mese di Luglio 2026    PILLOLE DI   STORIA

Lla pagina de "Il Comelico" - "Algo podasone ese anche nei" del 1952 dove si parla del progetto della Diga in Val Visdende e delle acque del Comelico. Si parla anche della ValGrande e delle sue acque solforose. Riporto su questa pagina i due articoli perchè a distanza di oltre settant'anni è interessante "ricordare".

"La SADE ed il bacino idroelettrico della Valle Visdende"

Problema complesso e grosso quello del Bacino idroelettrico della Valle Visdende ! Oggetto di giu­stificato allarme da parte di tutta la popolazione del Comelico ed in principal modo per i Comuni di Comelico Inferiore, ed oggetto an­che di discussioni e commenti e di particolare interessamento. Anche nel mese scorso, nella sala consiliare del Municipio di S. Stefano, ha avuto luogo una importantissima riunione, nella quale, l'ap­posita Commissione di Istruttoria per gli impianti idroelettrici ha illu­strato la domanda della SADE di­retta alla costruzione d'una grande Centrale elettrica in località “Ponte della Lasta” e per il funzionamento della quale verrebbero raccolte le acque del fiume Piave, con i suoi affluenti: Silvella, Frison, Digon, Padola e Mauria. Tale importante progetto è col­legato con il serbatoio di riserva che dovrebbe esser costruito nella Valle Visdende. Erano presenti alla riunione gli Onorevoli Corona e Giorgio Bettiol, i Consiglieri Provinciali del Comelico, il Cav. De Zolt anche in rap­presentanza della Magnifica Co­munità Cadorina, tulli i Sindaci del Comelico, quello di Auronzo, tutti i Presidenti delle Regole del Comelico, nonché numerose altre per­sone interessate e che hanno nella zona opifici azionati idraulicamente. Il Sindaco Fontana di S. Stefa­no, ha dato lettura di una ampia e dettagliata relazione tecnica nella quale sono stati messi in evidenza i danni che. con il Bacino idroelet­trico della Valle Visdende, deriverebbero ai Comuni maggiormente interessati di S. Stefano, S. Pietro e Danta, relazione che ha trovato non solo la piena comprensione, ma anche la solidarietà di tutti i con­venuti, i quali hanno firmato la op­posizione, diretta al Ministero dei Lavori Pubblici - Divisione Acque ed Impianti Elettrici, tramite il Ge­nio Civile di Belluno. Hanno parlalo gli Onorevoli Bettiol e Corona. quest'ultimo anche a nome dell' Onorevole Riva e del Senatore Tissi, dal quali aveva mandato verbale di rappresentarli, entrambi promettendo il loro mas­simo interessamento. Trascriviamo integralmente la dettagliala esposizione del Sindaco del Capoluogo del Comelico:

A nome dei Comuni del Comelico e di quello di Sappada espon­go quanto segue, chiedendo che ciò sia inserito nel verbale di istruttoria. La presenza di così numerosi rappresentanti dei nostri paesi a questa istruttoria rende evidente la importanza che ora viene attribuita al fattore acqua. Se ci riportiamo al 9 settembre 1925, quando ebbe luogo analogo convegno per l'identico problema, e ricordiamo che allora vi partecipa­rono due sole persone, e precisa­mente il Sindaco di San Pietro e quello di Sappada, si deve dedurre che in questo frattempo si è adegua­tamente sviluppata nei nostri abi­tanti una coscienza idraulica. Essi hanno finalmente capito quale im­mane ricchezza è racchiusa nell'ac­qua di questi innumerevoli ruscelli, che, scendendo dai frastagliatissimi spartiacque, man mano si raccoglie nelle diverse conche per poi precipitare entro gole e dirupi nelle in­cassate valli rumorosamente, ma purtroppo ancora inutilmente.

Proibito toccare quell'acqua perchè è tutta venduta.

Infatti dal 1922 tutti i corsi di acqua di queste valli sono in privi­legio delle Società Idroelettriche. Il privilegio arriva al punto che di detta acqua viene negato l'uso per bere. (v. Decreto Ministero Lavori Pubblici). Per i corsi d'acqua minori posti a monte delle grandi derivazioni che la iniziativa locale tentava di utilizzare con regolare richiesta, in­terveniva una ben congegnata organizzazione politica per far desti­nare la concessione a favore di So­cietà Idroelettriche (Risina - Pa­dola - Frison) anziché agli Enti locali ed il bacino idroelettrico della VALLE VISDENDE.

