SITO AGGIORNATO
del MUSEO SURREALISTA REGIANINI

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....alcune opere esposte temporaneamente

 

 

 

Il “museo Regianini – Surrealismo” si rinnova ogni anno, allestendo in una delle tre sale opere inedite unitamente a uno o più dipinti rappresentante una tematica di grande attualità.

“Nuova stagione del Museo”  anno 2020

Con l’apertura della nuova stagione del ‘Museo Surrealista – Regianini’ di Costalissoio, ricco di nuove opere.

Nell'estate 2020,
per la consueta esposizione temporanea,
sono presentate tre opere che potremmo intitolare
"OMAGGIO ALLA MADONNA":

1. LA MADONNA DEL COMELICO
2. MATER DULCISSIMA
3. LA MADONNA DEL LAGO
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LA MADONNA NELL'ARTE

La figura della Vergine Maria ha ispirato artisti di tutti i tempi e di tutti i Paesi: le sono state dedicate sculture, affreschi, dipinti, mosaici e altri oggetti devozionali. Senza dubbio, il  tema iconografico della Madonna n ell’arte cristiana è uno dei soggetti con più varianti e presenze in dipinti, affreschi o sculture nel corso della storia. La donna più famosa di tutta la storia del mondo la troviamo raffigurata in numerose gallerie d’arte, in musei e, specialmente, nei santuari e nelle chiese in tutto il mondo cristiano. L’arte da quasi duemila anni ne canta la gloria, le virtù, la bontà. Sicuramente, questo è anche il tema iconografico più antico e più ricco di tutta l’arte cristiana. Il termine "Madonna", che viene dall’italiano "Nostra Signora", è un titolo di rispetto per la Vergine Maria, comunemente applicata alle opere d'arte, soprattutto a quelle immagini che caratterizzano madre e bambino, conosciute familiarmente come "Madonna col Bambino". La più antica immagine conosciuta è quella delle catacombe di Priscilla a Roma, risalente alla metà del III secolo; essa ritrae la Madonna seduta che tiene in braccio il Bambino Gesù. La "Madonna col Bambino" è un soggetto tradizionale dell'1conografia cristiana e le opere ispirate a questo soggetto raffigurano la Vergine Maria con Gesù bambino, solitamente tenuto in braccio.
Anche il Maestro Regianini si colloca in questo filone di pittori ammaliati dall'iconografia mariana. Il tema della "Madonna col Bambino" fa  capolino spesso nelle sue opere di carattere religioso e, in particolare, nei tre dipinti scelti quest'anno per l'esposizione temporanea ("Mater dulcissima", "La Madonna del lago" e "La Madonna del Comelico"). Accomunano le opere alcuni particolari, come il Bambino Gesù sorretto dal braccio sinistro, la presenza di fiori (rose) e di montagne (in due quadri), i volti attorniati da particolari aureole, ad indicare la sacralità delle due figure. (P.B.)

