*** N'sei scrive i accente par certe parole, ma anche se saves credo che pece savara lede e allora scrivo come c'vegn, meto c e l un "ciapl" o sottolineo, v d:   tentei da lede come al parl de Costlisgn! ***
TRADUZIONE dal dialetto A FINE PAGINA
La storia e la casa di "Tinuto d'Giusu" o "dla pala" 

(De Mario Sartor Felice *14-4-1882   +22-5-1970)

     Le cede vecie che vgn ristruturede o rifatte porta via anche na storia dal pas.
    Anche la ceda de Tinuto dla pala ciapa sta strada e allora chi clo ha conos se ricorda dla persona e del storie che se contea. Intin sar vero e intin sar fantasia ma lo ricordon cs. Non se v assolutamente offende la memoria anche parch Tinuto nan fatto dal mal a insugn, n domand nente a insugn, ha fatto solo la s vita a mdo s forse anche parch la vita lo ha las solo. I sarau un bocion con cli e morto ma lo ricordo begn con clo vdau in pieza o in botga, ma me sei fatto cont nesch storie da mi darmn Giovanni che lo vdea spsso in bottega e in bottega se conta anche le storie.

Le piture dla so ceda...
    Tinuto era un on grn e i so vi vdea chi etre picie, par chl cli ciamea "picio" a duce. Un d ha cet barba Zaccaria e ha dito: ci picio ei bisogno che t'vgna su a pitur la stua. Barba Zaccaria e du s, e l ha dito cal volea cal fads sul parei la porcession dal Calvario. Ha d l'ciai e e part pla Pusteria. Con cle torn barba Zaccaria ha domad se piasia al disegno. Tinuto ha fatto un sauto e a dito "na strambaria de polito". Un' autro d cla cet Zaccaria ha dito cla porcession era bela, ma che mancea al capo e a spieg cal capo dovea ese un on grn. Barba Zaccaria e du s e a slongi dal doppio un sold e sora al ci ha scritto "il capo". N'ota chi se cetade Tinuto a mno al ci s e d e ridea duto contento. La porcession era granda come cla volea l.        (I disgne de ads e stade rifatte da un belga che era st c in paese)

La storia dla vacia....
  
Un d Gisu ha dito a so f Tinuto cal vada du da ....... a vde s'lavea una vacia da vnde. L n'volea d parch cl'avea nas cla dana de spilorce, ma so pare ha insist e li e du d. Ha visto la vacia che e piasuda e l'ha comprada. L'ha pagada sal parch c'lera pina e dove fei in ottobre. Passa ottobre, passa novembre e vgn dicembre e la vacia n'f. Ciama al vetrinario che dis cla vacia era vita. Gisu quase piandea dla rabbia e ha crid so f, che poron, n'avea nsuna colpa. Era d in fiducia sulla parola. Beco longo fra l e so pare na mutaria pdanta. Vgn Nad e Magartina la fmna de Gisu dis al so on: v mo v a Msa n'chi . Gno vsto c'vada mo Magartina che ne nei nanche un vist da Dio. ...Ohhh al Signor ne spia al to vist spia d'inse li v. Ha tanto insist fin cle d. E entr pla porta del fmne, du in fonde, avea com vargogna. Al pree avea bl sminzi la Mssa che dla porta di omin e entr chl cavea vand la vacia. Incravat, col vest d'con ch'sona i orghin e d in medo la gdia ha fatto na grn indonieda e n'grn segno d'la cros. Gisu du infonde, ne st bon da tignise e ha mol un bagaro: NON TE CRDO.        Duce se girede, l se vargogn ha ciap la porta e e camin chl'autro e du s a fi la comunion.
  Ma la storia dla vacia ne n fnida chil, chl cl'avea vanduda, ogni ota che cetea Gisu tea fora la lnga. Gisu na d se inrabi, ha tir fora chi quattro bottogn cl'avea in posta e l'ha denunci. E gn al processo, Tinuto didea la varit e chl'autro didea che nl'avea garant la vacia. Fatto sta cal Pretor ne n fatto sentenza e ha mand duce doi a ceda. Tinuto cola coda bassa e chl'autro con la lnga d'fora.
    Gisu intin par i anne intin par la bila e morto.

   Tinuto....
  
