Curiosità storica.

Nasce nel maggio del 1952 il primo numero del mensile "IL COMELICO" con la direzione di A. Pellizzaroli.
Nell'articolo di presentazione: L'idea di formare questo giornale nacque una sera. Una di quelle sere d'inverno lunghe e fredde, in un caffé del centro  tra alcuni amici, centellinando un buon bicchiere di vino, di quello "Verona" buono, che ti fa fare il bis e anche il tris, dopo i quali inizia un lungo colloquio che cominciando con i problemi del capoluogo va a finire su tutti quelli dell'intera Vallata.
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direzione e amministrazione - via S.Candido- S.Stefano di Cadore
prezzo £. 35

(n.1)

Anno 1 n.1 maggio 1952 -pag. 1-2-3

I problemi della nostra Vallata
parecchi e vitali i problemi che attendono una soluzione

Tutti sono ormai presi in esame dalla Amministrazione Comunale del Capoluogo prima, e poi esposti con dettagliate ed esaurienti relazioni in due importanti riunioni tenute nel Municipio di S.Stefano, presenti tutti i Sindaci ed i Capi delle Regole, e presenti infine il prefetto di Belluno Dr Mascolo, il vice prefetto Zampaglione, l'on. Corona, l'ing. Luciani ed il Comm.Calliari, rispettivamente questi ultimi due, Preidente e Direttore dell'Ente Provinciale per il Turismo della nostra Provincia.
Tali problemi sono stati anche riportati sul nostro quotidiano "Il Gazzettino" in più riprese.
Torniamo comunque ad accennarli questi problemi e ci soffermeremo sui principali: strada della Valle - Ispettorato e Condotta Forestale - Azienda di Soggiorno e Turismo del Comelico- servizio di autobus Padola-Sappada-Casa di Ricovero del Comelico con annesso Gabinetto Radiologico e Servizio di pronto soccorso-Bacino idroelettrico della Valle Visdende- Industrializzazione della zona.

Comitato per la valorizzazione del Comelico

Anzitutto è stato costituito l'apposito Comitato per la valorizzazione del Comelico al quale sono stati chiamati a farne parte: tutti i Sindaci della vallata, I Consiglieri Provinciali geometri Pellizaroli e Martini, l' Ispettore Forestale Dr. Poldelmengo ed il Comm. Calliari Direttore dell' E.P.T. di Belluno. Tale comitato si è messo all'opera, con tenacia e con ferma volontà.

Strada della Valle

Per la strada della Valle , il Sindaco Fontana ha riferito in una recentissima riunione tenuta in Comune, sul convegno da lui avuto a Roma, assieme all'on. Corona ed all'ing. Baratto, con il Direttore Generale dell'ANAS. Nella riunione del Comune è stato deciso l'invio di un telegramma di ringraziamento per le assicurazioni avute sulla sistemazione di detta strada. Nel telegramma è stato chiesto anche l'immediato appalto dei lavori, in relazione al favorevole anticipo verificatosi nella stagione lavorativa.

La condotta forestale

Questa ormai può dirsi un fatto compiuto in quanto i Comuni di S.Stefano, S. Pietro, S. Nicolò e Danta e le rispettive Regole ne hanno ormai deliberata l'adesione ed approvato lo statuto.
Dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste è stata data anche assicurazione che appena perverrà la pratica sarà subito emesso il Decreto di concessione del contributo del 75% per il personale tecnico e del 50% per il personale di custodia.
Sono ormai stati presi diversi contatti con un esperto Tecnico Forestale, il quale ha ormai fatto visita alla zona.

Azienda di Soggiorno e Turismo

Anche qui tutti i Comuni della Vallata hanno ormai presa la deliberazione, di aderire all'istituzione dell'Azienda di Soggiorno e Turismo del Comelico. Le pratiche, con tutti i relativi e numerosi incartamenti, sono ormai state rimesse ai Ministeri e si nutre fiducia che entro il prossimo autunno avremo finalmente il riconoscimento ufficiale.
In attesa intanto di tale riconoscimento i Comuni di S. Pietro Cadore, S. Stefano, S. Nicolò e Danta hanno ormai deliberato di unirsi quest'anno alla "Pro Loco di S.Stefano. In una recentissima riunione è stato provveduto anche alla formazione del nuovo Comitato della "Pro Loco" alla quale sono entrati a farne parte anche i Rappresentanti dei tre Comuni aderenti.

Il servizio di autobus Padola - Sappada

Cira la istituzione di tale servizio, più che utile e necessario nel periodo estivo specialmente, è stato deliberato di proporre ai Consigli Comunali dei Comuni della Vallata la costituzione di una Azienda Municipalizzata Intercomunale che ne assumerà l'esercizio.
E' stato dato incarico al signor Bruno Vecellio di approntare un piano di finanziamento che si aggirerà sui 17 milioni di gestione e per la domanda di concessione.
Approvataanche la proposta di domandare all' Ente Provinciale del Turismo di Belluno di accogliere un Rappresentante del Comelico in seno al Consiglio dell'Ente stesso.

Casa di Ricovero con annesso Gabinetto radiologico e Servizio di Pronto Soccorso.

Anche qui il Comitato per la valorizzazione della Zona ha riconosciuto come quest'opera, oltre che essere necessaria per il prestigio e per il decoro del Comelico, rivesta un carattere altamente umanitario e sociale.

Industrializzazione della zona.

Anche in questo campo è motivo di compiacimento il constatare come in molte Regole si pensi non solo, ma si abbiano avuto ormai dei contatti con qualche Ditta, allo scopo di creare in Comelico qualche seria pur piccola industria capace di dar lavoro a qualche cinquantina di  operai.
Come si vede non solo si sono fatte chiacchiere e programmi, ma qualche cosa, per non dire molto, si è raggiunto, e si lavora ancora con passione per dare una solida base per un migliore progresso civile, economico e sociale della nostra meravigliosa Vallata.

Nel campo del lavoro  -  L'ufficio di zona dei Liberi Sindacati

Il Segretario Prov.le dei Liberi Sindacati, Dr. Cecchini, accompagnato dal suo funzionario Conti, ha tenuto nel mese di febbraio nel Capoluogo del Comelico, presso l'Albergo Unione, un Rapporto a tutti i Fiduciari Com.li dei Sindacati Liberi della Zona del Comelico.
Erano presenti una ventina, scesi da tutte le Frazioni della Vallata e rappresentanti le varie categorie: Dipendenti Enti Locali, Agricoltori, Pensionati, Edili.
Cecchini ha illustrato con parola convincnte ed appassionata tutte le provvidenze che sono in corso per i lavoratori e per le quali l'Organizzazione costantemente si batte.
Ha illustrato poi la campagna per il ribasso dei prezzi. Ha riferito sul ripristino dell'Ufficio di Zona per il Comelico e provvisoriamente retto dal Fiduciario di Zona signor Pellizaroli.
Ha fissato il recapito per l'Assistenza dell'INAS e per il Funzionario dell' Ufficio Zona del Cadore signor Groppo, il primo venerdì di ogni mese, nelle ore pomeridiane la prima e nelle ore antimeridiane il secondo, ed ha assicurato che in seguito questo recapito potrà essere fatto anche più volte.
La laboriosa riunione si è chiusa con la visita del Segretario Prov.le all'Ufficio.

Nel Sindacato Dipendenti Comunali

Su invito del nostro Fiduciario di Zona, signor Pellizzaroli Antonio ed alla presenza del Fiduciario di Zona del Cadore dei Sindacati liberi, signor Groppo Liuigi, si sono riuniti nel mese scorso presso la sala Consigliare del capoluogo, gentilmente concessa, tutti i dipendenti del Comune di S. Stefano.
Sono stati presi in esame problemi riguardanti la categoria, il tesseramento per l'anno in corso e si è provveduto alla nomina del Capogruppo e dei tre Consiglieri. A Capogruppo è stato nominato ad unanimità di voti, il collega B. Zandonella, addetto alla Segreteria della Regola di Campolongo.
Hanno preso la parola poi entrambi i Fiduciari di Zona sulla utilità e la necessità dell'organizzazione.
E' stato infine con compiacimento preso atto da tutti i convenuti, della deliberazione del Consiglio Comunale di S. Stefano, che senza tante discussioni in merito, e , prima anche di conoscere le nuove tabelle che verranno fissate dallo Stato, ha deliberato i miglioramenti economici in corso e corrisposto infine l'acconto di lire 15 mila su tali miglioramenti.
Il nuovo Capogruppo a nome anche di tutti i dipendenti Comunali ringrazia da queste colonne tutta l'Amministrazione della comprensione avuta, promettendo la massima collaborazione da parte di tutti i dipendenti.

...dopo la prima pagina completa riportiamo solo gli articoli che interessano il nostro paese: Costalissoio

COSTALISSOIO

IL NUOVO PARROCO

Il nostro benvenuto al nuovo Parroco di Costalissoio, Don Aurelio Frezza. Gli abbiamo fatto visita e ci ha dato la netta impressione che sia un buon Sacerdote, pieno di buon senso, ed anche abbastanza navigato per lunga esperienza per aver conosciuto la vita militare ed i campi di prigionia.
Ha fatto il suo ingresso ingresso ufficiale nel mese di febbraio, insediandosi nella nuova Parrocchia il giorno 24 stesso mese.
Era stato accolto dal Sindaco del Capoluogo, Fontana, e dai tre Consiglieri Comunali della Frazione di Costalissoio ed accompagnato quassù, dove è stato ben accolto ed ha prodotto in tutti una buona impressione.
   Col nostro benvenuto, gli auguri!

