tutti lo salutavano con spontaneo impulso come caro amico e commilitone. Fu il vero « volontario», nel senso che esplicò la sua alta, importantissima missione, difficile ed irta di fatiche e di sacrifici, senza essere mai neanche regolarmente arruo­lato e minimamente stipendiato. Portato dal mulo bene educato ed affezionato datogli dal Comando di zona, correva sempre da un settore all'altro, faceva le salite più ardue e le strade più impervie, giungendo sempre come un dono gradito; e gli ufficiali e i soldati gli facevano festa, disputandosi il piacere di averlo al più spesso.

CA P O RETT O

Il penoso ed immeritato episodio di Caporetto dell' ot­tobre 1917 offese sensibilmente l'italianità di Pre' Angelo ed aprì una nuova strada alla sua carità di patria e dei fratelli tribolati. Sgombrato d'imperio il Comelico della sua popolazione, egli seguì le truppe in ritirata al di là del Piave. Dopo difficili e lunghe peripezie giunse a Milano, dove fu l'Angelo consolatore dei pro­fughi  di Costalissoio  e del Comelico.  Dalla  Curia Arcivescovile ebbe incarichi di fiducia e pellegrinò per molte parrocchie della periferia milanese per officiare nelle chiese come confessore e missionario.

Se qualche retribuzione gli veniva, parte del ricavato gli serviva a sbarcare magramente il lunario; tutto il resto, cioè la maggior parte, impiegava in soccorsi ai profughi ed ai soldati comelicesi, privi, a causa dell'invasione, di aiuti e di relazioni familiari. Descrivere per minuto la sua vita in quell'anno di permanenza a Milano, sarebbe cantare l'epopea della sua carità. Tale il cuore sempre generoso di Pre' Angelo !

DOPO   LA   LIBERAZIONE

Sorrise all'Italia la clamorosa e storica vittoria del 4 no­vembre 1918 e la successiva liberazione delle terre invase dal ne­mico; senza perditempi si adoperò in tutti i modi per ritornare immediatamente a Costalissoio. E ci riuscì. Coll' ascendente che godeva, ottenne facilmente un lasciapassare ed arrivò in Comelico fra i primi.

D'allora in poi, come il buon Tobia della Bibbia che arri­schiava salute e vita per dare condegna sepoltura alle vittime della prepotenza babilonica, Don Angelo si addossò la nuova missione, cristianamente pietosa, della ricerca delle salme dei valorosi caduti al fronte del Comelico, per ricomporle piamente e decorosamente nel Cimitero militare di S. Stefano, sorto inizialmente e principal­mente per merito suo. Fu quello un compito oltremodo delicato ed anche pericoloso: era lui che, dopo averli ritrovati e riesumati, componeva i resti gloriosi, li baciava come reliquie di Martiri e ne curava il trasporto in terra benedetta con tutti gli onori dovuti ed i possibili suffragi. Il Cimitero militare monumentale Adriano Lobetti-Bodoni era il suo dolcissimo vanto e il suo nobilissimo regno. Troppo giusto dunque che si fosse riservato per sé l'onorato privi­legio di celebrarvi ogni anno l'anniversaria funzione commemorativa del 4 Novembre, per la quale ci teneva a intervenire rivestito della sua brava divisa di Cappellano Militare onorario, con insegne del suo grado e decorazioni. Il Governo infatti, sia pure in ritardo, riconobbe finalmente e premiò 1' ardore patriottico e pietoso di Pre' Angelo, fregiandone il petto con la Croce di Cavaliere della Corona d' Italia.