Tinuto che era strambo d'natura e dvent un'cam p senestro. N'dea p fora d'ceda, parlea solo, con cal dea dal so bosco, brasea inse l'piante par misurele e parlea a ped elie. I canai s'era incorte e dadsra de su dal tabi ch'era tac alla ceda e spiea inse par le sfse Tinuto che parlea e mnea l'mgn. Li avea l  n'specio e spiea dinse e parlea cs: sed ca m Tinuto, con vala d'voi m...i pulito e tu anche... e continuea duta la sera a fei sti aibe. Cn cal mangea era da ride. Li avea i so pupe tacade sul parei e ogni tanto ciapea un scol d'ms e lo smaltea sul beco dal pupo e didea: ciom, anche intin a ti picio. Na sra son dude su e l'on cet vist con un grn pastrn, un sugamn bianco intorno al col e al banco da fin pin de giornai e cartate. Era sent sora na carega clavea tu sora na bancia, col ci che quase tocea al sofitto. Era doi a fei i processe. Ogni tanto tirea fora na cartata o un bocon de giornal, ciamea par nome chei c'lave s e chei c'lavea imbroi, dadea la condanna e dopo con un martlato dadea un colpo sar su pal fiodro. A chl dla vacia che l'avea imbroi  ha fatto al conto de duto al valor del vacie c'lavea e fatto d alla Gdia tutto l'importo . L'ultmo processo cla fatto e st chl dal Pretor. Ha dito: ades vgn ca tu dal lanze (lenzuolo) bianco....che asto fatto a mi inclota dla vacia, voles un testimonio tu ah,... qual testimonio,... la vacia che n'parla!. Lo ha condan a di a monde vacie vite senza latte par duta la vita. Ha d un colpo d'martl che ha rotto l'fiodro e dopo e d a dorm contento.
    Nota cl sint che avea da rv al Vsco se tu sal ci da es l a dovei riceve. Ha tac a fei al discorso, parlea auto, e mnea l'mgn. An certo punto ha sbass al ci, ha fatto l'inchino e dopo ha tir un sauto..e s cet du n'cianva. Era part al siolo e li s'era rotto na giamba. Bagara par ciam calcdun e reva na vicina d'ceda. Era n'on cavea pudor, e conch'le arveda ne na vol cl'entre e ha dito: "no picia c'sei ca nudo". La fmna ha ciam doi omin cl vist e port all'ospdal.
    L se vistia a mdo s: le scarpe era fora d'misura e dovea fei fei dal scarper, sote al talon li fadea bte 4 giazins par ne sbris e con chera tanta geza tea su anche i grife sulla sola dante. Sora le scarpe li tea l'fase che arvea fin al donoio. L'pantalone alla zuava e n'golfon pdanto d'lana. Sote na ciamda d'madalana, sul ci un baretin rosso col righe verde e n'fiocco insima. Li viadea sempre col rodsoc, gno cal tignia calzetins e roba da mudese. Era sempro in giro e alla fin d'ln dea in Pusteria a compr l'Trombe cal vandea in Comelgo e anche in Cadore. No l'trombe chele ch'sona ma l'giornal dal mago che parlea d'n novo. Par vnde al giornal li didea sempre ch'ere novit mai sucese n'la storia dl'n ch'gnea. Chsta l'ha dito a m nota chei compr l'Trombe: "compra picio t'ldars da chelche banda: un grn catafalco e sote a chi che tocia.... . Par d ch'moria un grn d'la tera. I sode cal ciapea da p mandea a S'Antone par d msse con cal moria. Ultmamente me ricordo cal dea a Costauta dai Clere che avea al panificio. Comprea dis pgn de siela cal vandea a Costlisgn, e lre dadea un d'bando. Li gnea l c'ost pn d'bar ordnea un chilo d'ua cal mangea insieme.
    Na d in Pusteria era straco, avea da gni a ceda, sla vdea da gn a pe' , ha fatto par mont sulla coriera e sbris e se rotto al femore. L'ha port all'ospdal gno chle morto.

   PARTICOLARE

 

 

 