NELLA REGOLA

Quassù niente elezioni di Regola. Pare che la gestione Commissariale sia la più indicata e rispondente alla mentalità del paese.
Attriti personali, discordie, errata interpretazione dell' Ente Regola, un po' di politica forse che non va e non può andare nelle nostre famiglie più o meno grandi, dividono in due netti gruppi la laboriosa gente di questa Frazione.
Comunque non ci si può lamentare del Commissario! E' un bravo funzionario ed un bravo uomo il Dr. Pisani: cordiale e democratico; da vecchio alpino (siciliano) ha saputo accattivarsi la stima e la simpatia di questa popolazione.
Non si può dire che abbia fatto solo della ordinaria amministrazione, perchè nella sua gestione di un anno ha al suo attivo i seguenti lavori pubblici: ultimazione della Casa Canonica, costruzione in muratura del tratto dalla Canonica a via Costalta, il Rio Mulinetto, con il contributo del Genio Civile e la strada Costa-Costalissoio i cui lavori ancora continuano.

Tanto però ancora gli resta da fare, in quanto il paese è rimasto un po' in arretrato come lavori pubblici. La fognatura del paese e la sistemazione interna dell'abitato e della piazza, i lavori di riatto della Malga Pramarino e della strada di Campobon sono indilazionabili. Prendiamo comunque atto che alla fine del corrente mese sarà fatta l'asta per l'aggiudicazione dei lavori per la fognatura e per l'acquedotto e la sistemazione di parte del paese. Che verrà infine fatta la briglia a monte del "Rio Molinetto" e per la quale il nostro Dr. Pisani è riuscito ad avere un contributo dallo Stato di 6 milioni.
Sappiamo che ha anche buona volontà di fare. Faccia! Non perda tempo tempo, e...ci scusi...non scocci troppo con riunioni od Assemblee, giacchè sappiamo anche il valore che hanno, e ciò almeno sino a tanto che il famoso ...Statuto non sarà approvato. Faccia, ripetiamo, giacchè si trova in una particolare situazione ed ha tutti gli elementi in suo favore, primo fra i quali, e quello che conta, i mezzi finanziari che non gli mancano, poichè questa Regola ha diverse centinaia, per non dire migliaia, di piante stramature e che vanno in deperimento. Faccia, ripetiamo ancora, perchè i sopraccitati lavori sono di estrema necessità per Costalissoio, e serviranno anche a lenire la forzata disoccupazione. Non si stanchi!...la prenda un po' con filosofia, che è la dote degli alpini!

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(n.2)

 

Anno 1 n.2 giugno 1952 -pag. 1-2-3

In prima pagina si parla di "Casa di riposo del Comelico" con annesso gabinetto radiologico e servizio di pronto soccorso".

(riportiamo solo la parte introduttiva)

In una seduta della giunta comunale di S. Stefano, ai primi del corrente anno, era stata esaminata, o meglio riesaminata, l'opportunità della costruzione nel Capoluogo del Comelico, di una Casa di Riposo per vecchi e inabili al lavoro con la istituzione di un Gabinetto Radiologico, che costituirebbe un prezioso sussidio per le cure degli ammalati della vallata.
Era stato costituito anche un apposito Comitato, a far parte del quale erano stati chiamati i signori Giovanni Fontana, Dr. Vianello e geom.Pellizzaroli Tullio, con l'incarico di preparare uno studio preliminare di massima.
La necessità della realizzazione di tale progetto era stata sentita in Comelico, ancora nel lontano ormai 1939, sotto l'allora amministrazione del Cav. De Mario Giuseppe, il quale, come vedremo qui di seguito, era riuscito superando anche allora svariate difficoltà, ad accordare tutti i Comuni della zona, per la realizzazione di questa opera. E la casa ora sarebbe un fatto compiuto se non fosse allora intervenuta la guerra!
Il Comitato ha preso proprio in esame, nel suo studio di massima, il progetto di allora.
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si motiva anche...
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l'ansia che affannava la popolazione del Comelico per le penose condizioni in cui si è venuta a trovare nell'inverno 1950-51, allora la neve bloccò la zona dell'alta valle del Piave senza via di scampo ed i suoi 13 mila abitanti scongiuravano l'Onnipotente perchè non fossero tormentati dauno di quegli innumerevoli malanni che richiedono l'intervento immediato del medico, munito dei mezzi di indagine che al giorno d'oggi anche una modesta infermeria ha in dotazione.
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l'articolo continua con la cronistoria passata dell'iniziativa con l'indicazione che nel progetto del 1940 la somma stimata per la realizzazione era di 25.000.000.

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In seconda pagina troviamo la prima di tre puntate di storia su "I natali delle Regole a cura di Ovidio Menegus.

Si parla anche di "Antiche famiglie Comelicesi" - Un grande Comelicese dimenticato: Osvaldo Antonio Monti. Articolo dell'Avv. Celso Fabbro.

Moriva a Candide il 3 marzo 1820, all'età di 68 anni, un grande figlio del Comelico: L'avv. Osvaldo Monti, chiamato ancora in vita "la stella del Cadore" per l'acutezza dell'ingegno, per la sapienza giuridica, per l'eloquenza nel Foro e nelle pubbliche magistrature, per lo spirito indomito nella difesa degli interessi della Patria, specie negli anni turbinosi che seguirono la caduta della Repubblica Veneta.
La notizia della scomparsa del Monti si spargeva come un baleno dalle sorgenti del Piave alle sponde del Boite e veniva accolta dovunque come una pubblica sventura.
Il giorno successivo nella Chiesa parrocchiale S. Maria di Candide, un illustre ed insigne oratore, il Pievano Don Osvaldo Varetoni ne tesseva l'elogio funebre in una orazione possente, tuttora inedita, nella quale veniva celebrata la verace grandezza del Monti, senza trascendere alla esagerazione del panegirico, aborrita dalla eloquenza franca e virile del Varetoni.
Ma da quell'anno 1820 ad oggi la legge fatale del tempo inesorabile ha quasi cancellato la memoria di Osvaldo Monti, sebbene la sua effige figuri fra i 32 busti dei cadorini illustri scolpiti nel 1864 da Valentino Besarel e conservati sotto un soffitto del palazzo della Magnifica Comunità Cadorina.
Osvaldo Monti era nato nel 1762 a Candide da un buon ceppo antico: la vecchia famiglia Monti, che due secoli prima era distinta e doviziosa, ma in quel tempo decaduta ed impoverita. Figlio di un Osvaldo e di Maria De Martin di Dosoledo.
Riceveva i primi insegnamenti nel paese natale dell'abate Francesco Maria Gera. Questi "s'accorse che i suoi primi slanci erano quelli del genio e gli apparve tosto quale un prodigio di memoria e di ingegno". (Varetoni)
Avviato poi alle scuole di umane lettere a Pieve di Cadore, fu ivi scolaro di don Francesco Galeazzi, dando nuove prove della sua singolare intelligenza.
In età giovanissima, sotto la guida del dott. Antonio Vecellio di Pieve, "egli si slancia nella carriera forense d'un passo così fermo e veloce, da convincergli attoniti spettatori ch'ei toccherebbe ben presto l'ultima meta. Giovinetto di esperienza e di anni, non aveva ancor finito di crescere in statura, e già nel Foro compariva un gigante". (Varetoni)
Veniva presto eletto alle principali cariche locali e si rendeva celebre nelle adunanze del popolo.
Avvocato, notaio, console e sindaco della Comunità Cadorina, giudice di pace, il Monti esercitava ogni ufficio con la forza del suo ingegno e della sua rettitudine.
Il pubblico bene era il tema favorito dei suoi argomenti, il centro a cui teneva ogni linea dei suoi discorsi, la meta a cui anelava la sua robusta e concitata eloquenza. Dopo Dio, la Patria era tutto per lui. Quando parlava di Patria, un entusiasmo vivissimo s'impossessava della sua anima..e le parole gli piovevano infuocate dal labbro. (Varetoni).
Tale fa Osvaldo Monti nei suoi giovani anni, e tale nella sua virilità.
Al monti sono affidate le più ardue missioni in difesa degli interessi del Cadore, dapprima presso la Repubblica Veneta e successivamente presso i dominii stranieri che si alternarono negli ultimi decenni della sua vita.
Nel fatale 1797, l' avv. Osvaldo Monti, insieme all'avv. Galeazzo Galeazzi, si presenta quale ambasciatore del Cadore a Napoleone Buonaparte a Passariano (Udine) ed ottiene il libero transito delle nostre zattere di legname a Lovadina, la liberazione degli ostaggi cadorini, la liberazione del Cadore dalle rapaci requisizioni, la restituzione delle argenterie confiscate alle Chiese.
Narra il Varetoni, sulla testimonianza di una dotta penna di quel tempo, che il monti "si presenta al cospetto di quel terribile conquistatore, gli parla franco, risoluto, preciso; e mentre per gli altri le sue apparizioni erano lampi e fulmini le sue risposte, per Monti aperta era sempre la sua porta...e nel tempo stesso che i più reputati patrizi veneti erano costretti a passeggiare le anticamere ed a girare a lungo per i giardini di palazzo Manin (a Passariano) prima di poter ammirare la sua faccia, Monti si tratteneva in familiare colloquio con Napoleone, colpiva con la prontezza delle risposte il suo spirito, moveva con trionfante facondia il suo cuore, e da lui otteneva tutto ciò che a pro della Patria e lui domandava. Tanto era l'ascendente del genio e la sua preponderanza sul cuore dei potenti".
L'incontro di Napoleone con gli ambasciatori cadorini è il soggetto di un grande dipinto che abbiamo rinvenuto in una villa del Bellunese. Si vede in esso Napoleone che stringe la mano al Monti, che appare giovane e di bellissimo aspetto.
Altro dipinto riproduce il Monti in atto di arringare dinanzi la Signoria Veneziana nel Palazzo Ducale.
Nell'altrettanto fatale 1809, nel quale avvenimenti terribili funestarono il nostro Cadore, una compagnia di Croati e di briganti dalla Pusteria invadono il Comelico. Accorre Osvaldo Monti e con la sua eloquenza induce gli invasori a rivalicare il confine.
Instaurata la dominazione austriaca che assoggetta il Cadore a nuove requisizioni, il Monti si presenta a Vicenza, fra le truppe ed i cannoni, al Generale Bellegardo e al Principe Reuss Plauen, ed ottiene l'esenzione del Cadore da altre rapine.
Il Monti muore nella sua casa di Candide (ora di proprietà Giacobbi): in quella casa ospitale, ove il Monti usava accogliere illustri visitatori, autorità, amici e clienti.
Sposato con Maria Giovanna Zambelli, gli succedono i figli: 1) Liberale, avvocato e poeta; 2) Galeazzo, distinto pittore trasferitosi a Belluno e che fu padre di quell' Osvaldo Monti, dottore in legge, pittore, scultore, amico di Ippolito Nievo e di Armando Fusinato, del quale illustrò le poesie; 3) Luigi, medico 4) Eugenia, sposa di Giacomo Bettina.
Non sia discara la rievocazione di questo grande figlio del Comelico, il cui nome è degno di essere eternato nel bronzo e di essere conservato nel cuore di quanti anelano al bene della Regione

