Pillole di storia del mese di GENNAIO 2017

Tratto dal libro "GUERRA E RESISTENZA IN CADORE"

di Walter Musizza e Giovanni De Donà

 

(Capitolo "I rastrellamenti di ottobre e il frazionamento della Calvi")

 

 

...siamo nel 1944 - estratto che riguarda il nostro Comelico...

 

.....segue dal mese di DICEMBRE 2016

Continua   ......

Dalla casera di "Piandesire" gli uomini dell'"Oberdan", circa una trentina, se ne erano andati da poco e, risalita la "Vallinferna", avevano raggiunto per il sentiero militare il Monte Col, dove tu deciso di dividersi in 4 gruppi e di tenersi nascosti in fienili o case private a tempo indeterminato. Purtroppo i tedeschi scoprirono nella casera il materiale (armi e munizioni) nascosto dai partigiani in una stanza sotto un mucchio di scandolette, e ciò avvenne anche perché la presenza recente di ospiti lassù fu tradita inequivocabilmente dallo sterco lasciato dal mulo "Hitler".
Fini dunque incendiata anche la casera di "Piandesire", dopo di che, nel pomeriggio, le tre compagnie si riunirono presso i! ponte "del Disarmo", sul torrente Frison: da qui scesero verso Campolongo, ma, giunte all'ultimo ponte, prima del paese, furono avvistate da alcuni aerei alleati che ritornavano da un bombardamento sul territorio del Reich. Alcuni caccia scesero in picchiata, mitragliando e sganciando tre bombe: non si ebbero danni, ma solo tanto spavento, naturalmente anche da parte degli ostaggi.
Giunti infine a S. Stefano, Arrigo e gli altri vennero liberati ed ebbero la sorpresa di incrociare, presso il Comando tedesco, la macchina del dr. Leo Amadori che, accompagnato dal Pievano Peruzzi, dal Podestà G. Nicolai e dal Segretario Tiziano Maschio, era giunto in Comelico per perorare la loro causa. Arrigo ricorda anche che a S. Stefano Tita Zanetto fu trattenuto ancora dal solito Tenente delle SS e che quest'ultimo fu pesantemente redarguito da un Maggiore della Wehrmacht per il suo comportamento e soprattutto perché non voleva rilasciare gli ostaggi, nonostante che il Capitano che aveva condotto il rastrellamento ne avesse fatto chiara promessa già | giorno prima.
La sera dello stesso giorno scadeva il tempo concesso per terminare il nuovo ponte, ma i lavori non potevano venir conclusi: a fatica fu ottenuta una dilazione, a patto che i lavori continuassero anche di notte e di domenica. Il tutto venne reso ancora più difficile da una pioggia insistente che si protrasse per più giorni e che causava continui rallentamenti alle operazioni.
Il 22 ottobre, di domenica, la giornata era tipicamente autunnale, grigia e piovosa: mentre gli operai dell'Oltrepiave continuavano a lavorare per terminare i lavori, l'attenzione tedesca si spostava nuovamente sul Comelico. A S. Pietro giunsero molti soldati "prussiani", che chiamarono subito a rapporto il Parroco e gli imposero di riunire in piazza 20 uomini, da prendere come ostaggi per punire il paese dell'aiuto dato ai molti partigiani della zona. Sebbene il Parroco si rifiutasse apertamente di collaborare, quasi tutti gli uomini di S. Pietro vennero rastrellati e condotti a S. Stefano, dove furono lasciati a languire per tre settimane in carcere. Oltre un centinaio di essi fu poi trasportato nei campi di concentramento.
Sempre il 22 furono arrestati 18 uomini di Costalta, che vennero condotti a S. Stefano ma poi subito rilasciati, ad eccezione di uno»