1. LA MADONNA DEL COMELICO

Fonte di ispirazione di questo dipinto è stata una statuetta lignea, proveniente dal Comelico, conservata dal pittore nel suo studio milanese, ricca di ricordi, tanto cara alla famiglia.
Lo sfondo è indistinto, per dare maggiore rilievo ai due elementi in primo piano: la statua della Madonna col Bambino e il vaso con le rose, su un piedistallo con fregio classico.
Curati i particolari riguardo al drappeggio dell’abbigliamento e alle aureole.  Prevalgono colori caldi e, in particolare, le varie tonalità di rosa. I fiori, ben sbocciati e curati, danno un senso di freschezza.
La Madonna, dai lineamenti, delicati, sorregge il Bambino con il braccio sinistro, come nell’iconografia tradizionale, ma non è, qui, caratterizzata dal calore materno, dagli scambi amorevoli di sguardi e gesti con il figlio, prevalenti nelle opere prodotte nel corso dei secoli. Occorre ricordare, però, che, inizialmente, i due protagonisti mostravano un portamento regale e formale ed erano “distanti e austeri”.
Il Maestro, anche con quest’opera, forse, delle tre esposte, per alcuni versi, la più fedele all’iconografia classica, senza particolari lontani dai canoni codificati nel tempo, ha voluto donarci una sua interpretazione, legata anche ai ricordi personali delle vacanze in Comelico. (P.B.)
2. MATER DULCISSIMA
Come ben evidenziato nel titolo, si pone l’accento, in questo dipinto, sulla dolcezza, la delicatezza della Vergine e del Bambino.
I lineamenti dei volti e dei tratti stanno  ad indicare la classicità dei ritratti, un po' lontano, pare, dai canoni del surrealismo del pittore. Un particolare, però, balza alla nostra attenzione: il giocattolo, un Pinocchietto, che il bambino tiene nella mano destra, una connotazione realistica, un tocco di umanità nella sacralità. Quest'ultima è ben evidente nelle aureole che attorniano i volti, ma la presenza del giocattolo rende l'interpretazione del pittore particolarmente personale, forse lontano dall'iconografia tradizionale della “Madonna con Bambino”.
Sullo sfondo montagne e cascate, col cielo nuvoloso. Curato il drappeggio dell'abbigliamento della Vergine.
I colori sono, per lo più, tenui. Colpisce la collana indossata da Maria, stretta dal Bambino; termina con un crocifisso, qui “anticipatore” dei tempi bui che lo attendono. Sul davanzale, accanto a Gesù, un vaso con una fresca rosa.
In sintesi, il Maestro ha voluto donarci una sua personale interpretazione dell'iconografia, codificatasi nel tempo, senza però rinunciare ad elementi ricorrenti che troviamo in tutte le opere artistiche che raffigurano la “Madonna col Bambino”. (P.B.)
3. LA MADONNA DEL LAGO

Osservando il dipinto, colpisce la dimensione della grande rosa rispetto alla Madonna col Bambino, che sono raffigurati come una scultura, una statua. E in tal modo  il pittore ha voluto rappresentarli quasi come oggetto di devozione.  Una visione un po' fredda, forse,  lontana dai canoni tradizionali.
Sullo sfondo, nella parte superiore del dipinto, diverse vette dolomitiche, con  la nebbia che sale verso alto dalla valle.

Paesaggi, questi, tanto cari al  pittore, definito “il  Surrealista delle Dolomiti”. Sua madre e sua moglie sono originarie del Comelico, dove egli, a Costalta, trascorreva ogni anno le vacanze estive. Qui dipingeva, nel suo studio, e da qui spesso si recava ad Auronzo, una delle mete preferite delle gite giornaliere. Nello studio costaltese ha dipinto anche “La Madonna del Lago”, dopo una gratificante visita al lago di Auronzo di Cadore.
Nella parte bassa del quadro, sulla destra il "balcone sul lago", con fregio, soprattutto, di carattere sacro. Nelle acque del lago, unico segno di movimento e di vita vissuta, si osserva un barcaiolo che sta trasportando una donna.  A mezza costa, dietro la Madonna col Bambino, si intravedono due abitazioni. Rocce dalle forme strane rendono più misterioso il paesaggio, ben delineato, e "protetto" dalla Vergine e da Gesù Bambino.
In sintesi, anche in questo quadro, il Maestro ha voluto donarci una sua personale interpretazione dell'iconografia, codificatasi nel tempo, inserendo elementi poco ricorrenti  nelle opere artistiche che raffigurano la "Madonna col Bambino". (P.B.)

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“Nuova stagione del Museo”  anno 2019

 

Con l’apertura della nuova stagione del ‘Museo Surrealista – Regianini’ di Costalissoio, ricco di nuove opere.