                                                      Celso Fabbro

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...in terza pagina si parla di:

S.STEFANO -Ufficalmente costituita la Condotta Forestale (sarà poi il Consorzio Forestale del Comelico che per tanti anni ha curato boschi e ambienti)

Il nuovo Medico
Col giorno 15 corrente ha preso possesso del suo ufficio il Dr. Amelio De Diana, al quale è stato con recente Decreto Prefettizio, dichiarato vincitore della condotta medica del Capoluogo.
Al cadorino Dr. De Diana, al quale è stata affidata anche la Mutua Sanitaria Comunale, e che giunge a noi preceduto da buona fama di valente professionista per aver prestato lodevole servizio per circa 4 anni presso l'Ospedale Civile di belluno quale assistente dei proff. Broglio e Dardani e dei dottori Ferrai, Gabrielli e Maraspina, con il nostro cordiale saluto le felicitazioni e gli auguri migliori.
Anche il dott. Vianello che lascia la condotta, un ringraziamento per la sua opera svolta nel periodo dell'interinato di questa condotta medica.

Deficienze al Cinema Piave
...ci si lamenta per la cattiva riproduzione sonora e la scarsa nitidezza delle immagini e si propone la sostituzione dell'impianto.

COSTALISSOIO - Lo Statuto della Regola
 (
nascerà così la prima amministrazione regoliera)

La Magnifica Comunità Cadorina nella sua seduta straordinaria del Consiglio Generale nel mese di maggio, presenti quasi tutti i componenti, ha approvato fra i vari Statuti delle regole, anche quello di Costalissoio.
Ha riaffermato però i vecchi concetti, tenuti presenti dalla Comunità stessa che riconoscono il diritto al riconoscimento del titolo di Regoliere a quanti abitino nella circoscrizione del Comune, ed affermando inoltre che i Consiglieri del Comune sono pure di diritto Amministratori della Regola quando si riscontrano in essi la qualità di Regolieri.
Il relatore, Grand' Ufficial avv. Comm. Celso fabbro, con parola semplice e persuasiva ha illustrato la necessità di non allontanarsi dallo Statuto Tipo.
Avremo quindi anche quassù a Costalissoio, quanto rpima, le elezioni di regola, per nominare gli altri due amministratori che unitamente ai tre Consiglieri Comunali di questa Frazione attualmente in carica, formeranno la Commissione Amministrativa della Regola stessa.

COSTALISSOIO - L

'Ufficio Postale e Telegrafico
(si parla ora ma verrà realizzato alcuni anni dopo)

Questa laboriosa Frazione del Comune, dista dal centro 6 Km. circa, con forte dislivello in zona montagnosa, con 430 abitanti in continuo aumento, sede anche di Parrocchia, ha assoluta necessità di avere sul posto un Ufficio Postale e Telegrafico, anche perchè buona parte della popolazione emigrata, in continuo contatto epistolare con quella residente, incrementa notevolmente il servizio postale.
Tra i vari problemi che questa Frazione deve risolvere, per favorire anche il movimento turistico, la creazione di tale Ufficio riveste anche vitale importanza, per cui vogliamo sperare che i preposti alla direzione della cosa pubblica, vorranno non solo farsi interpreti presso la Direzione Provinciale delle Poste e Telegrafi, ma anche spingere affinchè la istituzione di tale Ufficio venga risolta con sollecitudine, o almeno nel corrente anno.

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la pubblicità di quel tempo....

(n.3)

Anno 1 n.3 luglio 1952 -pag. 1-2

In prima pagina si parla di "La SADE ed il bacino idroelettrico della Valle Visdende"

Problema complesso e grosso quello del Bacino idroelettrico della Valle Visdende ! Oggetto di giu­stificato allarme da parte di tutta la popolazione del Comelico ed in principal modo per i Comuni di Comelico Inferiore, ed oggetto an­che di discussioni e commenti e di particolare interessamento. Anche nel mese scorso, nella sala consiliare del Municipio di S. Stefano, ha avuto luogo una importantissima riunione, nella quale, l'ap­posita Commissione di Istruttoria per gli impianti idroelettrici ha illu­strato la domanda della SADE di­retta alla costruzione d'una grande Centrale elettrica in località “Ponte della Lasta” e per il funzionamento della quale verrebbero raccolte le acque del fiume Piave, con i suoi affluenti: Silvella, Frison, Digon, Padola e Mauria. Tale importante progetto è col­legato con il serbatoio di riserva che dovrebbe esser costruito nella Valle Visdende. Erano presenti alla riunione gli Onorevoli Corona e Giorgio Bettiol, i Consiglieri Provinciali del Comelico, il Cav. De Zolt anche in rap­presentanza della Magnifica Co­munità Cadorina, tulli i Sindaci del Comelico, quello di Auronzo, tutti i Presidenti delle Regole del Comelico, nonché numerose altre per­sone interessate e che hanno nella zona opifici azionati idraulicamente. Il Sindaco Fontana di S. Stefa­no, ha dato lettura di una ampia e dettagliata relazione tecnica nella quale sono stati messi in evidenza i danni che. con il Bacino idroelet­trico della Valle Visdende, deriverebbero ai Comuni maggiormente interessati di S. Stefano, S. Pietro e Danta, relazione che ha trovato non solo la piena comprensione, ma anche la solidarietà di tutti i con­venuti, i quali hanno firmato la op­posizione, diretta al Ministero dei Lavori Pubblici - Divisione Acque ed Impianti Elettrici, tramite il Ge­nio Civile di Belluno. Hanno parlalo gli Onorevoli Bettiol e Corona. quest'ultimo anche a nome dell' Onorevole Riva e del Senatore Tissi, dal quali aveva mandato verbale di rappresentarli, entrambi promettendo il loro mas­simo interessamento. Trascriviamo integralmente la dettagliala esposizione del Sindaco del Capoluogo del Comelico:

A nome dei Comuni del Comelico e di quello di Sappada espon­go quanto segue, chiedendo che ciò sia inserito nel verbale di istruttoria. La presenza di così numerosi rappresentanti dei nostri paesi a questa istruttoria rende evidente la importanza che ora viene attribuita al fattore acqua. Se ci riportiamo al 9 settembre 1925, quando ebbe luogo analogo convegno per l'identico problema, e ricordiamo che allora vi partecipa­rono due sole persone, e precisa­mente il Sindaco di San Pietro e quello di Sappada, si deve dedurre che in questo frattempo si è adegua­tamente sviluppata nei nostri abi­tanti una coscienza idraulica. Essi hanno finalmente capito quale im­mane ricchezza è racchiusa nell'ac­qua di questi innumerevoli ruscelli, che, scendendo dai frastagliatissimi spartiacque, man mano si raccoglie nelle diverse conche per poi precipitare entro gole e dirupi nelle in­cassate valli rumorosamente, ma purtroppo ancora inutilmente.

Proibito toccare quell'acqua perchè è tutta venduta.

Infatti dal 1922 tutti i corsi di acqua di queste valli sono in privi­legio delle Società Idroelettriche. Il privilegio arriva al punto che di detta acqua viene negato l'uso per bere. (v. Decreto Ministero Lavori Pubblici). Per i corsi d'acqua minori posti a monte delle grandi derivazioni che la iniziativa locale tentava di utilizzare con regolare richiesta, in­terveniva una ben congegnata organizzazione politica per far desti­nare la concessione a favore di So­cietà Idroelettriche (Risina - Pa­dola - Frison) anziché agli Enti locali ed il bacino idroelettrico della VALLE VISDENDE.