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 Le case vecchie che vengono ristrutturate o rifatte portano via anche una storia del paese. Anche la casa di Tinuto prende questa strada e allora chi lo ha conosciuto si ricorda della persona e delle storie che si raccontavano. Un po' sar vero un po' sar fantasia ma lo ricordiamo cos. Non si vuole assolutamente offendere la memoria, anche perch tinuto non ha mai fatto del male a nessuno, non ha chiesto niente a nessuno, ha fatto solo la sua vita a modo suo forse anche perch la vita lo aveva lasciato solo. Io ero un ragazzone quando lui mor ma lo ricordo bene quando lo vedevo in piazza o in bottega, ma mi sono fatto raccontare alcune storie da mio cugino Giovanni che lo vedeva spesso in bottega e in bottega si raccontano anche le storie.
Le pitture della sua casa - Tinuto era un uomo alto ed i suoi occhi vedevano glia altri piccoli, per questo chiamava tutti "picio" (piccolo). Un giorno ha trovato zio Zaccaria e gli ha detto: toh "picio" ho bisogno che tu venga su a pitturare la mia cucina. Zio Zaccaria andato su e lui gli ha chiesto di fare sulla parete la processione del Calvario. Ha lasciato le chiavi ed partito per la Pusteria. Quando ritornato zio Zaccaria gli ha chiesto se era piaciuto il disegno. Tinuto ha fatto un salto (aveva questa abitudine) e gli ha detto: "una stramberia di bene". Un'altro giorno per che ha incontrato zio Zaccaria gli ha detto che la processione era bella, ma che mancava il capo ed ha spiegato che il capo doveva essere un uomo alto. Zio Zaccaria ha allungato del doppio un soldato e sopra ha scritto "il capo". Quando si sono rincontrati Tinuto agit il capo in segno di assenso e rideva contento. La processione era grande come la voleva lui. (I disegni riportati dalle foto attuali sono di un pittore belga che abit per un periodo in paese).
La storia della vacca - Un giorno Giosu ha detto al figlio Tinuto di andare gi da ..... a vedere se aveva una vacca da vendere. Lui non voleva andarci perch aveva "annusato" quella gena di spilorci, ma suo padre ha insistito  e lui andato. Ha visto la vacca che piaciuta e l'ha comprata. L'ha pagata cara perch era gravida e doveva partorire ad ottobre. Passa ottobre, passa novembre e viene dicembre e la mucca non partorisce. Chiama il veterinario che conferma che la vacca non gravida. Giosu quasi pingeva dalla rabbia ed ha sgridato suo figlio, che poveretto, non aveva nessuna colpa. Era stato sulla fiducia della parola data. Muso lungo fra lui ed il padre, un mutismo pesante. Viene Natale e Magartina la moglie di Giosu dice al marito: vai, vai a Messa oggi... . Dove vuoi che vada Magartina che non ho neanche un "vestito da Dio". ...Ohh il Signore non guarda il tuo vestito lui guarda dentro. Ha tanto insistito finche il marito andato. E' entrato dalla porta delle donne, gi in fondo, aveva come vergogna. Il prete aveva gi incominciato la Messa che dalla porta degli uomini (davanti) entrato quello che gli aveva venduto la vacca. Incravattato con il vestito di quando si suona l'organo (festa grande) andato in mezzo alla chiesa e con genuflessione ha fatto un grande segno della croce. Giosu gi in fondo non stato capace di trattenersi ed ha gridato: NON TI CREDO. Tutti si sono girati, lui si vergognato ed ha infilato la porta, l'altro andato a fare la Comunione.
Ma la storia della vacca non finita qui, quello che l'aveva venduta, ogni volta che trovava Giosu metteva fuori la lingua (in segno di dispetto). Giosu un giorno si arrabbiato, ha levato quelle quattro lire che aveva in posta e l'ha denunciato. E' arrivato il processo, Tinuto diceva la verit e quell'altro diceva che non aveva garantito la vacca. Fatto sta che il Pretore non ha fatto sentenza ed ha mandato tutti e due a casa. Tinuto con "la coda bassa" e quell'altro con la lingua di fuori.
Giosu un po' per gli anni un po' per la rabbia morto.
Tinuto - Tinuto che era "strambo" di natura divenne ancora pi "chiuso". Non usciva di casa, parlava da solo, quando andava nel bosco, abbracciava le piante per misurarle e parlava con loro. I ragazzi si erano accorti di questo ed alla sera andavano su dal suo fienile che era adiacente alla casa e guardavano attraverso le fessure Tinuto che parlava e muoveva le mani. Aveva uno specchio e guardandosi parlava cos: sei qua Tinuto, come va di voi.... io bene e tu anche.... e continuava tutta la serata con questi gesti (come se parlasse ad un interlocutore nello specchio). Quando mangiava faceva ridere. Aveva i suoi pupazzi attaccati sulle pareti ed ogni tanto prendeva un cucchiaio di "ms" (specie di semolino) e lo buttava sul pupazzo e diceva: to... un po' anche a t "picio". Una sera l'abbiamo visto con un grande "pastrano", un asciugamano attorno al collo, ed il banco da fieno (quello per tagliare il fieno) pieno di giornali e cartacce. Era seduto sopra una sedia, appoggiata su una panca, tanto che con la testa sfiorava il soffitto. Stava facendo i processi (memore di quanto visto in Pretura..). Ogni tanto tirava fuori una cartaccia od un pezzo di giornale, chiamava per nome quelli con cui aveva avuto "a che fare" e quelli che lo avevano imbrogliato, sentenziava una condanna e poi un colpo forte di martello sulla parete in legno. A quello della vacca, che lo aveva imbrogliato, ha fatto il conto del valore delle mucche in possesso ed imposto di dare alla Chiesa l'importo. L'ultimo processo fatto stato quello al Pretore(che non aveva sentenziato..). Disse: adesso vieni qui tu dal lenzuolo bianco...che hai fatto a me al tempo della vacca, volevi un testimonio tu ah...., quale testimonio.....la vacca che non parla!. E lo ha condannato a mungere tutte le vacche senza latte per tutta la vita. Un colpo di martello sulla parete in legno e dopo a dormire contento. Una volta che doveva arrivare il Vescovo, si messo in testa di dover essere lui a riceverlo. Incomincia il discorso, parlava alto ed agitava le mani. Ad un certo punto ha abbassato la testa, ha fatto l'inchino ed ha fatto un salto....e si ritrovato gi in cantina. Si era rotto il pavimento ed anche la sua gamba. Urla per chiamare qualcuno ed arriva una vicina di casa. Era un uomo che aveva pudore, e quando la vicina arrivata non ha voluto che entrasse dicendo: "no 'picia' che sono qui nudo". La donna chiama due uomini che l'hanno vestito e portato all'ospedale.
Lui si vestiva a suo modo: le scarpe erano fuori misura e doveva farle fare dal calzolaio, sotto il tallone faceva mettere quattro chiodi per non scivolare e quando c'era ghiaccio si metteva dei chiodi anche sul davanti. Sopra le scarpe portava le fasce che arrivavano fino al ginocchio. I calzoni alla zuava ed un golf pesante di lana. Sotto una camicia di flanella, sulla testa un berretto rosso con righe verdi e fiocco in cima. Portava sempre uno zaino, dove teneva calze e roba di cambio. Era sempre in giro, ed alla fine dell'anno andava in Pusteria a comperare "le Trombe" che vendeva in Comelico ed anche in Cadore. Non le trombe quelle che suonano, ma un giornale "del mago" (una specie di almanacco) che parlava dell'anno nuovo. Per vendere il giornale lui diceva sempre che c'erano novit mai successe negli anni precedenti. Questa l'ha detta a me una volta che ho comprato "le Trombe": compra "picio" ...leggerai che da qualche parte... un catafalco... e sotto a chi tocca! Per dire che moriva un grande della terra. I soldi che guadagnava mandava a S.Antonio per delle Messe in sua memoria. Ultimamente mi ricordo che andava a Costalta dai "Clere" che avevano il panificio. Comperava dieci pani di segala che vendeva a Costalissoio, in cambio riceveva uno gratis. Veniva con questo pane in bar, ordinava un chilo di uva che mangiava assieme. Un giorno in Pusteria era stanco, doveva venire a casa e non se la sentiva di farla a piedi, tenta di salire sulla corriera, scivola e si rompe il femore. L'hanno portato all'ospedale dove morto.