Nel periodo estivo, per la consueta esposizione temporanea,
sono presentate due opere che riguardano Milano,
ma toccano una tematica d'attualià:
"le città... ieri e oggi"

Il tema dei cambiamenti che hanno coinvolto le nostre città nei secoli XX e XXI ha sempre affascinato il pittore Regianini, che, in numerose opere, ha voluto rappresentarlo con un intento anche “educativo” e,  chiaramente, di denuncia.  La città viste come luogo di incontri, relazioni, scambi, ma anche città vuote e città ideali, tra contraddizioni presenti e grandezze passate.
Qualche anno fa, nelle esposizioni temporanee del Museo, era stato scelto il tema “periferie”, con città solitarie e rare presenze umane; i colori grigi e bruni comunicavano angoscia e pessimismo.
Quest'anno poniamo l'accento sul "cuore" della città sui contrasti che emergono tra ieri e oggi.
I due dipinti esposti potrebbero essere considerati, secondo l’intento dell’artista, come l’alfa e l’omega di questa evoluzione delle città, l'inizio e… la fine,  l'ordinata bellezza del  passato e il caos del presente.

MEDIOLANUM
(1985, Olio su tela, cm 50 x 50)
Com'era bella Milano... sembra voler dire il Maestro!
Il potere politico, religioso e militare, ben rappresentati nelle tre figure che occupano gran parte del dipinto, sembrano muoversi compatti e, in armonia, cooperare nel governo della città Sui tre emerge la figura sofferente del Cristo, centrale nella vita del Mediovevo e anche nel quadro.
A completare questa collaborazione tra i vari poteri ecco la democrazia diretta: in alto, sulla sinistra, nel palazzo comunale, appare un angelo, che probabilmente chiama a raccolta il popolo perch
possa prendere le decisioni più utili e più giuste per la comunità
Sulla destra campeggia il  famoso
biscione, un grande serpente dalle fattezze di drago che  simboleggia la città di  Milano. Tale stemma risale al simbolo araldico della nobile famiglia dei Visconti. Non si sa con precisione la sua vera origine, ma, secondo diverse leggende, il famoso biscione appariva fiero sullo scudo di un guerriero di origine islamica che venne ucciso, durante le Crociate, proprio da un Visconti.
Così era Milano
 o, almeno, così la vedeva il Maestro, secondo una nostra interpretazione.
In basso, al centro, un mozzicone di sigaretta che lentamente brucia, quasi un monito per tutti: siamo onesti e collaboriamo, perchè la vita è breve.

 

...E VENNERO I MOSTRI A MILANO
(1985, Olio su tela, cm 50 x 50)

Titolo emblematico volto a significare in modo eloquente il modo in cui il pittore vede il degrado della metropoli meneghina e, in genere, delle nostre città.
La bellezza e lordine di un tempo hanno lasciato spazio al caos. Un unico elemento ci ricorda il passato glorioso: lo scheletro del Duomo, su cui svetta e veglia la Madonnina.
Grandi occhi e creature strane, tra cui anche un piccolo essere umano, in basso, paiono essere sorpresi nellosservare un mondo cosincomprensibile. Tutto si aggroviglia in un vortice di rami nodosi dalle sembianze mostruose. Nella parte superiore del dipinto trovano spazio   diverse farfalle, anchesse dotate di enormi occhi; qui hanno individuato il loro abitacolo e qui  prolificano in modo indisturbato.
In basso si intravedono le carte e i dadi, quasi a voler significare che tutto è lasciato al caso, alla sorte.
I mostri hanno preso possesso di quello che è stato il tessuto urbano. L'uomo, volto soltanto a glorificare il dio denaro, ha distrutto ciò che aveva cercato ordinatamente di costruire nei secoli passati. La storia secolare e grandiosa della città e la sua bellezza sono solo un lontanissimo ricordo.
Il colori del cielo e gli ultimi bagliori del sole fanno pensare al tramonto, momento della giornata che ci porta al buio della notte.
Infatti il buio sulla città, purtroppo, arrivato e nulla fa presagire il risveglio, lalba di un nuovo giorno.
Unica nota lieta, unico elemento che possa darci un barlume di speranza in questo caos totale, in cui tutti i valori sembrano essere capovolti, la statua della Madonnina, che protegge e, dallalto, pare guidare la ricostruzione.