Il sistema politico del ventennio è valso anche a far rinunciare al Comune di S. Stefano Cadore, at­traverso il suo Podestà, all' ener­gia riservatagli come rivierasco, con la scusa che la linea di trasporto era troppo costosa: ma nessuno degli Amministrati fu allora inter­rogato per conoscere se era consi­gliabile rinunciare agli 664 mila Kwh effettivi che a L. 10 corri­spóndono a L. 8.640.000 annui di fronte a L. 1 milione che il Comune dovrebbe ora pagare alla SADE al prezzo di costo. Tentativi fatti in passato per in­dustrializzare le nostre valli sono finiti nel nulla perché l’acqua era indisponibile. Nell’immediato dopoguerra una grande industriale laniero si proponeva di estendere in questi luoghi che sarebbe riuscita provvidenziale per queste popolazioni, ma dovette desistere dal proposito perché l’acqua che gli serviva per forza motrice era indisponibile. Ora improvvisamente, dopo 30 anni di privilegio passivo, il privilegio diventa attivo, non certo a favore degli abitanti di queste valli, ma a favore di un complesso azionario idroelettrico, il quale in nome dell’interesse collettivo nazionale, farà finalmente tacere il fragore di queste acque, per obbligarle a produrre elettricità, trasportando lon­tano l'energia ricavata, vendendola a suo profitto forse anche in paese straniero.Di fronte a questo stato di fatto stanno elementi di diritto. Diritto di vita, prima di tutto, che scaturisce da quello che hanno queste popolazioni di ritrarre dai beni naturali del proprio suolo il proprio sostentamento: i boschi, i pascoli, le acque. Questi beni sono interdipendenti ed inalienabili, per queste popolazioni di montagna che vivono soltanto con essi. Non biso­gna dimenticare che la zona abi­tata da queste valli si sviluppa tra i 900 e 1400 metri sul livello del mare. dove l'agricoltura è rappre­sentata da pascoli e dai prodotti del bosco, per lavorare il legname occorre l'energia idraulica e per sviluppare il turismo è necessario non deturpare il paesaggio con pan­tani o rivi secchi. Che tutto questo fosse indispen­sabile a queste popolazioni lo rico­nobbe esplicitamente la Repubblica Veneta attraverso il Decr. 21 genn. 1663 con il quale veniva costituito il privilegio della libera disponibilità delle acque di questo territorio. Purtroppo da allora le condizio­ni non sono migliorate, anzi in rap­porto al progresso verificatosi nel frattempo in tutte le altre contrade, si deve constatare che questa stasi corrisponde ad un regresso. Di qui la ragione per cui queste popolazioni, attraverso i parlamen­tari qui invitati, chiedono alla Na­zione in nome della quale le So­cietà Idroelettriche dichiarano di operare, di non volerle depauperare di questi ultimi beni che sono la sola ragione che le trattengono arram­picate quassù.

Molto si è scritto e promesso in prò della Montagna, ma ben poco si è fatto.

Queste popolazioni chiedono, a questo proposito, che tra i beni ina­lienabili pervenuti a queste popola­zioni in virtù di antichi laudi e sta­tuti sia compresa anche l'acqua in consegna del citato Decreto della Repubblica Veneta, nel senso che, senza turbare il concetto della demaniabilità delle acque, sia riser­vata agli abitanti della Comunità Cadorina la prelazione sull'uso del­le acque stesse, ottenendo in cam­bio speciali diritti di più diretto ed ampio beneficio che non sia quello sanato dalle Leggi normali dello Stato. La quale cosa non creerebbe per esse Leggi, un precedente dan­noso in quanto la situazione della Comunità Cadorina è del tutto speciale. In conseguenza di ciò, mentre mantengono la riserva di far ricorso al Tribunale Superiore delle Acque, i Comuni e le Regole interessati domandano al Ministero dei LL PP. che il non ancora pubblicato Decreto 5 luglio 1940. n. 2588. con il quale attraverso l'istruttoria 9 settembre 1925 veniva concesso alla SADE di derivare a scopo idroelettrico dal Torrente Silvella Visdende e dal Piave ed Acquatona, sia dichiarato senza effetto fino a quando non sia esperita una nuova istruttoria attraverso la quale gli interessati possano far valere gli accennati diritti di prelazione e con­seguenti, risultando del tutto ina­deguata la riserva di energia pre­disposta nel relativo disciplinare (Il ventesimo della portata minima, na­turale continua) e, mentre confer­mano le opposizioni già presentate dai singoli Enti locali del Comelico e di Sappada. chiedono il termine di mesi tre dalla data di notifica del verbale della presente istruttoria . per poter documentare tutte le as­serzioni indicate nella presente dichiarazione e presentare un proprio progetto di utilizzazione idroelettrica a norma dell'art. . 10 del T.U. 11 dicembre 1933. n. 1775. onde poter con essa soddisfare le necessità vitali di queste vallate, presumendo che la richiesta soddisfi ad....

In seconda pagina si parla di:

Pionieri a VALGRANDE

Si è aperta ora la stagione turistica; da ogni parte accorrono i villeggianti per ammirare la bel­lezza magnifica e l'imponenza pa­noramica di questa località. . Sentiamo perciò di dover rendere pubblico tributo alla memoria ai  pionieri che per primi ne intuirono l’ avvenire, ivi richiamando coi loro sforzi non sempre coronati da suc­cessi, i primi visitatori.

Tita De Martin, benemerito con­servatore, paziente ed appassionato raccoglitore di documenti storici ri­guardanti la nostra terra Comelicese, si scuserà se una volta tanto tentiamo di invadere un campo( meritatamente suo !)

Vuole la leggenda che Catullo giunto da Roma a Verona, sua città natale, mentre era in viaggio con gli amici Romani, per recarsi alla caccia nelle alte Valli Bavaresi, si sia con questi trovato in discordia, ed abbia pre­ferito salire la Valle del Piave. Vuolsi an­che che Claudia, sua non sempre fedele amica, lo abbia seguito essendole stato a Roma ucciso il fratello in una rissa di fazione, e che alle sorgenti di Valgrande, assaporando l'odore sulfureo dell'acqua, ab­bia voluto in essa bagnarsi.

Qualche maligno aggiunse che due pa­stori nascosti tra i pini ed i rododendri si siano divertiti ad ammirare l'insolito pano­rama e le procaci forme della bella Romana. I pastori ai giorni nostri si meraviglierebbero alla vista di così inusitato spettacolo e per aggiunta gratuito così come oggi tutto e a pagamento. Quanto vi sia di vero nella leg­genda non lo potremmo dire: ci sovviene tuttavia che scartabellando molti anni fa in compagnia del compianto amico Giulio Cesco, una enciclopedia, trovammo che quelle sor­genti erano conosciute sino da quei tempi e dallo stesso Catullo.

Veniamo ora ai tempi nostri e facciamo un po' di storia contemporanea che « ciò che desideriamo fare. Fino dal 1680 Virginio Zambelli aveva, su incarico dell' Amministra­zione Comunale, esteso un grandioso progetto di stabilimento termale e vi aveva riservata a questo un'ampia arca nei pressi dell'attuale albergo Vittoria, ma... come molti progetti, è rimasto sempre allo stato di progetto. Ed ecco che pochi anni appresso, il maestro Valentino Pocchiesa, benché gravato di fami­glia, inizia nei pressi delle Sorgenti stesse, una costruzione in legno a due piani. Ba­gnanti e visitatori vi affluivano dai molti paesi vicini e lontani. Ivi si godeva una pace gaia e sembrava che in ognuno di noi, la vita si rinnovasse ed acquistasse energie sconosciute.

Rimpatriati dall'alta Valle dell'Inn, se­guirono al buon Pocchiesa i fratelli Festini Prina. Giuseppe con un piccolo impianto balneare , e Taddeo con la costruzione dei bagni, Albergo Vittoria, seguiti poi da Amati Primo con una prima costruzione ceduta poi a Battista Pellegrini ed in seguito con l'at­tuale albergo Valgrande e villini circostanti. Non possiamo dire che il Villaggio Alpino della Federazione Fascista Trevigiana ed at­tualmente gestito dai Salesiani abbia portato a Valgrande miglioramenti di qualsiasi ìn­dole, anzi tutt'altro.

Chiudiamo augurandoci che il Comune voglia provvedere a mi­gliorare lo stato di desolante ab­bandono in cui si trovano le sor­genti sulfuree dando ad esse un conveniente aspetto e che ancora i nostri pastori possano ammirare le belle Romane, seppure provviste di costume da bagno, bagnarsi tra i pini ed i rododendri.

 COSTALISSOIO - Lo Statuto della Regola

Ufficialmente approvato lo Statuto della Regola.

Nello scorso numero di giugno accennavamo al parere favorevole dato dalla Magnifica Comunità Cadorina allo Statuto della Regola di questa Frazione.

Possiamo ora confermare uffi­cialmente che tale Statuto è stato approvato dalla Giunta Provinciale Amministrativa di Belluno, la qua­le, respingendo il ricorso presentato da Pomarè Giovanni e C., ha af­fermato e convalidato il concetto che riconosce il titolo di Regoliere a quanti abitino nella circoscrizione del Comune ed affermando inoltre che i Consiglieri Comunali di que­sta Frazione sono pure amministra­tori della Regola, qualora si riscon­trino in essi la qualifica di Regoliere.