DOLOROSO MA BENEFICO TRASFERIMENTO

Nel 1920, rimasta vacante la Parrocchia di Danta, per disposizione della Curia Vescovile di Belluno, accettò l'incarico di Delegato Vescovile e Io esercitò lodevolmente per sei mesi fino alla nomina del Parroco nuovo. Ritornò alle fatiche dell' usato ministero, fino al 1933, anno in cui i Superiori, vedendolo tanto stanco, patito, trascurato, solo in casa, lo invitarono a S. Vittore di Feltre per un periodo di riposo. Anche allora, come sempre, dolorosamente obbedì e lasciò la patria del suo cuore mettendosi, sebbene in età avanzata, ancora una volta a disposizione del suo Vescovo che venerava. E il Vescovo Cattarossi lo destinò Coope­ratore a Sedico, presso l'Arciprete Mons. Luigi Fiori, da lui trattato con cuore fraterno. Nel 1935 venne nominato Mansionario e Be­neficiato Berlendiano nella Cattedrale di Belluno e Ufficiale di Curia. E quando i Superiori avevano urgente necessità di mandare qua e là un Sacerdote in aiuto a Parroci ammalati o in Parrocchie vacanti,  il  cavallo  di  battaglia  era  sempre  lui,   Pre'  Angelo,  il Cavaliere. Quando, più tardi mancò ai vivi, il Cancelliere Monsi­gnor G. Pollazzon ebbe a dire: « Anche dal punto di vista delle supplenze, ci siamo accorti purtroppo della dolorosa lacuna lascia­taci dal nostro indimenticabile D.  Angelo Arnoldo ».

VITA   BELLUNESE

La cittadinanza bellunese prese ben presto a conoscere e stimare quel Sacerdote che aveva da poco fatto la sua comparsa in città. Lo vedeva ogni giorno frequentare con caldo impegno l'Ospedale Civile, il Sanatorio di S. Gervasio, la Casa di riposo, qua e là sempre beneviso dai degenti e dai ricoverati, ai quali non dimenticava di portare perfino le caramelle - finezza della sua bontà - anche a costo di qualche sacrificio, come fece sempre, anche durante le strettezze dell'ultima guerra. E come sapeva avvicinare tutti anche i più restii ! Anche gli ostinati finivano col darsi vinti alle premure di Pre' Angelo e si disponevano a ricevere piamente i conforti religiosi, meritandosi così una morte cristiana. Né a Bel­luno, né altrove Don Angelo ebbe nemici. Sapeva penetrare anche negli ambienti avversari o addirittura ostili e fraternizzare con tutti a scopo di bene. A chi lo criticava, sapeva rispondere: « Leggete il Vangelo ! Cristo ha detto: Non hanno bisogno del medico i sani, ma gli ammalati per risanarsi ». È notorio che quanti discendevano a Belluno dai nostri paesi per pratiche diverse, cercavano sempre 1’ autorevole appoggio di lui. E Pre' Angelo riusciva sempre a sbrogliare le più intricate matasse, anche là dove altri, di più alta quota di lui avevano fatto cilecca.

O nel suo ufficio di Curia, o anche presso il Caffè Cadore, lo trovavi ogni giorno attorniato da comitive di soldati o di civili, bisognosi dei suoi consigli pratici e del suo intervento per farsi largo nei pubblici uffici. E se ne ripartivano contenti e soddisfatti, sempre memori dì quel grande cuore che pulsava sotto il più umile dei vestiti.

SPESSO   IN   COMELICO

Da Belluno ritornava sovente in Comelico. Non sapeva dimenticare la patria di adozione ! Ci veniva a rivedere la sua gente di Costalissoio, a salutare amici e conoscenti sparsi per tutti i paesi, ad aiutare i confratelli nelle opere di ministero. Come nell'Agordino la canonica di Taibon, ov'era Parroco Don Giu­seppe De Cassan, attualmente Pievano di Candide, così quella di S. Nicolò Comelico era la sua dimora prediletta sempre aperta ed accogliente nelle sue brevi ferie ed anche quando capitava improv­visamente e a tarda ora. Con quel Curato, D. Valentino De Martin, già suo compagno di Seminario e sempre suo amico intimo e con­fidenziale, passava serate allegrone che lo facevano ringiovanire. * Nel 1941 volle celebrare il 40 di Sacerdozio proprio quassù a Costalissoio e la celebrazione venne organizzata dall'allora Pievano di S. Stefano, Mons. Germano Candeago e solennizzata da tutta la popolazione che conservò sempre un grato ricordo di quella indimenticabile festa.