Pino B.


TRE OPERE IN ESPOSIZIONE DAL

27 luglio al 31 agosto 2014

Ogni anno si presentano, per un periodo limitato, alcune opere di Luigi Regianini che non fanno parte della collezione stabile del Museo. Questa usanza ha lo scopo di allargare la conoscenza del percorso artistico del pittore e di approfondirne lo studio e l'evoluzione.

Le opere scelte quest'anno (dipinte tra il 1974 e il 1985) hanno per soggetto tre edifici sacri e con esse Regianini traccia una sintetica storia della nostra civiltà senza tralasciare i messaggi e i moniti dell'inconscio collettivo.

Con rara maestria, infatti, inserisce nelle tele improbabili presenze creando la complessa realtà della dimensione psichica dell'uomo che si svela e diventa elemento attraente e caratterizzante del paesaggio.

L'ABBAZIA DI MIRASOLE DOPO LA PIOGGIA

E' l'immagine di una quiete arcana e senza tempo. La resa pittorica degli edifici, minuziosa nei dettagli e sapiente nei colori, appare in perfetto equilibrio con l'idea struggente della vita che, in continuo divenire, anima e illumina di senso la realtà.

Il bimbo che guarda sgomento il  il palloncino sfuggitogli di mano e l'enorme chiocciola, simbolo di un tempo che avanza lento ma inesorabile, diventano un'istantanea preziosa, un flash sulla vita caduca e attiva che non teme di opporre al silenzio di un'eternità muta, l'eco delle voci, del canto e del pianto dell'uomo.

Il bimbo, la chiocciola e l'abbazia. Il palloncino che ondeggia nel vento. Uno stormo di uccelli che volteggia attorno al campanile e l'atmosfera umida e profumata che sembra allargarsi dalla tela fino ad avvolgere anche lo spettatore.

Questo quadro è uno dei tanti sogni realizzati che un uomo innamorato della vita ha saputo regalare al mondo.

LA CHIESA DI S. CRISTOFORO AL NAVIGLIO

Offre uno scorcio segreto e atemporale di Milano, la città dell'infanzia di Regianini.

In un angolo del dipinto appare un pescatore in una posa che suggerisce la paziente disponibilità a una lunga attesa. Potrebbe essersi appisolato e, nella sua determinata volontà di catturare piccoli pesci, non si accorge della pesca miracolosa operata dall'uomo durante i secoli. Attorno al pescatore, infatti, appaiono pesci enormi e lucenti di scaglie. Per la psicologia del profondo i pesci rappresentano i contenuti viventi situati  nello strato profondo della personalità.

In questo quadro, posti accanto e sopra una chiesa quattrocentesca luogo di culto per una comunità che va stabilizzandosi creando leggi e costumi, sono rappresentate le conquiste dello spirito umano nel passaggio tra la civiltà rurale e quella contadina.

La tela presenta un angolo sui Navigli come appare ancora oggi. Niente auto e lo scorrere lento delle acque limacciose accanto al cotto prezioso che orna gli archi acuti delle finestre della chiesa.

Il tempo può fermarsi e l'uomo può consumare la vita  nella ricerca di cose insignificanti senza curarsi delle reali possibilità della mente.

Pescatori appisolati con la falde del cappello ben calate sugli occhi o creature che osano sfidare con lo sguardo la luce del sole all'esterno e la scintilla del sé nel profondo dell'io?