 

Anno 1  n.2-3-4-giugno-luglio-agosto 1952

ANCORA NOVITÀ

Vieni su forestiero, corri con la famiglia!l

 Ci s’innova davvero, con forza, a meraviglia !

Così fu detto nel noceccntoquarantanove,

tuttora nel cinquanta continuano le prove.

 

Infatti l’acquedotto funziona egregiamente

 ed ormai in ogni casa trovi l’acqua corrente

 e ... » gli ospiti sono grati all’ingegner Baratto

 che il loro desiderio seppe tradurre in fatto:

 

d’ installare un impianto da cui spillasi il vino

con i getti ...dell’acqua..'. anche troppo ...vicino!

Le spine di Solagna si son moltiplicale,

vedi in ogni esercizio, certo, ... centuplicale!

Di molte case il tetto è per aria librato

 che tutto l’ edificio deve crescer d' uno strato;

 altre invece s’allungano sulla strada maestra,

 alcune a sinistra, qualchedun’altra a destra.

 

E per ben ospitare gli attesi villeggianti

 in soffitta, i padroni, finiran tutti quanti,

 ma mentre i primi il fresco di goder contan quassù,

 i secondi altre cure... di far pensan più ...in sù:

I reumi accumulati durante il lungo inverno

 guariran sotto i...tetti, al caldo che è d’inferno

 e, senza fare i fanghi, o similari cure

 la ... cura al ... portafoglio... essi faranno pure !!

 

E le nuove Pensioni ? È quasi incredibile

 quante ne sono sorte ! all’ indescrivibile !

 Una è ALL’AMICIZIA da De Mattia Dina

 che, tra l'altro, assicura un ottima cucina

 

ALL' AGNELLO, da Bano signor Pellizzaroli

che l'abbacchio tien pronto non pei romani soli

 e vivo lo conserva, in progressiva crescita.

 arrosto da servir con prelibata mescita.

 

PENSION TRIESTE, AL PONTE, un'altra MIRA PIAVE,

Piave che di vittoria fulgida fu la chiave!

PENSIONE DA SOLAGNA, quel tal... de’ rubinetti,

 che finirà, egli pure, com’ altri sotto i tetti!

A questo punto, amici, succosa come fragola

ecco che spunta, alfin, la moral della favola:

poiché i,., liberatori.., quei magnifici,.. alleati...

di tutte le colonie ci voller ... liberati,

 

Non come d'altri tempi è possibile emigrare

 salvo che andar sotterra, in miniera, a picconare ...

od in Africa ancora, odiati e... servitori...

dove di nottetempo qualcun ci può far ... fuori!

Così stando le cose, visto che piano piano

 ci gioverà il turismo in un tempo non lontano,

 ognuno ha alfin compreso che in cambio del piccone

 emigrar meglio è in ... soffitta e in casa far pensione!

A. SALIMBENI

1950

 

Assistenza climatica estiva

Il problema dell'assistenza climatica estiva a favore dei bambini delle famiglie più bisognose di questa zona ha avuto ad iniziativa di questo Commissario Prefettizio — Dottor Cristadoro — un principio di esecuzione con l’invio di circa 80 bambini alla Colonia di Sottomarina di Chioggia.

Il provvedimento ha riscosso la incondizionata approvazione e l'elogio sincero di tutti i frazionisti.

Ci consta però che il nostro Commissario ha cominciato con il raccogliere notizie ed elementi perchè l'iniziativa abbia il doveroso sviluppo e l'indispensabile continuazione anche negli anni avvenire per il sempre maggiore vantaggio delle popolazioni infantili del Comelico, Infatti da qualche settimana sono stati dal Dottor Cristadoro fatti passi presso il Sindaco di S. Stefano. di S. Nicolò Comelico, di S. Pietro, con i Presidenti di varie Regole (Campolongo, S. Stefano,S. Pietro, Presenaio) allo scopo di gettare le basi per la realizzazione di una illuminata iniziativa: la costruzione cioè di un padiglione permanente in una delle spiagge vicine a questa zona, padiglione che possa accogliere, in turni di 200 - 250' per volta, i bimbi del Comelico bisognosi di cure marine, solari- salsoiodiche.

Ci auguriamo che all'infaticabile azione del Commissario di Costalta.. permeata di vivo senso di umanità e di solidarietà sociale, arrida il successo che merita, e riscuota la dovuta comprensione da parte dei nostri solerti amministratori locali e delle Regole comelicensi.

                                                                       ******************

UN CIMITERO... UNA MAMMA

Ritorno a S. Stefano dì Cadore  ogni anno, rispondendo ad un richiamo dolce di amore, nella inquieta ansia dell'esule che cerca in ogni contrada, nella luce di una lacera bandiera, le cose più care che ha perdute, una casa ed un cimitero lontani.

E ogni anno rivivo l'impressione della prima volta, quando, risalendo l'alta Valle del Piave, mi era  apparso alla confluenza del Piave e del Padola il paese di S. Stefano,.chiaro, ridente,adagiato. in una meravigliosa conca di verde. Impressioni d'ieri come quelle di oggi... S. Stefano, piccola gemma di questo Cadore che è tutto un incanto, con sfondi di montagne magnifici ed una varietà inconfondibile sempre nuova di colori e di luci: dolci declivi di praterie di un verde caldo ed intenso, fuga di paesi e i casolari a mezza costa su in alto: e un paesaggio riposante dove l’ occhio trova in ogni momento ed in ogni ora sfumature e riflessi incantevoli, in gioco alterno di luci e di ombre.

La strada risalendo il corso del Piave, dal bivio di Cima Gogna giunge a S. Stefano sulla piazza della Chiesa, dalla piazza si dipartono in tre direttrici tre strade: la prima per Candide, Dosoledo, Padola sale al passo di Monte Croce verso S. Candido e la Val Pusteria; la seconda, piegando a destra, per Campolongo, Mare, Presenaio porta a Sappada; la terza, svoltando a sinistra finisce ad un viale sulla destra del Padola a ridosso della montagna: al termine di questo viale, in un angolo di pace e di silenzio, un piccolo cimitero di guerra, che ha la bellezza e l'incanto di un piccolo giardino.

Cimitero di guerra dedicato alla memoria del Tenente Adriano Lobetti Bodoni del 92* Regg. Fanteria: silenziosa offerta nata da un dolore, e che oggi ancora dopo 37 anni ricorda agli immemori la poesia meravigliosa dell'amore di una Mamma: dolorante Mamma che  ebbe come tante altre stroncata da una morte la sua vita, ma che volle riunite con il suo figliolo le spoglie rimaste « sei anni ai venti ed ai geli » di cinque compagni « consorti di gloria e di morte » caduti il 4 agosto 1915 sulle falde del Monte Rotheck.

 Il cimitero di guerra raccoglie le salme di circa mille caduti: fanti, bersaglieri, alpini, genieri, artiglieri, fiamme gialle, soldati austriaci, accomunati nella morte e nella gloria.

Un cappellano militare del 7* Reggimento Alpini, Don Angelo Arnoldo, ha curato per lunghi anni con meravigliosa abnegazione ed amore la ricerca, l'esumazione, la sepoltura di questi soldati caduti, noti ed ignoti.

\Al centro della parete opposta all'ingresso una cappella; nell’ interno un altare e sull'altare, scultorata in legno la scena di un Sacerdote che benedice un soldato morente.    

Davanti alla cappella, isolato, un piccolo monumento sormontato da un'aquila; sui lati il nome del Tenente Adriano Lobetto Bodoni e gli altri quattro caduti, la motivazione della medaglia d'argento alla bandiera del 92" Reggimento Fanteria ed il motivo di canto:

« perche già uniti da un solfalo con lui qui giassero raccolti per l’eterno riposo in un solo santo rito di amore ».

Sulle pareti interne del muro di cinta sedici lapidi con scritte che portano l'anima in alto, invitando al ricordo, alla meditazione, alla preghiera.

Per tutti questi umili fanti che:

« morti oscuramente

 luminosamente vivono »

per questi eroi sconosciuti, che nella luce di una bandiera:

« fissando la meta

varcarono l'infinito »

ed in silenzio in una trincea in un assalto:

« correndo verso la gloria

 salirono al cielo »

sembra che una voce misteriosamente canti il motivo dell'offerta:

« una croce a loro

 all' Italia la gloria ».

L'armonia passa di accordo in accordo, si attenua, riprende, diviene canto e l'anima rapita guarda ad una meravigliosa luce lontana che palpita e non muore perchè:

« il tramonto degli eroi

 non avrà mai sera ».

Nell'incanto di questa poesia che si illumina della luce di mille morti e di mille eroi, ripartendo alcuni anni fa da S. Stefano e ritornando  lontano al mio lavoro, il destino volle che io incontrassi un Colonnello degli Alpini, scampato dalla tragica ritirata di Russia: e raccontai a lui la storia del cimitero di guerra di S. Stefano dove io venivo ogni anno in triste pellegrinaggio di amore per cercare una mamma ed un alpino.