Il sistema politico del ventennio è valso anche a far rinunciare al Comune di S. Stefano Cadore, at­traverso il suo Podestà, all' ener­gia riservatagli come rivierasco, con la scusa che la linea di trasporto era troppo costosa: ma nessuno degli Amministrati fu allora inter­rogato per conoscere se era consi­gliabile rinunciare agli 664 mila Kwh effettivi che a L. 10 corri­spóndono a L. 8.640.000 annui di fronte a L. 1 milione che il Comune dovrebbe ora pagare alla SADE al prezzo di costo. Tentativi fatti in passato per in­dustrializzare le nostre valli sono finiti nel nulla perché l’acqua era indisponibile. Nell’immediato dopoguerra una grande industriale laniero si proponeva di estendere in questi luoghi che sarebbe riuscita provvidenziale per queste popolazioni, ma dovette desistere dal proposito perché l’acqua che gli serviva per forza motrice era indisponibile. Ora improvvisamente, dopo 30 anni di privilegio passivo, il privilegio diventa attivo, non certo a favore degli abitanti di queste valli, ma a favore di un complesso azionario idroelettrico, il quale in nome dell’interesse collettivo nazionale, farà finalmente tacere il fragore di queste acque, per obbligarle a produrre elettricità, trasportando lon­tano l'energia ricavata, vendendola a suo profitto forse anche in paese straniero.Di fronte a questo stato di fatto stanno elementi di diritto. Diritto di vita, prima di tutto, che scaturisce da quello che hanno queste popolazioni di ritrarre dai beni naturali del proprio suolo il proprio sostentamento: i boschi, i pascoli, le acque. Questi beni sono interdipendenti ed inalienabili, per queste popolazioni di montagna che vivono soltanto con essi. Non biso­gna dimenticare che la zona abi­tata da queste valli si sviluppa tra i 900 e 1400 metri sul livello del mare. dove l'agricoltura è rappre­sentata da pascoli e dai prodotti del bosco, per lavorare il legname occorre l'energia idraulica e per sviluppare il turismo è necessario non deturpare il paesaggio con pan­tani o rivi secchi. Che tutto questo fosse indispen­sabile a queste popolazioni lo rico­nobbe esplicitamente la Repubblica Veneta attraverso il Decr. 21 genn. 1663 con il quale veniva costituito il privilegio della libera disponibilità delle acque di questo territorio. Purtroppo da allora le condizio­ni non sono migliorate, anzi in rap­porto al progresso verificatosi nel frattempo in tutte le altre contrade, si deve constatare che questa stasi corrisponde ad un regresso. Di qui la ragione per cui queste popolazioni, attraverso i parlamen­tari qui invitati, chiedono alla Na­zione in nome della quale le So­cietà Idroelettriche dichiarano di operare, di non volerle depauperare di questi ultimi beni che sono la sola ragione che le trattengono arram­picate quassù.

Molto si è scritto e promesso in prò della Montagna, ma ben poco si è fatto.

Queste popolazioni chiedono, a questo proposito, che tra i beni ina­lienabili pervenuti a queste popola­zioni in virtù di antichi laudi e sta­tuti sia compresa anche l'acqua in consegna del citato Decreto della Repubblica Veneta, nel senso che, senza turbare il concetto della demaniabilità delle acque, sia riser­vata agli abitanti della Comunità Cadorina la prelazione sull'uso del­le acque stesse, ottenendo in cam­bio speciali diritti di più diretto ed ampio beneficio che non sia quello sanato dalle Leggi normali dello Stato. La quale cosa non creerebbe per esse Leggi, un precedente dan­noso in quanto la situazione della Comunità Cadorina è del tutto speciale. In conseguenza di ciò, mentre mantengono la riserva di far ricorso al Tribunale Superiore delle Acque, i Comuni e le Regole interessati domandano al Ministero dei LL PP. che il non ancora pubblicato Decreto 5 luglio 1940. n. 2588. con il quale attraverso l'istruttoria 9 settembre 1925 veniva concesso alla SADE di derivare a scopo idroelettrico dal Torrente Silvella Visdende e dal Piave ed Acquatona, sia dichiarato senza effetto fino a quando non sia esperita una nuova istruttoria attraverso la quale gli interessati possano far valere gli accennati diritti di prelazione e con­seguenti, risultando del tutto ina­deguata la riserva di energia pre­disposta nel relativo disciplinare (Il ventesimo della portata minima, na­turale continua) e, mentre confer­mano le opposizioni già presentate dai singoli Enti locali del Comelico e di Sappada. chiedono il termine di mesi tre dalla data di notifica del verbale della presente istruttoria . per poter documentare tutte le as­serzioni indicate nella presente dichiarazione e presentare un proprio progetto di utilizzazione idroelettrica a norma dell'art. . 10 del T.U. 11 dicembre 1933. n. 1775. onde poter con essa soddisfare le necessità vitali di queste vallate, presumendo che la richiesta soddisfi ad....