SCOMPARE   PER   SEMPRE

Qualche anno più tardi un disturbo pericoloso e molesto lo attanagliò alla gola e andò sempre aggravandosi. Non valsero i rimedi più energici e le cure più delicate. Per interessamento della Curia Vescovile venne ricoverato all' Ospedale di Belluno, dove rimase parecchi mesi, confortato da visite quotidiane di amici e beneficati. Purtroppo ogni speranza di salvarlo e di prolungargli la vita era perduta. Egli stesso lo comprendeva e sacerdotalmente si disponeva, rassegnato, alla sua ultima dipartita. Degno di me­moria il suo ultimo discorso, come un testamento spirituale, dettato a Costalissoio nella sua ultima venuta, il 15 gennaio 1948. Ripe­tutamente benedetto dal Vescovo Mons. Bortignon spirò nel Signore la notte del 26 giugno 1 948.

Dopo le esequie celebrate in Duomo, la sua cara salma, per cura dell' Amministrazione Frazionale di Costalissoio, venne trasportata in quel Cimitero, nella tomba che egli stesso si era preparata e predisposta come ultima dimora. Il suo funerale, alla sera del 29 giugno, riuscì una manifestazione plebiscitaria e gran­diosa di rimpianto e di affettuoso cordoglio. Impossibile dire il nome delle Autorità e delle personalità della nostra Regione e Pro­vincia intervenute alla mesta cerimonia, nonostante le condizioni atmosferiche avverse; impossibile dire il numero degli intervenuti da tutti i paesi del Comelico del Cadore ! Dopo le esequie nella Chiesa della SS. Trinità tesse l'elogio funebre il Rev./mo Pievano D. Nicolò Bortolot ed in Cimitero rivolse l'ultimo commosso saluto alla Salma venerata il rappresentante dell'Associazione Provinciale Combattenti di Belluno e Delegato della zona del Cadore, Cav. OdiIone Barnabò di Domegge. Quel solingo e montano paese, tutto addobbato a lutto seguì la lacrimata bara attraverso le sue vie fino al luogo del comune riposo, come si usa per la morte di un padre affettuoso. Non aveva mai visto, né forse vedrà più qualche cosa di simile tra le sue case; mai più un funerale-trionfo come quello che tutto il Comelico, riconoscente, tributò a Pre' Angelo, il Ca­valiere Sacerdote di Dio e della Patria. Oggi in ispirito ritorna tra i suoi morti nel Cimitero militare monumentale di S. Stefano di Cadore per essere sempre con loro e per far giungere dall'oltretomba a noi superstiti, a noi vivi, a noi eredi dei suoi alti sentimenti di italianità e di fede, custodi delle sue spoglie mortali, la sua autorevole voce che 1' eco del tempo renderà sempre più solenne e sonora.

Comelico, Novembre  1949.

(d.  V.)


ELENCO   DEI   REPARTI   MILITARI

cui appartennero i Caduti da Lui raccolti e composti nel Cimitero di S. Stefano fondato nel 1923 dalla Famiglia del Caduto Sotto­tenente Adriano Lobetti - Bodoni di Torino, nel quale riposano le Salme di circa mille eroi che hanno immolato la vita per la patria durante la grande guerra  1915 - 1918:

MILLE  SALME di militari appartenenti ai seguenti Reggimenti :

3° e 7° Alpini,

91 e 92 Fanteria,  69 e 70 Fanteria,

23 e 24  Fanteria,  53 e 54 Fanteria, 55 e 56 Fanteria,

8° Bersaglieri,

160 Battaglione Guardie di Finanza,

8° e 20° Artiglieria da Campagna,

Genio Telegrafisti ecc.,

oltre a numerose salme dell'Esercito Austro - Ungarico.