Nacque dal nostro incontro del settembre 1948 l’idea di costruire nei cimiteri sedi dei tre Battaglioni del 1* Reggimento Alpini tre piccole tombe, in ricordo dei caduti di Russia; nel desiderio dolce che a queste tombe ogni novembre mamme doloranti venissero nell'illusione di trovare il figlio che non aveva più fatto ritorno.

L'idea è divenuta realtà; il voto è stato assolto: due tombe sono state inaugurate nell'ottobre 1950 nei cimiteri di Mondovi e di Genova, la terza nel novembre 1951 nel cimitero di Carrara: tre tumuli - un alpino veglia i compagni caduti  sui marmi scolpita la scritta meravigliosa, splendente faro di luce nell'ombra :

 II tramonto degli eroi

 non avrà mai sera »,

Ritorno a S. Stefano di Cadore ogni anno, rispondendo ad un richiamo dolce del cuore: ed ogni anno sembra che la mia inquieta ansia acquisti in questo cimitero di guerra che ha la bellezza e l'incanto di un piccolo giardino: m'indugio fra le tombe, di viale in viale e rileggo i nomi e le scritte.... : ascoltando il canto del Padola che scende verso il Piave, cerco nella visione del Popera che si staglia nel cielo maestoso, lontananze di luci e di ombre, quasi di sogno.

I                  Ritorno... quasi in pellegrinaggio di amore: forse perchè in questo angolo di pace e di silenzio io mi illudo di trovare una Mamma, la mamma che attese per trentanni il ritorno....

Forse perchè in questo cimitero io dimentico una casa lontana che ho perduta, e ritrovo tra le tombe la mia tomba ed un fratello.

S.Stefano di Cadore, Agosto 1952

   Aldo Ruffi

                      *******************

 

* S. STEFANO IL MINISTRO SEGNI In visita al Camelico

 

Nella terza decade di agosto il Ministro della Pubblica Istruzione,

On. Segni, che si trovava per un periodo di riposo ad Auronzo. accompagnato dal Presidente della Magnifica Comunità Cadorìna. Ing. Vecellio, e dall' On. Corona, ha fatto una visita nella Zona del Comelico.

Dopo essersi fermato a Padola ed a S. Nicolò dove ha visitato nelle due Chiese preziose tele, autentiche opere d'arte, ha raggiunto S. Stefano, Capoluogo del Comelico. Ad attenderlo erano tutti i Sindaci della Vallata e Sappada. nonché i Presidenti delle 15 Regole del Comelico. Nella sala della Consulta, il Presidente della Comunità Cadorina ha rivolto all'ospite il saluto di tutto il Comelico e si è soffermato brevemente, ma efficacemente, sui problemi che interessano la Zona, e principalmente su quello del Bacino Idroelettrico della Valle Visdende e sul riconoscimento della Scuola di Arti e Mestieri di Santo Stefano.

In proposito è stato consegnato all'On. Segni un memoriale che illustra ampiamente la portata dei problemi accennati. All’ Ing. Vecellio è seguito il Sindaco del Capoluogo Fontana, che ha portato al Ministro il saluto suo e delle popolazioni.

Terminata la riunione il Ministro e tutte le Autorità hanno visitato la Scuola Arti e Mestieri, dove si è vivamente compiaciuto per i progressi ottenuti e rilevabili dalla Mostra dei Lavori. Ha promesso tutto il suo interessamento per il riconoscimento di questa Scuola, che rappresenta poi nella vita del 'Comelico, un vero cardine.

Successivamente accompagnato da tutte le Autorità si è recato in Valle Visdende, ove dovrebbe, nei disegni della Sade, sorgere uno dei grandi bacini idroelettrici, problema fondamentale per la economia del Comelico. Il tema non è stato ufficialmente trattato ma c'è da ritenere che durante la colazione al sacco, sia stato particolare argomento di conversazione.

Dopo aver visitato una fiorente Colonia a Cima Gogna accompagnato dall'On. Corona e dal Presidente della Magnifica Comunità Cadorìna. è rientrato in Auronzo.

 

 

Le manifestazioni del ferragosto

 Riuscitissime le manifestazioni or­ganizzate dalla « Pro Loco » del Capoluogo della Vallata del Co­melico, in occasione del ferragosto.

Numerosissimo pubblico ad applaudire la coppia Da Rin Mario- Fontana Enrico, vincitrice, seguita a breve distanza da De Candido- Battaglia e da Pellizzaroli - De Candido Imelde, nella gjmkana per motoscootter che ha chiuso il giorno 19 agosto, il vasto programma  delle manifestazioni estive di Santo Stefano.

Il vasto programma comprendeva un torneo di tennis da tavolo, che ha visto le vittorie di Zanotto nel singolo, e Zanotto-Corte nel doppio, un torneo di bocce, una applauditissima esecuzione di canzoni della montagna del Coro trentino « La Tor » ed il concerto del complesso strumentale di Obertilliach (Austria) che ha dato una nota particolare per i caratteristici costumi tirolesi

Un plauso in particolare ai dirigenti della «Pro Loco» per la riuscitissima organizzazione.

Anno 1  n.6-7 -ottobre-novembre 1952  

IL BOSCO NELL’ECONOMIA MONTANA
Parlare del bosco come fattore principale dell’economia montana è come sciorinare alla curiosità dei lettori un mondo di cifre, di tabelle, di dati statistici che sfugge alla mia competenza.

Mi propongo semplicemente, di illustrare il mondo alpino, giacche l'utilità del bosco balza ai nostri occhi solo girando per le vallate selvose che ci attorniano: non è possibile infatti che un' anima sensibile alle bellezze e all'ordinamento mirabile della Natura non senta il bisogno di avvicinarsi a quelle forme di vita, di conoscerla, di scoprirne le funzioni varie, di vederla insomma come fonte inesauribile di bellezza, di forza, di ricchezza.

Nessun libro e nessun oratore sapranno dire la grande verità che ci viene dettata dal bosco.

Il continuo succedersi di infinite verdi sommità di alberi fa scomparire le asprezze del suolo, nasconde ogni forra, difende la terra dalle forze brute del cielo, custodisce la capanna e l'armento : il bosco ci appare come il buon Dio tutelare dell' Alpe.

Oltre all'immensa ricchezza di tronchi, ecco l'utilità della selva come regolatrice delle acque correnti, l'influenza sul clima di intere regioni, la forza con cui sa trattenere la zolla sui costoni più ripidi: basta pensare all'uragano di acque, fatto pioggerella sottile dentro il folto dei rami, alla linfa che continua lenta a penetrare nel suolo che le radici fanno poroso, alla bufera che perde ogni violenza oltre la verde muraglia che resiste tenace ed elastica al potente soffio, ai raggi del sole che filtrano fra gli aghi sottili come  leggera cortina di luce.

Guardiamo i nostri villaggi allineati lungo le strade che escono dal bosco verso il sole dei campi. Aleggia lo spirito silvano su tante piccole cose dell'uomo che gode la sua vicinanza: le belle stecconate grigie, la fontana scavata nel tronco, la catasta ben composta sotto il poggiolo, i cento attrezzi per il lavoro dei campi e — dentro le abitazioni tranquille — la stufa che vuole il grosso fascio di legna.

Dopo la serena poesia, ecco, presso il torrente, i cumuli di tronchi tagliati; sentiamo l'uguale ansito della sega e poche voci che parlano di abeti, di metri, di trasporto, di lire....

La parabola è compiuta: dalla visione che ci scoprì la bellezza profonda del bosco alle fredde parole del mercante.

Beppino Casanova

La pubblicità al tempo...

...E SEMPRE COSÌ


Simbolo gaio di stagioni bello

 a frotte se ne van le rondinelle

s'en van col loro lieto cinguettare,

per un altr'anno ancora ritornare.

        Partono. E' ormai finita la stagione

         dei prati in fior, del caldo sol leone

       e Monte Col di bianco incappucciato

     questa fine in anticipo ha segnalo.

Son partiti gli alpini e gli artiglieri,

restan, l'Arma fedele e i finanzieri

 per l'ordine ed il fisco tutelare

 e ... forse ... qualche bimba ... consolare!

        Se ne andran le Colonie pur, tra poco,

di nuovo sarà chiusa la PRO - LOCO,

partita è l'orchestrina di TRIESTE

        e riprende il Paese la sua veste.

Scomparso è il Pizzardon bianco-vestito,

 con lui anche il... formaggio se n'è ito,

 vigile e attento con i lunghi guanti

 dirigente il... buon senso dei viandanti... !

        Fin qui nulla di strano, o Cittadino,

che ognuno se ne torni al suo destino,

ma ... perchè non potrebbe rimanere

       un migliore servizio di corriere ? ? ?

Perchè adesso Tosi, Gigetto, Bressan

  ogni domenica chiusi rimarran ? ? ?

 Olio, caffè, burro, pone, farina

    più non s'avrà di festa alla mattina;

        Già ! anche il pane che, tornando l’uso

         che pure il forno alla festa resta chiuso,

           presolo il giorno prima e riscaldarlo

         tira come la ciunga a masticarlo !!!

Perchè corriere ce ne son due sole

  anche il giornale arriva quando vuole

   e, come non bastasse desirarlo

devi osservar l'orario ad acquistarlo!

Fra tanti malinconici pensieri

         un sollievo s'è avuto proprio ieri:

il latte che di prezzo era salito

si torna aver, da oggi, diminuito !

Perchè la villeggiatura, non lo sai,

  solletica l'appetito... ai bottegai

 e, come il latte, tutte le derrate

dalla sera al mattin trovi... aumentate !!!


