Tra le tante vicissitudini causate dagli eventi bellici, ci volle anche quella grande nevicata dell'inverno del 1916 a rendere ancora più dura la vita della nostra gente del Comelico e dei soldati che erano in zona per le operazioni militari. Lo sgombero della neve Per lo sgombero della neve dalle strade si provvide, come per il trasporto de reticolati e delle granate, con le manodopera dei civili, specialmente delle donne e dei giovani. Il primo lavoro le facemmo liberando dalla neve la nuova strada, costruita per usi militari, che da San Leonardo portava alle Casere e oltre, per consentire ai soldati di trasportare al fronte i materiali necessari. lo allora avevo 13 anni. L'accordo con il caposquadra era questo: spalare una superficie di metri quattro per quattro per una cifra che, se non ricordo male, era di quattro lire. Lo stesso lavoro lo facemmo sulla strada tra Tamai e Aiaredo. Quando terminammo il lavoro in queste località, ci spostarono, allo stesso prezzo pattuito, sulla strada nazionale tra Candide e il Km. 24. Mi ricordo che il compenso ci sembrava poco e allora decidemmo di scioperare perché la paga venisse aumentata, ma tutto si risolse in un nulla di fatto, e così riprendemmo il lavoro. Ci voleva, oltre alla buona volontà, anche la forza fisica per maneggiare il badile e buttare la neve oltre la superficie stradale. Posso dire che tutti i capisquadra che si sono succeduti in questo lavoro furono molto comprensivi nei miei confronti e, anche se non riuscivo a completare i miei sedici metri quadrati, chiudevano un occhio e mi pagavano per intero. Alla sera, dopo una così dura giornata di lavoro, eravamo tutte stanche morte, io più di tutte per la mia giovane età (ai piedi avevo le calze di lana nostrana e i "scapins" - scarpetti di pezza). Mi ricordo che una volta uno dei capisquadra disse a mia madre: "La figliola è piena di buona volontà, ma è da incoscienti far fare simili lavori a una bambina, dovresti tenerla a casa!". Ma io continuai a lavorare perché in famiglia eravamo molto poveri e quel po' di denaro che guadagnavo era vitale per i nostri bisogni. Voglio ricordare, per un senso di doverosa riconoscenza, i nomi di quei capisquadra: Pioni dal Naine e Nuci d' Brode da Casamazzagno, Valentin Proila da Dosoledo. Vi era anche un signore che abitava nella penultima casa, a destra a Dosoledo, andando verso Padola, di cui ora non ricordo il nome. Ci sarebbero altri episodi da raccontare in merito a quel lavoro, ma penso sia meglio non dilungarmi troppo. |
I funerali Tra i tanti inconvenienti causati da quella abbondante nevicata ci fu anche quello di non poter seppellire i morti. Vicino a casa nostra morì, in quel periodo, un uomo, ma non fu possibile fare i funerali e portarlo in cimitero e così i famigliari dovettero fare un buco nella neve, nelle vicinanze della casa metterci la bara e ricoprirla di neve, come in un congelatore, e aspettare il tempo propizio per seppellirlo nel cimitero del paese. I soldati del sud Grandi erano anche i disagi causati alle truppe che erano stanziate in zona, in modo particolare ai soldati che venivano dal sud Italia e non erano abituati al clima rigido dei nostri inverni. Mi ricordo quando passavano sulla strada, tra due muraglioni di neve le barelle con i feriti o i morti, trasportate dai loro commilitoni. I soldati, quando non erano in servizio al fronte avevano bisogno di essere sistemati al riparo dalle intemperie e, così, le autorità militari obbligarono la gente del posto a dare loro alloggio nelle case e nei fienili. Anche in casa nostra vennero requisite alcune stanze per ospitare i soldati. Certamente né la nostra né le altre famiglie fecero salti di gioia nel doverli ospitare. Costatammo invece che tutti i soldati si comportarono educatamente con noi, non venimmo mai molestate, anzi se potevano ci davano ogni tanto un po' del loro rancio. Ci raccontavano della loro terra e delle loro famiglie, perché grande era la nostalgia di casa. Durante il giorno andavano a fare il loro servizio e, al rientro, se erano bagnati, si asciugavano e poi si riposavano. Quello che mi ricordo molto bene è che la nostra casa era diventata una specie di stazione, di arrivi e partenze. La cucina dei soldati La cosiddetta "cucina dei soldati" era stata sistemata dietro la casa dei Betta e dei Burnello e, alle volte, potevamo avere dai cucinieri della pastasciutta e del risotto, e posso dire che per noi era una novità, sia la pasta sia il riso. I cucinieri che preparavano il rancio per la Milizia Territoriale erano di Casamazzagno e si chiamavano: lacu d' Ione e suo cognato al Rosin d' Sughi. |