Il pittore invita a riflettere e mostra, in un'unica e compiuta immagine, l'eterno dilemma dell'uomo. Ma Regianini è un artista. Dopo aver creato il dilemma, sa ricomporlo suggerendo anche il potere salvifico della bellezza. E' curioso questo quadro, stimolante, quasi giocondamente ironico. Non condurrà alla disperazione di un dilemma insanabile, ma a una quieta introspezione e alla ricerca di sé, magari lungo le rive di un fiume che sa scorrere lento...

LA PICCOLA CATTEDRALE

E' un'opera complessa che sintetizza e offre allo spettatore i simboli dell'evoluzione spirituale durante due millenni di storia europea.

La “quiete” senza tempo dell'abbazia, nella cattedrale cede all'inno possente e glorioso della conquista.

“Ora et labora” (prega e lavora) era il motto dei piccoli frati che, pregando, combattevano con la terra delle paludi conquistando, palmo dopo palmo, e zolle che avrebbero amorosamente coltivato  per sfamare la comunità. Si conquistava, in quel modo, la capacità di dominare la propria terra e di trarre da essa il necessario per la vita. Le comunità contadine hanno sempre mantenuto un legame profondo con la terra e i ritmi delle stagioni.  Case, chiese, abbazie e tutt'intorno i campi, imbiancati di neve o sfolgoranti di spighe: equilibrio perfetto di vite sferzate dalla fatica ma realizzate nella spiritualità compiuta e innocente delle creature semplici. Attorno alla cattedrale non ci sono più i campi, ma le strade, le case e i palazzi della città.

La chiesa che “conquista”, che combatte guerre di religione, che incorona re e imperatori, crea, per il proprio culto, templi imponenti, con pilastri e colonne che sfidano le altezze dei cieli e  impongono al sole di filtrare attraverso i vetri colorati con le storie dei santi. La cattedrale, all'esterno, è affermazione di potenza, ma all'uomo che indugia nella penombra e nel silenzio dell'interno suggerisce di ripiegarsi su se stesso per scoprire la scintilla del dio vivo che lo anima.

Solo così riuscirà  a superare l'orrore della storia e a raddrizzare l'obbrobrio di avere trasformato  il sangue del Redentore nella forza bruta dei guerrieri, nei pugni chiusi di coloro che combattono per costruire cattedrali che inneggiano alla potenza del mondo.

E sono stati perseguitati quelli che per primi hanno compreso che il vero tempio, la vera cattedrale è l'uomo libero. Libero di vivere, di amare e di pregare il Dio unico che, incredibilmente, si nasconde in ogni uomo che vive sulla Terra.

Regianini nella sua cattedrale pone un piccolo portale. Verde e nero. Verde come i campi in primavera, nero come l'inconsapevolezza di sé  che rende vana la vita se non si trova la scintilla nascosta nel profondo.

Prega e lavora.  Non combattere. Vivi nella gioia d un equilibrio  perfetto e agisci nel mondo come un piccolo dio che sa solo amare.

 

UN' OPERA IN ESPOSIZIONE DAL

agosto 2012

sette volti di Cristo

UN' OPERA IN ESPOSIZIONE DAL

luglio 2011 che è diventata permanente

dal titolo: GUERRA 1915-18   I TRE PRIMATI DI COSTALISSOIO

In alto a sinistra

 


De Mario Casau Luigi (...fratello di De Mario Casau Eugenio) nato il 19 agosto 1891 è il primo caduto sul Monte Piana,nel rpimo giorno di guerra, il 24 maggio 1915.

