Pillole di storia del mese di DICEMBRE 2016...

Tratto dal libro "GUERRA E RESISTENZA IN CADORE"

di Walter Musizza e Giovanni De Donà

 

(Capitolo "I rastrellamenti di ottobre e il frazionamento della Calvi")

 

 

...siamo nel 1944 - estratto che riguarda il nostro Comelico...

 

.....segue dal mese di NOVEMBRE 2016

Continua   ......

Sempre il giorno 17 Sappada (Bladen, naturalmente, per gli occupanti) subì il suo secondo grande rastrellamento, dopo quello del 1° luglio. I nazisti procedettero ad arresti nominativi ed obbligarono molti giovani, anche con le minacce, ad arruolarsi nelle loro fila. Dopo un periodo di addestramento a Silandro e a Malles, costoro vennero impiegati in operazioni antipartigiane in provincia di Belluno, a Lamon, a Feltre e nello Zoldano, assieme ad altri elementi di Cortina.

La stessa giornata vide rastrellato il paese di Costa, il cui svolgimento ci è stato illustrato dalla testimonianza di Celso De Tomas.

All'alba, mentre diversi uomini si trovavano, per prudenza, a dormire in "Aiaredo" o comunque fuori dal paese, una giovane donna, intenta a lavorare a "Studeprà", presso un gruppo di sei fienili, s'accorse che giù nella valle, in direzione di S. Nicolò, tra le brume di un giorno piovoso, una colonna militare stava risalendo il costone. Costei corse subito ad avvisare in paese i suoi fratelli, tutti ritornati a casa dopo l'8 settembre.
Osvaldo, mutilato ad una gamba, fu immediatamente fermato dai tedeschi con una raffica di mitra a 50 metri circa ad est del paese e costretto a ritornare indietro. Ben presto tutto il paese fu circondato mentre i soldati cominciavano a perquisire le case e a convogliare tutti gli uomini nella via principale. Un Tenente delle "SS" costrinse il proprietario della locanda "Dolomiti", certo Giacomo, ad indicargli tutti i posti dove avrebbero potuto trovarsi dei partigiani e a guidarlo poi nei locali della scuola. Qui era appesa la bandiera tricolore: il Tenente la prese, la pose sopra la testa di Giacomo e, squarciandola al centro, gliela infilò addosso con caustiche parole, ordinandogli poi di far da guida nella ricerca dei partigiani. Il povero Giacomo, con  la bandiera malamente avvolta sul corpo e con l'asta goffamente trascinata dietro, dovette obbedire e portarli presso dei vicini fienili che finirono tutti incendiati.

Rientrati in paese, egli dovette porsi proprio davanti ad una mitragliatrice, mentre venivano messi in fila tutti gli uomini sopra i 17 anni, davanti alla casa Zanon e alla locanda "Dolomiti", a nord della contrada principale del paese, e veniva operata contemporaneamente la perquisizione delle case. Due giovani, Corrado, di anni 21, e Bruno, di 19, furono condotti presso il bar, fatti sedere e bastonati, in quanto sospettati partigiani a causa dei capelli un po' più lunghi del normale. Altri due, "Nini" e Silvio, all'identificazione dichiararono di compiere 17 anni quello stesso giorno, per cui vennero trattenuti, mentre i più giovani e quelli oltre i 65 furono rilasciati.

Durante queste operazioni, un anziano di 73 anni, Luigi Costan, disse di conoscere la lingua tedesca avendo lavorato per molti anni in Germania, ma, avendo negato di aver visto in loco partigiani, si buscò due severi ceffoni dal Tenente, che definì il suo tempo passato in Germania insufficiente per imparare a dire la verità. Era accorso nel frattempo dalla canonica di S. Nicolò il curato don Valentino De Martin, d'anni 60, a piedi su per la mulattiera, ma non potè parlare coi suoi fedeli radunati e fu anzi invitato a tenersi in disparte, presso la mitragliatrice, sotto la casa dei Dorigon.

Verso le ore 16 tutti i radunati furono portati sotto scorta a S. Stefano, lasciando il paese nella più completa desolazione: gli internati sarebbero stati ben 52. I tedeschi sembravano intenzionati a dar fuoco al paese, reo di aver dato ospitalità a partigiani e a mission alleate, soprattutto nella locanda "Dolomiti ", tanto che ordinarono di portar fuori dalle case e dal negozio di alimentari tutte le masserizie. Fatto sta che il giorno seguente non ritornarono per mettere in pratica quanto avevano esplicitamente promesso e qualcuno pensò che ciò fosse dovuto all'umano trattamento assicurato dalla gente del posto ai loro soldati prigionieri presso le scuole.

Del resto era noto a tutti che in loco s'aggiravano molti partigiani e che questi godevano della simpatia della gente: presso i fienili sopra il paese, che poi vennero bruciati durante il rastrellamento, trovavano ospitalità molti combattenti e per un certo periodo furono tenuti anche dei prigionieri tedeschi, tra i quali un Tenente ed un Maresciallo, che, accompagnati da "Bosco", si recarono in qualche occasione nella casa di Giannino De Tomas ad ascoltare la radio, come fecero pure il Cap. Hall e il Magg. Smith.

In paese risiedevano per di più alcuni partigiani malati o convalescenti, come ad esempio "Feo", rimasto ferito al Passo di Monte Croce durante l'attacco al locale presidio, e a Costa era stato giustiziato il nazista Piller, che molti consideravano allora il "Gauleiter"* di mezza Pusteria: impossibile quindi che i tedeschi non considerassero Costa un autentico covo di "banditi".

Dopo alcuni giorni, dei 52 rastrellati 9, tutti validi e celibi, finirono internati al campo di Bolzano, mentre i rimanenti vennero liberati. Altri tre vennero invece arrestati a Kartitsch mentre erano alla ricerca di sale.
 

*Gauleiter =capo di una sezione locale del Partito Nazista.