Ma mentre tutto cresce, meno il sale

         il cui prezzo è ... di marca ... nazionale ...

         consoliamoci che, a fin villeggiatura,

         cala financo la ... temperatura ... !!!

Cala ... l' inverno tut'altro che breve,

calerà il... sole, calerà la ... neve !

Caleran le ... valanghe !!! e così stante,

cala coi lagni o eterno villeggiante !

A. SAL1MBENI S. Stefano - Settembre 1952


I NOBILI POLO


Come abbiamo scritto nel numero precedente, i fratelli Giacomo e Giovanni Poli, nel luglio 1663 al fine di recare aiuto alla Repubblica di Venezia, nella guerra contro i Turchi e nell'intento di ottenere la nobiltà veneta, presentarono al Doge la seguente supplica, nella quale sono esposte le benemerenze della famiglia:

« Serenissimo Prìncipe !

L'essere del suddito non ha miglior uso o più propizia fortuna che quando si consacra al suo Sovrano e alla sua grandezza: non sa trarre lodevole impiego per nobilitare i propri sudori che gli atti di continuo ossequio verso la pubblica Maestà; non può sortire, sfera più gloriosa della sua attività che il comodo ed il servizio del Principe...

Impressi nella famiglia di Noi Ciacomo et Giovanni Poli, humilissimi servi di Vostra Serenità, questi documenti col sangue e con la nascita... hanno mosso per lunghissima serie di anni i nostri intenti a donare al pubblico bene il loro talento; altri l'habilità nei Consegli in più luoghi della Serenità Vostra, con incessante mira all'intera osservanza dei suoi precetti; altri la sanità nei chiostri ...; altri esponendo la vita per la difesa di quei confini di Vostra Serenità contro gli Arciducali...

Sarà dunque il pregio più cospicuo de' nostri antenati l'essersi per diversi sentieri incomunali ad un medesimo termine del servizio delle EE. VV. Sarà lode principale della nostra casa l'hiaver in ogni tempo consacrato lo sforzo dell'habilità... per qualificare in forme non ordinarie e memorabili la stessa nostra impareggiabile devotione : mentre tenendo casa in Friuli, dove godiamo la prerogativa della nobiltà, con le sostanze che abbiamo ivi in Cargna, per il territorio di Cadore et Belluno... ci è riuscito honorevolmenle aumentare le nostre fortune.

E già che tutto il nostro essere el havere lo riconosciamo di prosperi influssi di questo serenissimo cielo, ci conducono le gravissime congiunture presenti  nelle quali la Serenità Vostra, con eroica c mai più praticala costanza, difende la libertà e la fede  ai piedi del suo soglio reale, offerendole in libero volontario dono ducali centomila correnti  • • •

Adempio in tal modo l'ardezza dei nostri cuori, ma consoliamo insieme le anime de' nostri maggiori, che godranno certamente di veder derivalo dalle famiglie un testimonio cosi distinto di vera devotione ».

La supplica venne accolta nello stesso luglio 1663, dal Senato e dal Maggior Consiglio, e cosi i fratelli Poli e discendenti venivano decorati della patria nobiltà veneziana; e fregiati dello stemma seguente: in campo vermiglio tre monti verdi, con un braccio nascente nella parte manca dello scudo, vestito di azzurro, che impugna una spada d'oro.

Nello stesso anno 1663 i Fratelli Poli iniziarono la costruzione del sontuoso Palazzo di S. Pietro, prospiciente la piazza del Capoluogo, palazzo che è il terzo ed ultimo edificato dalla famiglia.

Sull'area di tale palazzo vi era fino allora l'antica casa dei Poli -De Pol, rimasta a disposizione dei De Pol a seguito della divisione con i Polo, e della costruzione degli altri due palazzi di Mare (16I0 e 1645),

Nel 1663 i Poli convennero con i De Pol la permuta seguente: i De Pol cedono l'antica casa dei Poli, i quali la demolivano e costruivano sull’ area della stessa il terzo palazzo succitato; i Poli a loro volta costruivano nella vicina località "Stavel » altra casa che assegnavano in cambio ai De Pol.

In questa casa che tutt'ora sussiste in parte diroccata, i De Pol abitavano fino al 1734, nel quale anno acquistavano dai Poli il palazzo di Mare (ora Cesco Canzian), dove trasferivano la loro abitazione, ivi rimanendo fino al 1812, nel quale anno acquistavano dai Poli il palazzo di S. Pietro (ora Municipio).

Con i due Fratelli Giacomo e Giovarmi Poli (una sorella dei quali, Adriana, passava a cospicue nozze col Conte Ottaviano di Collalto) la casa Poli si divideva in due rami : quello di Giacomo (1618-1670) e quello di Giovanni (1629-1707).


La discendenza e la fine dei Nobili POLI


Elevati i fratelli Giacomo e Giovanni Polì alla dignità del veneto patiziato nel 1663, essi diedero luogo a due distinte discendenze.

Nello stesso anno 1663 e nell'anno successivo edificavano il grandioso palazzo di San Pietro (attuale Municipio), che meglio si addiceva alla conseguita nobiltà. Da Mare si trasferivano in tale palazzo, dove vivevano insieme per breve tempo, data la morte prematura di Giacomo.

Discendenza del N.H. Giacomo Poli(1619-1670)
Giacomo muore nel 1670 e lascia numerosi figli, i quali nell'anno successivo si dividono dallo zio Giovanni. Ad essi viene riservata la proprietà esclusiva del nuovo palazzo di San Pietro, mentre al N. H. Giovanni viene assegnala la proprietà del palazzo di Mare (quello costruito nel 1645).

Gio. Battista (1650-1691), ìl primogenito di Giacomo, nel 1687 (data documentata) fa affrescare il palazzo di San Pietro « da un Carlo eccellente pittore piemontese », del quale ignorasi l'esatto cognome, essendo incerto che tal cognome fosse « Valle », quale leggasi in una cronaca contemporanea, su questo punto probabilmente errata, non essendovi notizia di un pittore Carlo Valle.

Il vero autore di tali dipinti non è da ritenersi ancora identificato. Pochi anni dopo Giò. Battista muore celibe a  Venezia.

II fratello Florio (1656-1727) dimora prevalentemente nel palazzo Poli a Villa-piccola di Auronzo, ora sede della Pretura, ed ivi muore celibe, dopo di avere fondalo nel 1709 la Mansioneria  perpetua del Crocefisso di Valcalda a Pieve di Cadore,

Gian Francesco ( 1664-1738) altro fratello, abita nel palazzo di San Pietro ed a Venezia, dove sposa la nobildonna Pisana Corner. Muore a San Pietro. Gli altri due fratelli Agostino e Giambattista muoiono celibi a Venezia,

Unica discendente ed erede di tale ramo i Giacomo (1703-1787 c.), figlio di Gian Francesco. Con lui la casa Poli prende stabile dimora a Venezia.

Già vivente il di lui padre, la cospicua, immensa sostanza dei Poli comincia a sgretolarsi con frequenti e sempre maggiori vendite, sposso falle, per i beni del Comelico, ai loro consanguinei De Pol, il cui casato di uomini di legge era, nel secolo XVIII, fiorente più che mai.

Giacomo muore in tarda età verso il 1787 c lascia due figli, Gian Battista  e Cristoforo, ì quali negli ultimi decenni della Repubblica di San Marco formavano parte del Ser.mo Maggior Consìglio ed erano magistrati della "Quarantia" il primo anche Podestà di Crema e di Treviso. Nei 1812 essi Vendono il palazzo di San Pietro al notaio Antonio De Pol q.m. Bortolo, e poco dopo alienano anche gli ultimi beni che possedevano in Cadore e in Carnia.

Cristoforo muore a Venezia (1817) a successivamente Gran Battista a Bibano, dove possedeva gli ultimi retaggi della sostanza avita.

Lasciano entrambi dei figli, dei quali si hanno scarse notizie. Ignorasi se il casato sia tuttora esistente ed abbia perduto la nobiltà fra le numerose famiglie Poli che esistono attualmente nel Veneto e fuori.

Discendenza del N.H. Giovanni Poli (1629-1707)

Giovanni Poli, ottenuta l'assegnazione del palazzo di Mare, trasferì la propria dimora a Tolmezzo, dove aveva sposalo una nobile Janesi; e poi a Tiezzo nel Friuli, dove possedeva una vasta tenute ed una villa signorile. Ivi moriva nel 1707, disponendo che venissero celebrate 5 mila Messe a suffragio della sua anima.

Gli succedevano i figli : Angelo, eletto nel 1709 Magistrato alle pompe ; Giuseppe, eletto nel 1707 Rettore in Lucania e nel 1714 Governatore di nave; Gio. Giacomo. frate domenicano, che nel 1723 istituiva la Confraternita del Rosario nella chiesa di Perarolo, Angelo era in Venezia un personaggio influente, al quale i cadorini ricorrevano in caso di bisogno: specie il Comune di Valle di Cadore che lo considera suo protettore.

Nel 1743 Angela e Giuseppe Poli vendevano al notaio Bortolo de Pol il palazzo di Mare (ora Cesco Cancian) e successivamente alienavano mano mano tutti i beni da essi posseduti.

Non consta che abbiano lasciato discendenti.