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I funerali di don Angelo

Anno 2015 - centenerario della Grande Guerra

...storia  e ricordo tratto dai giornali

Tratto da "L'Amico del Popolo"

del 10 settembre 2015 n.35

Tratto da "L'Amico del Popolo"

del 10 settembre 2015 n.35

 

     Tratto da "L'Amico del Popolo"

del 10 settembre 2015 n.35

 

Tratto da "la Conquista"

Bollettino Parrocchiale di Santo Stefano di Cadore

N.3/AUTUNNO 2015

a cura di don Paolino Rossini

Luglio-Agosto 2017

don Angelo benedice i resti di caduti della Grande Guerra che affiorano sui monti di Comelico Superiore.

 

 

L' immagine è copiata da quella esposta nella sezione Grande Guerra del museo "La Stua" di Casamazzagno.

Tratto da un articolo pubblicato su "L'Amico del Popolo" di Agosto 2017 a firma Giovanni De Donà

Don Angelo Arnoldo era nato a Goima, Zoldo Alto, il 6 dicembre 1872 ed aveva trascorso la sua infanzia a Venezia lavorando come mozzo su di una nave. Al compimento dei 19 anni, entrò nel Seminario Vescovile di Feltre ed ottenuta la licenza liceale nel 1898 passò al Seminario Gregoriano di Belluno dove il 20 gennaio 1901 fu ordinato sacerdote dal Vescovo Francesco Cherubin. Dopo essere stato per un anno cooperatore a Limana, passò mansionario a Tignes d'Alpago e, infine, a Costalissoio, in Comelico dove rimase per 31 anni.

Nel 1915, quando scoppiò la Grande Guerra, aveva 43 anni. Il tranquillo Comelico fu improvvisamente invaso da migliaia di soldati, e a don Angelo non parve vero di poter percorrere il territorio come pastore di tutti, per familiarizzare con ufficiali e truppa. Egli divise sempre coi soldati la dura vita del fronte, scendendo a Costalissoio solo le domeniche e le altre festività. Bene accetto alle autorità militari, ebbe carta bianca per l'apostolato tra i combattenti, con licenza di recarsi in prima linea per celebrare la Santa Messa, per amministrare Sacramenti, per sollevare lo spirito dei soldati, per svolgere insomma tutte le funzioni di Cappellano Militare. Egli divenne pqpolarissimo tra le truppe, autentica e bella figura di "volontario" in una missione irta di fatiche e sacrifici.

Ma tutto questo impegno a favore dei militari attirò alcune critiche che inevitabilmente arrivarono all'orecchio del Vescovo Giosuè Cattarossi. Le informazioni giunte in Curia a Belluno, a un anno esatto dallo scoppio della guerra, affermavano che don Angelo durante tutte le domeniche dell'inverno 1915 e della primavera 1916, aveva celebrato la messa di buon mattino a Costalissoio per poi portarsi "in trincea a dire la seconda", facendosi sostituire dal Cappellano Militare dell'ospedaletto di Gera per la Messa festiva. Inoltre dimostrava "moltissima familiarità con gli ufficiali", passando con loro "intere giornate", trascurando così il proprio gregge, "per prestare l'opera ad altri". Ad aggravare il tutto, fu riferito, amava frequentare le osterie, pagando da bere a tutti, sia di giorno che di notte partecipando anche alla festa da ballo nel corso della sagra di Costalissoio,

In sua difesa intervenne subito don Giovanni Battista Da Rin Pagnetto di Laggio, cooperatore a S. Pietro e Costalta, che in una lettera del 12 luglio 1916 a Mons. Rizzardini, scriveva: "...è bene notare anche, per i soldati ora stazionati in tutto il Comelico, l'opera di don Angelo riesce ora sommamente utile, anzi necessaria".

La reazione della Curia non si fece attendere, e il 18 maggio 1916 Mons. Gaetano Masi, Provicario Generale, scrisse a don Angelo: "Rev. do Signore, con molto dispiacere S.E. avrebbe udito ch'Ella non sempre celebra la Messa festiva nella sua Chiesa, ma spesso qui e colà fra soldati, dei quali non Le è stata commessa la cura - che inoltre Ella non mostrerebbe nel suo contegno quel riserbo e quella serietà che tutti, anche avversari, giustamente esigono da un sacerdote.

