Pillole di storia del mese di DICEMBRE 2015...

Tratto dal libro "GUERRA E RESISTENZA IN CADORE"

di Walter Musizza e Giovanni De Donà

 

(Capitolo "Gli avvenimenti dell'agosto 1944 e l'arrivo del capitano Hall")

 

 

...siamo nel 1944 - estratto che riguarda il nostro Comelico...

Capitano R. S. G. Hall, paracadutato in Carnia ...

.....SEGUE DA MESE DI NOVEMBRE 2015

.....atterraggio per un aviolancio alleato, atteso proprio a "Pramarino”.

Continua   .......

 

In quei giorni egli ebbe effettivamente accanto anche Sergio Kratter, allora diciassettenne, che così racconta di quello straordinario incontro:

 

Ricordo che a Candide, presso la casa dell'aw. Pietro Gera, nell'estate del '44 c'era un ascolto continuo e clandestino, notte e giorno, di "Radio Londra" e "Radio Italia Libera". Anche i figli dell'avvocato collaboravano con la Resistenza ed un giorno venne a S. Stefano il più vecchio di  questi, Francesco, per abboccarsi con mio fratello maggiore, Alfonso. Disse che dovevamo recarci in Val Visdende, a "Prà della Fratta", e solo strada facendo seppi che andavamo a trovare il Capitano Hall, già noto al Gera. Saranno stati i primi giorni di agosto, o prima, non ricordo. Dopo un lungo colloquio, l'americano mi annunciò che dovevo rimanere con lui. Io avevo 17 anni e parlavo abbastanza bene l'inglese e il francese, ma non ne volevo sapere di restare lì. Mi convinsero però a fermarmi per un giorno o due ed ebbi modo di conoscere bene quell'uomo, che si trova­va da noi in attesa di un aviolancio di rifornimenti alleati da effettuarsi a "Pramarino". Doveva inoltre organizzare e coadiuvare le formazioni partigiane cadorine, in particolare il Battaglione "Oberdan", che era di­slocato in una malga più in alto, a circa due ore di cammino dai "Piani di Visdende" e che comprendeva circa 80 uomini, tra i quali pure mio fratello Alfonso.

Dai colloqui avuti con lui venni a sapere che egli era lì in virtù di una sua radicata convinzione, certamente condivisa dai suoi comandi superiori, che la guerra si sarebbe fermata sui vecchi confini, tanto contesi nella Grande Guerra, e che fosse perciò necessario organizzare la lotta in

Cadore, ancora assai lontano dalla struttura già attivata in Carnia, dove i rifornimenti alleati erano già funzionanti ed efficaci. Il lancio in Val Visdende era appunto atteso con grande ansia ed eccitazione proprio per ravvivare gli sforzi cadorini e ricordo che il messaggio atteso in codice era "Il mulo ha quattro zampe".

Dopo tre giorni si unirono a noi due partigiani, Cesare De Mattia e Mario De Candido, ed io facevo da interprete. Essi facevano la guardia all'esterno e noi potevamo dormire tranquilli all'interno del fienile, con una coperta sul fieno. Eravamo puntualmente riforniti di viveri, sia dagli uomini dell'Oberdan", sempre curiosi ed attenti ai giudizi del Capitano, sia dall'aw. Gera, che veniva qui personalmente da Candide. Il lancio però non avveniva mai, ma Hall mi diceva che esso poteva venir effettuato anche senza preavviso, per cui era necessario tener sempre pronto il campo di lancio con delle cataste disposte a "L", mentre alcuni partigiani deir'Oberdan", appostati sui monti circostanti, dovevano star pronti a scendere e a dar man forte.

Hall ci faceva così preparare la legna per i falò sul pianoro, di circa metri 200 x 200, in leggera salita tra "Pramarino" e "Prà della Fratta". Una sera, improvvisamente, sentimmo il rumore di due aerei ed il capitano ci gridò "Leight/". Accendemmo immediatamente i fuochi, ma gli aerei passaro­no senza lanciare alcunché. Ci urlò allora di spegnere subito tutto, perché poteva trattarsi di ricognitori tedeschi e il giorno seguente era deciso a mutare la sede. Avrei voluto accompagnarlo, stare ancora con lui, ma volle a tutti i costi che ritornassi a casa. Io gli ho obbedito e venni a sapere in seguito che il lancio atteso in Val Visdende fu poi fatto in Carnia. Ricordo perfettamente quella volta che dalla vicina Carnia giunsero in Val Visdende, accompagnati dai partigiani, due ufficiali inglesi a trova­re Hall. Era di sera e rimasero per parecchio tempo insieme a parlare: portavano al Capitano la posta personale (mi ricorderò sempre questo particolare!), tanto che lui mi fece poi vedere una cartolina di auguri per il suo compleanno (12 agosto), inviatagli da suo fratello che combatteva nel Pacifico: nel giro di 6-7 giorni era arrivata in Val Visdende! Quando ci lasciammo ci salutammo cordialmente ed io gli diedi il mio indirizzo, naturalmente solo a voce, perché Hall non teneva niente per iscritto: "Se domani mi prendono - diceva - io non devo saper niente". Dopo un mese circa, forse in ottobre, mi mandò ancora a chiamare e lo trovai a Campolongo, solo in una casa del centro. Qui tirò subito fuori da una grossa valigia molte carte geografiche e mi incaricò d'indagare le montagne circostanti tra il Comelico e l'Austria, onde verificare se i vec­chi sentieri e mulattiere della Grande Guerra riportati sulle carte fossero ancora esistenti e in che grado percorribili da contingenti armati. Mi ribadì il suo pensiero che la guerra si sarebbe fermata sui vecchi confini e tirò fuori pure del denaro e me lo diede affinché contattassi degli uomini fidati per questo lavoro ritenuto da lui oltremodo utile in prospettiva futura. In quell'occasione potei constatare come la valigia fosse piena zeppa di denaro. Mi fornì pure degli schemi da compilare, segnalando su di esse tutte le variazioni intervenute sulle strade e sui sentieri. Io con Hall sarò stato un mesetto. Egli era ingegnere ed avrà avuto 35-38 anni. Mi fece una grande impressione: mi pareva molto esperto, quadrato, equilibrato, un uomo che non rideva mai, con un continuo, maniacale timore delle spie e dei delatori, tanto che non si allontanava mai dalla baita per più di dieci minuti. Doveva essere uscito da una scuola per agenti segreti molto seria, capace di forgiarlo a dovere e di renderlo tra l'altro attento a non coinvolgere alcun estraneo nella sua vicenda. Portava al fianco una pistola vistosa, tipo "Far West", e girava sempre in divisa perché diceva che in tal modo, se lo avessero preso, avrebbero dovuto adottare nei suoi confronti le clausole della "Convenzione di Ginevra". Io feci il lavoro assegnatomi, ma poi di Hall non seppi più niente. Nel mese di ottobre ripresi gli studi al Liceo di Vittorio Veneto e alla fine della guerra venni a sapere che i familiari di Hall erano stati a Candide per parlare con l'aw. Gera.