Pionieri a VALGRANDE

Si è aperta ora la stagione turistica; da ogni parte accorrono i villeggianti per ammirare la bel­lezza magnifica e l'imponenza pa­noramica di questa località. . Sentiamo perciò di dover rendere pubblico tributo alla memoria ai  pionieri che per primi ne intuirono l’ avvenire, ivi richiamando coi loro sforzi non sempre coronati da suc­cessi, i primi visitatori.

Tita De Martin, benemerito con­servatore, paziente ed appassionato raccoglitore di documenti storici ri­guardanti la nostra terra Comelicese, si scuserà se una volta tanto tentiamo di invadere un campo( meritatamente suo !)

Vuole la leggenda che Catullo giunto da Roma a Verona, sua città natale, mentre era in viaggio con gli amici Romani, per recarsi alla caccia nelle alte Valli Bavaresi, si sia con questi trovato in discordia, ed abbia pre­ferito salire la Valle del Piave. Vuolsi an­che che Claudia, sua non sempre fedele amica, lo abbia seguito essendole stato a Roma ucciso il fratello in una rissa di fazione, e che alle sorgenti di Valgrande, assaporando l'odore sulfureo dell'acqua, ab­bia voluto in essa bagnarsi.

Qualche maligno aggiunse che due pa­stori nascosti tra i pini ed i rododendri si siano divertiti ad ammirare l'insolito pano­rama e le procaci forme della bella Romana. I pastori ai giorni nostri si meraviglierebbero alla vista di così inusitato spettacolo e per aggiunta gratuito così come oggi tutto e a pagamento. Quanto vi sia di vero nella leg­genda non lo potremmo dire: ci sovviene tuttavia che scartabellando molti anni fa in compagnia del compianto amico Giulio Cesco, una enciclopedia, trovammo che quelle sor­genti erano conosciute sino da quei tempi e dallo stesso Catullo.

Veniamo ora ai tempi nostri e facciamo un po' di storia contemporanea che « ciò che desideriamo fare. Fino dal 1680 Virginio Zambelli aveva, su incarico dell' Amministra­zione Comunale, esteso un grandioso progetto di stabilimento termale e vi aveva riservata a questo un'ampia arca nei pressi dell'attuale albergo Vittoria, ma... come molti progetti, è rimasto sempre allo stato di progetto. Ed ecco che pochi anni appresso, il maestro Valentino Pocchiesa, benché gravato di fami­glia, inizia nei pressi delle Sorgenti stesse, una costruzione in legno a due piani. Ba­gnanti e visitatori vi affluivano dai molti paesi vicini e lontani. Ivi si godeva una pace gaia e sembrava che in ognuno di noi, la vita si rinnovasse ed acquistasse energie sconosciute.

Rimpatriati dall'alta Valle dell'Inn, se­guirono al buon Pocchiesa i fratelli Festini Prina. Giuseppe con un piccolo impianto balneare , e Taddeo con la costruzione dei bagni, Albergo Vittoria, seguiti poi da Amati Primo con una prima costruzione ceduta poi a Battista Pellegrini ed in seguito con l'at­tuale albergo Valgrande e villini circostanti. Non possiamo dire che il Villaggio Alpino della Federazione Fascista Trevigiana ed at­tualmente gestito dai Salesiani abbia portato a Valgrande miglioramenti di qualsiasi ìn­dole, anzi tutt'altro.

Chiudiamo augurandoci che il Comune voglia provvedere a mi­gliorare lo stato di desolante ab­bandono in cui si trovano le sor­genti sulfuree dando ad esse un conveniente aspetto e che ancora i nostri pastori possano ammirare le belle Romane, seppure provviste di costume da bagno, bagnarsi tra i pini ed i rododendri.