S.E. quindi, a cui nome io Le scrivo, sente il dovere di richiamarlo all'osservanza degli impegni che la legano alla sua Mansioneria e nel tempo stesso di ricordarle che il buon prete è tenuto alla ritiratezza e a dare esempio di edificazione. Confidenzialmente poi l'avverto ch'Ella è anche accusato di frequenza delle osterie e di abuso della bevanda, e che, ove a qualche amichevole e paterno richiamo non rispondesse una pronta sistemazione di vita, S.E. si vedrebbe, con suo dolore costretto ad altri passi...".

Probabilmente il richiamo non fu preso sul serio, così, due settimane dopo Mons. Masi scriveva in modo secco e deciso: "Rev.do Signore, alla lettera del 18 maggio p.p. non avendo Ella dato nessuna risposta, S.E. m'incarica di esprimerle il suo dispiacere per il silenzio in cui Ella si è chiusa. In nome di S.E. medesima devo inoltre comunicarLe che, d'ora innanzi, le sue facoltà restano circoscritte entro i confini della parrocchia di S. Stefano, così che fuori di esso territorio Ella non può celebrare, ne confessare, ne compiere altre funzioni di ministero. Di queste disposizioni viene informato il pievano locale...".

A questo punto don Angelo dovette prendere carta e penna cercare di difendersi: "Veramente, dopo tanto che ho fatto pel bene della Religione e della Patria, con sacrifici d'ogni sorta, m'aspettavo a buon diritto ben altro che rimproveri e misure punitive, roba che francamente non so di meritarmi. Del resto io sono sempre disposto a salire qualunque Calvario: Fiat voluntas tua. Sempre con l'antico verace ed operativo affetto di scolaro e di suddito, prego e lavoro e saluto tutti di cuore..."

Ma com'era da aspettarselo don Arnoldo non diede ascolto più di tanto ai richiami e continuò per tutta l'estate e l'autunno del 1916 nella sua missione tra i soldati, opera che certamente considerava importante e necessaria.

Fu cosi che ilo 5 dicembre gli fu ordinato di trasferirsi da Costalissoio alla vicina parrocchia di S. Pietro di Cadore come cappellano dell'anziano don Giovanni Fiori. Don Angelo allora parò il colpo elencando tutta una serie di difficoltà per cui non poteva spostarsi: era sotto cura (dei medici militari) per sangue grosso, la madre anziana gravemente malata da assistere, era bloccato "da due metri e più di neve" ed inoltre si sentiva perseguitato da quelli di S. Pietro, per una nota pervenutagli dal Municipio, e da non ben precisati personaggi "rinnegati, borghesi massoni associati..."

A conferma del tutto intervenne anche Giacomo De Mario, assessore di Costalissoio, dichiarando che il trasferimento di don Angelo era un "degradarlo ed ammazzarlo, a 45 anni!" Aggiungendo pure che non lo meritavano ne lui ne il paese, dove era stimato da tutti: "Protestiamo contro note e insinuazioni di qualsiasi presso i Superiori ecclesiastici. Nessuno ebbe misericordia di noi quando eravamo senza prete...".

Scrive don Paolino Rossini ne "La Conquista", bollettino parrocchiale di S. Stefano di Cadore, (anno LXXX^2014, n°4-inverno): "Qualcosa di vero c'era in quello che don Angelo scrisse, ma in Curia non gli credettero troppo... I superiori si sentirono un po' presi in giro. Aspettarono che passassero le feste natalizie e poi, come un fulmine, il 27 gennaio 1917 arrivò l'ordine perentorio, a firma di Rizzardini, di lasciare subito "Entro tre giorni... in virtù di santa obbedienza... Se non ottempera, ella resta sospeso dalla celebrazione della santa messa"! Don Angelo fu quindi costretto ad obbedire".