Dal libro "Monte Piana " di  Albino Capretta.  Così  viene descritto il primo giorno di guerra:

SCOPPIA LA GRANDE BUFERA. Nei giorni che precedettero l'inizio delle ostilità, erano giunti nella conca di Misurina i primi Reparti italiani: ......ed alcune compagnie di alpini del 7° reggimento (67^-75^-96^ del battaglione Cadore e 268^ compagnia del Valpiave).
Gli Austriaci s'erano appostati nelle posizioni più arretrate e defilate del monte Rudo, mentre il nudo pianoro di Monte Piana si presentava sguarnito.
Gli alpini della 67^ compagnia, in quei giorni, erano impegnati nei lavori di completamento della carrabile Misurina-Monte Piana.
Il mattino del 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, la sorte destinò proprio questi alpini a ricevere il " battesimo del fuoco ": alle ore 8,30, una bomba, sparata dal monte Rudo, venne a scoppiare proprio fra questi soldati, provocando due morti, il sergente Apigalli da Sospirolo e l'alpino De Mario da Costalissoio e due feriti. Subito dopo, altre bombe provenienti dal monte Rudo, colpirono il centro di Misurina e  Forcella Lavaredo, ch' era presidiata dalla 75° compagnia del "Cadore". Questa poi, venne anche attaccata a fucilate che provocarono diversi feriti che vennero portati in barella all'infermeria di emergenza sistemata a Misurina.
 

 

 

 

In alto a destra

Valentino De Mario Cavalier - guida dei reparti

(dal libro: -1915-1917 GUERRA IN COMELICO dalla Croda Rossa al Peralba di ANTONIO BERTI)


13-17 gennaio 1916
  
Una pattuglia di Volontari Cadorini e di alpini, con il volontario cinquantatreenne Valentino De Mario per guida, riconosce tutta la linea austriaca della cresta di Val Visdende, restando di notte nascosta qua e là nelle varie malghe. Nella notte sul 18 gli austriaci scendono ad incendiare le malghe nelle quali la pattuglia si era ricoverata nelle notti precedenti.
5 maggio 1916
...Sul Col Caneva (Alta Val di Sésis) dal quale la spedizione deve partire si trova, tra i lavoratori borghesi distaccati lassù, il già citato De Mario.....

....(il De Mario) è un'ottima guida che, avendo fatto per 40 anni il contrabbandiere, conosce tutte le valli e i passi alla perfezione e può rendere utilissimi servigi ed essere un uomo prezioso.

Il De Mario, saputo dell'operazione che si sta disponendo, insiste per unirsi agli ex-compagni, e i volontari ottengono dal comandante l'autorizzazione a prenderlo con loro vestendolo da alpino. Guidata dal De Mario la pattuglia di testa sorprende il presidio nemico, composto da sei uomini; 4 rimangono uccisi, 1 è ferito e il sesto riesce a fuggire.
1-2 giugno 1916
...
da Cima Canale e si dirige verso Costa Zucco. E' in testa ancora la guida De Mario, vestito da alpino....
 




Al centro

don Angelo Arnoldo - Cappellano Militare

in occasione del 50° anniversario dalla scomparsa hanno scritto di Lui:

