Pillole di storia del mese di OTTOBRE 2015...

Tratto dal libro "GUERRA E RESISTENZA IN CADORE"

di Walter Musizza e Giovanni De Donà

 

(Capitolo "Le prime azioni del distaccamento "Cadore")

 

 

...siamo nel 1944 - estratto che riguarda il nostro Comelico...

"I primi rapporti con la resistenza carnica"

Una prima avvisaglia dei difficili rapporti tra partigiani carnici e cadorini si era avuta già nella primavera del '44, allorché presso l'albergo "Gemelli" di Campolongo s'era svolto un infuocato incontro, durante il quale 4 capi carnici avevano proposto, o comunque prospettato, un'invasione del Comelico da parte di tre reparti carnici ben armati, che sarebbero stati coadiuvati da un emissario rappresentante del Maresciallo Tito, in veste di osservatore. Dopo aver preso tempo, i rappresentanti del CLN di S. Stefano riuscirono a stornare tale non gradita intromissione grazie all'incoraggiante numero di nuovi arruolamenti avutisi nel periodo giugno-agosto e alla dichiarata, ed invero ad arte gonfiata, disponibilità di uomini e mezzi a breve termine su un territorio considerato proprio ed autosufficiente. A sancire tale "indipendenza" comelicese venne poi in agosto un accordo, firmato in duplice copia a "Cima Confin", colla reciproca promessa di non oltrepassare i confini stabiliti e di rispettare quindi le diverse zone d'intervento e d'influenza. Questo però non stornò del tutto il problema della fatale sovrapposizione
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Alla fine di maggio il reparto della Luftwaffe stanziato a S. Stetano fu attaccato di notte e fatto prigioniero da partigiani carnici delle Brigate "Friuli" ed "Osoppo". Il mattino successivo arrivarono in paese consistenti forze tedesche, che fermarono i pochi paesani trovati per le strade, radunandoli poi sotto l'atrio della chiesa. Quando però già si temeva il peggio, essi si convinsero in qualche modo che l'azione era da attribuirsi a gente "foresta", per cui non arrestarono nessuno e se ne andarono con gran sollievo di tutta la popolazione.

Nei primi giorni di giugno il Battaglione garibaldino stanziato a Pradibosco e comandato da "Aso" aveva progettato un'incursione a Campolongo per disarmare le Stazioni Carabinieri e Finanza lì presenti e venne all'uopo studiato un piano d'azione che teneva conto della presenza del grosso presidio di truppe tedesche nella vicina S. Stefano. Il giorno precedente la progettata azione Osvaldo Fabian "Elio" venne inviato con un altro compagno sul posto per perlustrare la zona e sincerarsi della situazione. I due trovarono il centro del paese pieno di tedeschi, circa 200, appostati in attesa con le armi in pugno: sotto una pioggia dirotta e pedalando freneticamente in salita riuscirono ad informare "Aso" del pericolo, quando il reparto stava già accingendosi a partire. L'azione venne dunque rimandata e si seppe poi che la trappola era stata preparata da un informatore dei partigiani, che, convocato e processato, finì "passato per le armi dalla inflessibile giustizia partigiana".

Il 16 giugno un distaccamento del Btg. "Carnia", al comando di Mansueto Nassivera "Leone", di Forni di Sotto, attaccò una pattuglia tedesca che stava scendendo da Sappada, facendo un morto, due feriti e quattro prigionieri.

Il 30 giugno poi un distaccamento del Btg "Carnia", comandato da "Aso" ed in asserito collegamento con partigiani locali, attaccò di sorpresa il presidio misto di tedeschi e carabinieri a S. Stefano di Cadore, facendo prigionieri cinque tedeschi e cinque italiani. Il bottino fu di 20 mauser, tre mitragliatori con abbondanti munizioni, materiale ed equipaggiamento vario.