 (1 continua)

Giovanni De Dona

Don Arnoldo, la pietà ad ogni costo

Conclusa l'esperienza bellica, si dedicò alla ricerca e sepoltura dei caduti
 

Dopo essere stato trasferito a S. Pietro di Cadore come cappellano la popolatone di Costalissoio insorse in massa contro questa decisione: i capifamiglia firmarono subito una petizione accorata al vescovo per riavere il loro pastore -scrive don Paolino Rossini («La I Conquista», bollettino parrocchiale di S. Stefano di Cadore, (anno LXXX-2014, n'4-inverno). Ottennero anche la lettera fosse accompagnata da due righe del sindaco e del Pievano: «Eccellenza Rev. ma, in seguito della mia lettera 10 dicembre 16 a monsignor Cancelliere Rìzzardini, visto il provvedimento 27 gennaio 1917, il nostro Mansionario don Angelo Arnoldo compì l'obbedienza e io sono costretto riscrivere. Se un sacerdote è necessario lo è a Costalissoio causa le condizioni topografiche eccetera, di cui sulla citata mia. Onde, di mia coscienza e obbligato dal Paese, con le firme dei Capifamiglia, nonché delle Autorità e relativi timbri, prego e preghiamo volerci restituire il nostro Pastore; garantendo sulla onorabilità. decoro e buon governo. Speriamo che VE. non voglia costringerci ricorrere ad altri Superiori; e perciò ringraziando ci protestiamo sempre fedeli Figli Spirituali...

A seguito di tutte queste proteste l'Autorità Ecclesiastica rimandò don Angelo a Costalissoio, ma con disposizioni molto restrittive: «In merito alla sacra predicazione, resta autorizzato alla breve spiegazione del Vangelo limitatamente alla Chiesa della sua Mansioneria con proibizione assoluta di predicare altrove». Fu inviato anche a fare gli esercizi spiritual e il vescovo Cattarossi ne era fiducioso, come lui stesso scrisse al Pievano il 21 settembre 1917: «...nutro piena fiducia che don Angelo Arnoldo sia ritornato dai santi Esercizi, con le migliori disposizioni, coi più santi propositi di tenere una condotta più seria e conforme alla dignità e al decoro sacerdotale. Avrà certo riconosciuto il grave danno che deriva allo spirito ecclesiastico dal frequentare i pubblici ritrovi, le conversazioni secolaresche, le osterie e quindi vorrà senz'altro evitare tali occasioni. Che se continuasse col suo tenore di vita, come per il passato, se mettesse ancora piede nelle osterie, salvo il casi di stretto dovere di ministero, io sarei costretto, mio malgrado, a sospenderlo a divinis...».

Forse fu proprio durante l'esilio forzato a S. Pietro che don Angelo maturò la scelta di regolarizzare la sua posizione nell'ambito militare chiedendo di diventare Cappellano Militare Volontario.

Nel novembre 1917, dopo Caporetto, seguì i «suoi» ragazzi nella ritirata e a Milano per un anno organizzò gli aiuti ai profughi del Comelico. Nell'anno dell'invasione, mentre nel capoluogo lombardo infuriava la terribile febbre «Spagnola»  «...era divenuto per la città il Padre Felice di manzoniana memoria - scrive l'Arcidiacono Fiori - Dai quartieri di Porta Romana, a quelli dì Porta Vittoria, di Porta Ticinese, di Porta Orientale, di via Torino, di via Meravigli, di Corso Magenta, don Angelo era sempre in movimento da mattina a sera... Qui ad assistere gli ammalati, là a sacramentare i moribondi, là a seppellire i cadaveri... E a Milano col sindaco Greppi, promuoveva un Comitato di signore da lui denominate le Dame della Spagnuola, che a turno lo accompagnavano nell'assistenza e gli fornivano i mezzi necessari...».

Finita la guerra ritornò a Costalissoio con una colonna di camion carichi di ogni ben di Dio per sostenere la popolazione stremata dall'invasione, frutto della riconoscenza che i milanesi nutrivano per il prete codorino. Instancabile, volle in Comelico consacrarsi a un'altra nobile missione: quella della ricerca delle salme dei valorosi caduti sul fronte della «Cresta di Confine» e della loro pia ricomposizione nel cimitero militare di S. Stefano, sorto inizialmente proprio per merito suo.