ALCUNI CENNI BIOGRAFICI: nacque a Goima di Zoldo. Passò l'infanzia a Venezia, essendosi trasferito nella città lagunare con la famiglia. Venne ordinato Sacerdote a Belluno. Fu cooperatore a Limana, mansionario a Costalissoio, con servizio anche a Costalta. Cappellano Militare volontario durante la guerra 1915-18. Nella sua veste visitò i soldati in trincea, li assistette nelle baracche sulle rocce, o sotto una tenda, o sotto una pianta, o in qualche fienile, o nelle casere, o nelle scuole dove venivano trasportati i feriti e i moribondi. Nel dopoguerra raccolse migliaia di salme di Caduti sulle aspre coste dei Longerin, del Cavallino, del Quaternà, dell'Aiarnola, del Chivion, del Sesis e del Peralba, e, a sua cura, vennero sistemate nel Cimitero Militare di S.Stefano da lui ideato, sollecitato e diretto. Creò l'Opera Nazionale della raccolta delle salme e della sistemazione nei Cimiteri di Guerra, poi fatta propria dal governo. Fu a Milano nell'anno dell'invasione mentre infuriava l'epidemia della "spagnola" ed era divenuto per la Città il padre Felice di manzoniana memoria. Con il Sindaco di Milano, Greppi, promosse un comitato di Signore Dame della "spagnola" per l'assistenza degli ammalati e la raccolta dei mezzi necessari. All'indomani della liberazione, don Angelo ritornò a Costalissoio. Fu poi coadiutore e cappellano dell'ospedale di Belluno, cursore e archivista in Curia. Morì nel 1948 e volle essere sepolto a Costalissoio. Nel cimitero Militare è ricordato con una targa bronzea. E' VIVO IL RICORDO: I vecchi Alpini interpellati oggi su don Angelo Arnoldo, hanno tutti risposto esprimendo ammirazione, sorridendo con il rispondere con immediatezza, ricordando particolari ancora vivi in loro, convergendo tutti in questo profilo molto umano. Don Angelo era il punto di riferimento dei Comeliani a Belluno, con recapito al Bar "Cadore" della signora Maria. Per qualsiasi bisogno, pratiche varie, interessamenti, don Angelo era sempre vivo e presente in determinate ore al Bar "Cadore". Offriva da bere a tutti i suoi "alpinazzi". Se rimaneva senza soldi, faceva ugualmente il gesto di offrire e poi diceva ai ragazzi: "pagate voi". In segno di saluto baciava tutti i suoi "alpinazzi" o "biondazzi" del Comelico. Fumava sigari e quando si presentava nelle caserme, al 7°, all'Artiglieria, era molto onorato e interveniva in favore dei suoi Alpini per risolvere i problemi di varia natura. Rientrato in Comelico diresse il recupero delle salme  dei Caduti e personalmente raggiungeva le zone del teatro di guerra, sempre con lo zaino in spalla, raccogliendo i resti dei Caduti, sparsi sui terreni e tra le rocce, che trovava lungo il suo cammino. Era sempre in movimento e passava nei vari paesi del Comelico senza problemi per il pranzo, perché era invitato dappertutto, onorati di averlo ospite. In casa sua a Costalissoio aveva sempre la dispensa vuota e quando riceveva le primizie, che a quei tempi venivano riservate ai sacerdoti: patate, formaggio, burro ecc.... queste entravano per la porta ed uscivano per la finestra, cioè venivano offerte ai bisognosi. 
Guido Buzzo

UN' OPERA IN ESPOSIZIONE DAL
15 luglio 2008

dal titolo:  ALL'INFERNO I KILLER DELLA NATURA

INQUINAMENTO OGGI... DOMANI

UN' OPERA IN ESPOSIZIONE DAL
15 luglio 2006


PAPA LUCIANI

UN PERCORSO AL SERVIZIO DI DIO

Ho voluto rendere omaggio alla persona di Papa Giovanni Paolo I, figura eminente del nostro Veneto, in un momento in cui è in atto la sua beatificazione, con un'opera pittorica che vuole non solo rappresentare la sua immagine, che ho collocato al centro del dipinto con il suo famoso sorriso e le braccia rivolte al suo gregge, ma illustrare simbolicamente il suo percorso dalla natia valle agordina alla meta finale: Roma.
Il dipinto, eseguito d acrilico su tavola, misura cm 80 x 115.
In alto a sinistra, è rappresentato il Canale d'Agordo, posto tra verdi prati e ricchi abeti e circondato dalle crode dolomitiche.
Più in basso è raffigurata, con lo stemma comunale e il suo famoso campanile, la città di Belluno, dove Papa Luciani occupò il ruolo di Vicario Generale.
Un'altra tappa fondamentale del suo percorso è stata Vittorio Veneto, città di cui Papa Luciani divenne Vescovo.
In seguito venne inviato a Venezia quale Patriarca per essere successivamente
nominato Cardinale. 