Di fronte al rapido declino della famiglia Poli, ben a ragione il nostro esimio storico don Pietro Da Ronco afferma che l'acquisto della nobiltà con l'esborso di centomila ducali alla Repubblica fu il principio della decadenza morale ed economica dei Poli »,

Per la storia dell'altro casato dei De Pol, legato ai Poli dalla comune origine e subentrato in buona parte dei loro beni nel Comelico, e poi pur esso decaduto, come la maggior parte dello antiche famiglio comelicesi, rimandiamo i nostri lettori a quanto pubblicato dal Da Ronco,

C. Fabbro

 

Generosa elargizione

 La locale Agenzia della Cassa Risparmio Verona, Vicenza e Belluno, ha elargito la somma di Lire 10 mila in favore della locale Scuola Arti e Mestieri, da destinarsi agli alunni più meritevoli della Scuola stessa..

La Presidenza e la Direzione di questa Scuola, sentitamente ringraziano anche dalle colonne di questo giornale per il simpatico e significativo gesto di questo benefico Istituto.

Anno 1  n.7 -novembre 1952    

 


Anno 2  n.1 gennaio 1953      

• CASADA
Mons. Vescovo nella Parrocchia per la consacrazionE delle campane.

La piccola Parrocchia di Casada ha avuto l'alto onore di ospitare il giorno 22 dicembre Mons. Muccin. nostro Vescovo di Belluno e Feltre. il quale accompagnato dal suo Segretario, si è spinto per la prima volta quassù a Casada, facendo anche l'ultimo tratto a piedi, per la consacrazione e benedizione delle tre nuove campane, fuse col bronzo di quelle vecchie dalla Ditta Poli di Vittorio Veneto.

Le case erano pavesate di festoni inneggianti. Al suo ingresso verso le ore 15.30 Mons. Vescovo è stato ricevuto dal Clero, rappresentato dai Parroci di S. Stefano, Costalissoio e S. Nicolò, dal Commissario Prefettizio della Frazione, Rag. Serse Baldovin, dall’Assessorc della Frazione Comis Da Ronco Gaetano, dal Segretario Comunale e dai tre padrini delle campane.

È entrato quindi nella bella e linda Chiesetta, affollata di fedeli ed ha iniziato la consacrazione delle campane. Cerimonia celebrata con rito solenne ed inoltre speciale che ha riscosso la viva attenzione di tutti i presenti i quali forse per la prima volta in vita assistevano a tale rito.

Le tre belle campane, sfoggiavano nel mezzo della Chiesa, su apposito apparato, ed erano adorne di festoni. Portavano inciso il nome dei padrini: Comis Elio, Mario Salvatore e Doriguzzi Paolo, che rappresentano i tre casati di questa Frazione.

Ultimato il sacro rito, tra le preci del Clero e che ha durato oltre un’ora, Mons. Vescovo ha rivolto a tutti i fedeli brevi c toccanti parole, ricordando loro come le campane rappresentino la voce di Dio nel popolo e come esse col loro suono, sia nelle liete come nelle gravi circostanze della vita nostra, chiamino i fedeli alla preghiera ed alla Pace. Ha avuto parole di commosso compiacimento per i lavori di riatto della Chiesa, che sono stati ultimati nel corrente anno, lavori di rinfresco generale, di pavimentazione in marmo con le gradinate, il battistero, ecc. eseguiti dal nostro valente Scultore Guglielmo De Martin sotto la direzione del Direttore dei Lavori Geom. Pellizzaroli Tullio. Ha terminato augurando che per il Natale i sacri bronzi possano far sentire i loro rintocchi in questa Parrocchia per annunciare la Natività e portare nelle famiglie di tutti i parrocchiani di Casada la pace, così come l’Angelo del Signore l’ha portata in questa ricorrenza a tutti gli uomini di buona volontà.

Ultimato il rito religioso, S. E. il Vescovo si è compiaciuto recarsi in un bel locale delle Scuole elementari, accompagnato dal seguito e da numerosi parrocchiani nonché da tutta la scolaresca e dove il Com. Rag. Baldovin gli ha rivolto brevi parole di omaggio e ringraziamento a nome di tutta la popolazione di questa laboriosa Frazione.

 

Anno 2  n.2 gennaio 1953       pillole -appunti-storia dal mensile "IL COMELICO"

Nel dialetto "de kei da Sastefi" (di quelli di S.Stefano)

Il contesto:

In rima la storia della Latteria Consorziale del Comelico di cui si parlava in quel tempo.
Occasione persa per il "campanilismo" dei vari paesi.
Si ipotizzava la sua locazione nel comune di S.Nicolò-Gera come posizione geografica centrale ma quelli di S.Stefano reclavano la loro centralità e quindi un pizzico di rivalsa nelle rime.

Betonse d'accordo


Parlon pur d'la laterìa
Ormai che duce parla bel
Vardon da mete in bona armonia
Chei da Sancolò, da Gera e da Ciampdel.



La queslion inè pitosto seria

 E no sarà fazile disbrighè

A chi che n'la sa; no la par nenché veria

 Quanto che l'ha bel fato mattaiè !



E si, par che sona bona dente,

E che se vada duce lontiera,

Epur 'ncamò non podù fei gnente

 Nè cole triste, nè co la bona maniera,



Ma savede ch’è un bel tragheto

 Apede sta nostra lateria...

Che nse possa mai celà al dreto

Dopo tanto tempo che son tude in via !



Paria che fosse stada 'na questianuta

 Che dovea durè pache dis,

E inveze e gnuda na partiduta

Che forse durerà anche par i nos fis...



Chi dis ch'la colpa seia de chei lassù.

Chi dis ch'la seia de chei da basso...

Ma intanto par tornà a betla su,

Non son pi stade bogn da fei nanché un passo !



Se avea pensò da fei su 'ncamo una,

Ma no se sa gno ch'la gnirà...

Chi vo a Sancolò, chi a Ciampdel e chi a Lacuna

E chi,.. su un carel da podeila trasportà.





Bisogna cetà un posto giusto
Par fei sta nova laterìa
Se se vo che la dente cete gusto
E torne a betse duce in compagnia.

 

Vo tanta bona volontà..
E bisogna anche scomdase ' n tin pròn

E alorà se vedarà
Che gnarà fate le robe da galanton

 !


Ma non stadon a di tanto in là,.,
A contà fora duto chel che savon nei,
Parchè chesti e robe che chi sa sà..
E chi no le sà, non ha da savei !



Non sarà mai tarde par fei 'na bona azion
Betonse d'acordo. tenton ’ncamò nota,
Tornon a cetase e voleise ben com'nota
E tornerà la pas a la nostra bela Frazion !

... E ni creda da rìde chietre paese
 Su la lateria d'la nostra Frazion
Parchè nei son bogn da pagà le nostre spese
E po' a ped lore 'ncomò nes baraton

Parche nei on anche algo autro
De importante nel nos Comun,
Un aquedoto, che nessun autro
 Non ha in duta la provinzia de Blun;

On anche doe fabriche de ociai
Che le laora duto l'an,
Con intorno sessanta operai
E le loro fameie sempre al so pan,...

È una industria fiorente
Che è giusto incoraggiè
Parche da laoro a la nostra dente.....
E co è laoro,,, e anche da mangè.

On fato fognature, ponte e strade
E faron onche i marciapies
On fato cede nove, intere contrade,
Epur,,, la nostra Regola è sempre in pes• • •

On anche bei alberghe e segherie,
On bei ambiente par i vilegiante,
...se varda insomma dute le vie,
Por podei di meio e sempre pi ignante.

Come che savede, se sta ben chilò,
Seìa a le borgate, che a Sancolò
De duce chietre ne non invidia de n'sun
 E  "evìva" lo dente dal nos bel Comun,

Sacco Chilina Tullio
Il contesto:
difficoltà di lavorare in quel periodo e allora le Regole per dare un po' di reddito assegnavano delle giovani piante in crescita, max circa19 cm, ai regolieri che potevano commerciarle prevalentemente in Carnia dove una cartiera apprezzava questo legname per fare la carta per le banconote.
Erano piante selezionate perchè doppie o comunque che non creavano danno al bosco che sarebbe diventato commerciale.

Il dialogo verte sul fatto che ad un soggetto era stato assegnato un quantitativo maggiore rispetto all'altro e allora a dispetto "di quello lassù-la guardia boschiva" si decideva di pareggiare i conti arrangiandosi da sè.
(Immagine già nel sito)
Storiella dal vero...

TONDELLI IN RIBASSO

Abbiamo sentito in un bar del centro un interessante, significativo, dialogo fra due persone che avevano alzato un po’ troppo il gomito.

A. - Cosi caro, se va de mal in pèdo ne se po pi voltaste ; le ricordesto doi tre ane fa ? Con poco se fadèa tanto!

B. - Tade. tade. bruto mondo, mai che se posa beie ’n goto in pas, d'agni modo, beon na meda e calchedun pagarà...

A. - Chel la su m'ha do quattro,  ma spelade, biei. de fibra come i spaghete....

B. - Diau. lamentate, tu as ciapò pi de me; e inera roba! Pole drete senza rame. D'ogni modo, gnente paura, 'l' conto à sempre da tornà. . Doman don a lei un gireto, destiron calcoduna. e domandasera mandon i canaie a rincurale...

A. - Doman ? la guardia dirà da chela. -

B. - Nei!? T'la fadon di con la giacheta fora dreta... Ca e roba nostra, ca e i nose bosche!