«A parlare di lui - scrive ancora monsignor Fiorì - dovrebbero ora far sentire la loro voce di riconoscenza le migliaia di salme da Sior Anzolo raccolte nel dopoguerra sulle aspre coste montane del Longerin, del Cavallino, del Quaternà, dell'Aiarnola, del Civion, del Sesis e del Peralba, e da lui piamente sistemate nel Cimitero di guerra di Santo Stefano, da lui ideato, da lui sollecitato e da lui diretto, che forma oggi il suo Monumentum Aere Perennius che dirà ai posteri l'opera altamente umanitaria e squisitamente cristiana di questo umile prete, che di tanto suo lavoro niente mai chiese e niente mai ricevette dagli uomini, se si esclude la Croce di Cavaliere della Corona d'Italia.;.»

Fu dunque lui a caldeggiare vivamente il trasporto di tanti corpi esumati nel nuovo cimitero, voluto accanto a quello civile in località «Collaré». Un primo censimento, risalente al 1920, quantificava in 211 italiane e 11 austriache le salme identificate e 341 italiane e 58 austriache quelle sconosciute.

E la grande attività dispiegata da don Angelo non poteva non commuovere il cav. Alberto Lobetti-Bodoni, il facoltoso imprenditore piemontese, che volle erigere nel 1923 un bel monumento alla memoria del figlio Adriano caduto sul Monte Rotheck il 4 agosto 1915 e nel contempo assicurare un degno monumento di granito a tutti coloro che col figlio avevano diviso un crudele destino di eroismo e di morte.

Nel libro «Con i miei ragazzi», la maestra Elia De Lorenzo Tobolo ricorda spesso la figura di don Arnoldo: «Abitavo - scrive la maestra - nell'unica osteria del paese. La sera veniva a tenerci compagnia il parroco, don Angelo Arnoldo, che ci raccontava dei soldati morti sulle nostre montagne nella guerra '15 -'18 e i cui resti andava raccogliendo. Erano storie pietoso di salme e di povere ossa, a cui difficilmente si poteva dare un nome, che egli radunava e portava dapprima nella sua canonica, coprendole col tricolore, poi nel cimitero militare di S. Stefano».

Grazie ai generosi finanziamenti piemontesi Pré Angelo poté veder coronato il suo sogno di un cimitero curato e degno di tanto valore profuso sul campo di battaglia: esso divenne davvero il suo vanto, il regno delle sue memorie più care.

Non mancava mai alle funzioni commemorative del 4 novembre per le quali indossava orgoglioso la sua divisa di Cappellano Militare Onorario, con tanto di insegue e di decorazioni.

Don Angelo Arnoldo spirò la notte del 26 giugno 1946, dopo aver ricevuto la benedizione del vescovo di Belluno monsignor Bortignon. Il suo funerale, la sera del 29 giugno, fu una grandiosa manifestazione popolare e il suo corpo fu sepolto nella chiesetta del vecchio cimitero di Costalissoio in esecuzione del suo semplice testamento spirituale: "L'anima a Dio, il cuore a Roma, le mie spoglie alla mia amata Costalissoio».

Si racconta pure che per essere sicuro dell'adempimento delle sue volontà, con l'estro bizzarro che lo distingueva, fece scavare a sue spese la dimora che lo doveva accogliere dopo la morte, vi fece calare una scala e scese fino in fondo e, stesosi disse: «Stavolta almanco voio star comodo, l'è fata aposta par mi e sulla lapide voio questa dicitura 'Passò facendo del bene'».

Là si trovano ancora oggi le sue ossa e per il 50° anniversario della morte,15 novembre 1998, la Regola di Costalissoio provvide a risistemare decorosamente la tomba del nostro sacerdote dando alle stampe un elegante libretto impreziosito dai disegni di Guido Buzzo.

(2-fine)

Giovanni De Donà