Questa è rappresentata nel dipinto con il Leone, simbolo della città, la basilica di S. Marco e una veduta di un angolo del Canal Grande.
Sulla destra dell'opera spicca la famosa cupola di Michelangelo, cuore della Città Santa in cui Luciani assurse alla cattedra di S. Pietro. Vicino c'è il numero trentatre, che rappresenta i giorni del suo breve pontificato, e in alto il suo stemma papale.
Sopra la figura del Papa, appare il Cristo sofferente in croce con ai lati il Dio Creatore dai due volti. Non solo padre, ma anche madre, come amava dire il Pontefice, e qui rappresentato come una scultura bifronte dallo stile classicheggiante.
Credo che questo dipinto rappresenti in modo originale e simbolico, ma di chiara lettura il lungo percorso del Papa al servizio di Dio.
Un'opera dalla narrazione popolare, che rimarrà esposta nel Museo Regianini a Costalissoio per un periodo, così da permettere a tutti coloro che hanno nel cuore la figura del nostro Pontefice di prenderne visione.

                                                                                                Luigi Regianini

Milano, marzo 2006

in esposizione temporanea - anno 2005

Il museo surrealista dedicato al maestro Luigi Regianini si è arricchito di una nuova grande opera pittorica (cm 80x160).
Il dipinto, dal titolo "LA VISITA", dalle tematiche contenutistiche filosofiche ed esistenziali , si inserisce a pieno titolo nel filone dei grandi messaggi horror contemporanei.

UNA FANTASTICA OPERA PITTORICA INEDITA DEL
MAESTRO LUIGI REGIANINI
ESPOSTA DURANTE IL PERIODO NATALIZIO AL

MUSEO DI COSTALISSOIO

“PRESEPIO SURREALISTA 2005”

  Questa opera, eseguita con perfetta manualità, degna della tecnica pittorica antica, e ricca d’immagini chiaramente leggibili, dai contenuti impregnati di contemporaneità, nonché illustranti gli aspetti mutevoli della natura e delle vicende umane, ha come tematica centrale la nascita del nostro Redentore.
Una pittura, in acrilico verniciato su tavola di cm 100x80, recentemente realizzata, che sarà esposta per la prima volta eccezionalmente durante il periodo natalizio nel Museo di Costalissoio dedicato al Maestro surrealista Regianini.
Un’opera che rappresenta miniaturisticamente un lembo di mondo, con le sue costanti contraddizioni ed i suoi, a volte, assurdi aspetti.
Una miriade di immagini che si accavallano scoppiettanti di colori, formando un puzzle a prima vista incomprensibile, ma che piano piano l’occhio dell’osservatore compone appropriandosi e recependo chiaramente il messaggio.
Nel lato sinistro si notano le prime fasi della Creazione, il movimento dei pianeti, i primi vulcani contornati da cieli incandescenti, monti aridi scolpiti dal vento, infiniti deserti e resti di antiche e potenti civiltà.
Sulla destra, appaiono ghiacciai eterni, rocce dalle candide nevi, terre dai colori freddi, impregnate d’acqua, animali tra i più strani in lotta continua per la sopravvivenza.
Nel centro, vi è un enorme pesce, che, a mò di capanna, accoglie il Bambino Gesù, attorniato dai Re Magi e da uomini di buona volontà, mentre nel villaggio vicino la vita scorre nella totale indifferenza.
Sulla sinistra in basso l’immagine del male è raffigurata da demoni e mostri, messi in fuga dall’apparizione divina.
Sopra il Bimbo, incombe in una grande aureola un Gesù crocefisso, presagio di un percorso terreno intriso di sofferenza e di morte.
In alto nel cielo l’occhio immobile e vigile del Creatore osserva lo svolgersi dell’avvenimento.
Questa è una descrizione molto parziale dell’opera. È lasciato al fruitore il compito di una più attenta e completa lettura, sia dell’insieme che dei numerosi particolari.

È un dipinto originale e unico, che merita da solo una visita al Museo.

       Marco Pezzali

Costalissoio, dicembre 2005