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Intervista al nostro buon Tinuto  fatta dagli alunni del 2^ ciclo  (De Mario Felice-"Tinuto dla pala"- Tinuto era usato diminutivo di Valentino ma in questo caso aveva sostituito il nome vero)

Ore 14, Tinuto entra con noi in classe. Lo facciamo sedere e ci raccogliamo intorno a lui. E' la prima volta che abbiamo la fortuna di avere Tinuto con noi.
Caro Tinuto se ci dite la vostra data di nascita festeggeremo il vostro compleanno.
Sono nato il 14 aprile 1882.
Avete frequentato anche voi la scuola elementare?
Ho frequentato le classi: prima, seconda e terza. Il mio maestro era Osvaldo Zaccaria. L'aula era disposta nell'edificio della canonica, in piazza, davanti alla chiesa. Avevo la mia cartella con i libri e i quaderni.
Com'erano le abitazioni a quei tempi?
Tutte le case erano di legno tranne tre. Ogni casa aveva il focolare attorno al quale alla sera si radunava tutta la famiglia.
Quali erano i principali mezzi di illuminazione e di riscaldamento?
Unico mezzo di riscaldamento era il fuoco vivo del "fogher". Le case venivano illuminate con la lucerna alimentata dal grasso animale. Al  lume della lucerna le donne filavano: la stoppa, la lana e il lino ed anche tessevano con il telaio di legno. I tessuti pi importanti erano il "baracan": mezza stoppa e mezza lana; il "madalana": mezzo lino e mezza lana.
Come si nutrivano i nostri antenati?
Il cibo era quasi tutto di produzione locale. I campi ben lavorati producevano: segala, avena, orzo, sorgo, frumento, fave, fagioli e ortaggi.
Con il frumento, il sorgo e l'avena si impastava il pane che veniva poi cotto sotto la brace del focolare, oppure nel forno di pietra. Si preparava la minestra con l'orzo, le fave e qualche volta anche con le ortiche.
C'era l'acquedotto?
L'acquedotto c'era, ma breve e con tubi di legno.
Quali erano i principali mezzi di trasporto?
Non c'erano macchine di nessuna qualit, ma c'erano le nostre spalle ed i carri o carretti trainati da animali.
GRAZIE Tinuto, siete stato gentile, ci avete dato tante notizie utili.